Fiorentini si Cresce

La sorellanza



La bellezza di sentirsi unite alle donne, nel cuore. Di Margherita Pink

La riflessione di questa settimana mi arriva grazie ad una nuova amica che si chiama Elisabetta, che mi ha fatto pensare a quanto sia bello sentirsi sorelle, pur non essendolo all'anagrafe. Parlo di sorellanza come intuizione, come gioia dello stare insieme, quell'essere donna che equivale ad un universo di emozioni assolutamente da condividere, perché donna vuole dire accoglimento e vocazione innata a costruire anziché a distruggere.
 
E' una cosa che ancora è difficile da comprendere perché siamo state belle “massacrate”; per via di retaggi antichi ci riesce difficile sentire una donna come sorella. Eppure si tratta proprio di questo. Significa proprio portare la guarigione nel rapporto del femminile; si fa un gran parlare della fratellanza, e anche noi donne finiamo col vedere il mondo con occhi maschili. Ecco perché il bisogno di fare delle pulizie e provare a togliere delle credenze, tornare a prendere quel che erano tutte le nostre doti, poteri, virtù. In una frase sarebbe: “Mi riconosco in te, che sei mia sorella, tu sei a mia immagine e io lo sono a mia volta.”
Occorre togliere questa idea di aggressività maschile, rivedere gli atteggiamenti che ci portano a stare l’una contro l’altra; il femminile non è mai in guerra perché è sempre costruttivo, sebbene siamo state allevate in un modo maschile.
  (Anna Lodigiani )
 
Aggiungo io, che quelle tra di noi che "distruggono" lo fanno perché molto probabilmente nascondono sofferenze oppure sono ferite nell'animo o su più fronti, e dietro una donna aggressiva c'è sempre molta solitudine... e allora dovremmo fermarci a chiederle: "Perchè soffri? Parliamo insieme?".
 
C'è una frase meravigliosa di Romano Battaglia che dice all'interno del suo: "Com'è dolce sapere che esisti", (2006) quanto segue:
"Figure femminili come porti sicuri dove trovare riparo e protezione quando gli eventi della vita ci rendono fragili, insicuri, smarriti e abbandonati. In queste creature possiamo ritrovare l’amica, la sorella, la moglie, la madre. In loro possiamo rifugiarci, identificarci, proiettarci, per essere certi che non siamo soli quando tutto sembra perduto. Quando siamo sfiduciati è così dolce sapere che queste creature esistono, per sostenerci e aiutarci in silenzio a cancellare i lividi dal cuore e dall'anima."
 
A voi uomini dico, non abbiate paura di piangere, di chiedere scusa, di aprire le braccia ed essere felici di celebrare la VITA, gettate la competizione e cercate l'unione, ascoltate le vostre donne, non denigratele, non costringetele, non usate il terrore come via per comunicare, perché secoli di storia vi hanno già fatto vedere che la strada non è quella della SPADA, la strada è quella delle BRACCIA APERTE e del saper dire: "Sono qui, non temere, niente sarà più come prima, lasciati cullare e fluire per come sei, un divino essere in cammino".
 
UN LIBRO CHE PARLA DELLA MAGIA DELLE DONNE: Il sentiero della Dea, di Phyllis Curott edizioni VENEXIA.
Vi trascrivo un brano tratto dallo stesso:
Nei racconti che ci sono stati tramandati sin dall'undicesimo secolo, il Santo Graal era la coppa usata durante l'Ultima cena che era poi stata usata per raccogliere il sangue di Cristo. Il Santo Graal conteneva anche le acque della vita e, bere da quella coppa significava rinascere. Tutti i cavalieri della Tavola Rotonda andarono in cerca del Graal perduto, una ricerca che ogni uomo e donna della cultura occidentale inconsciamente porta avanti ancor oggi perché il Graal rimane un potente simbolo della ricerca spirituale del significato della vita.
Tuttavia, per molti secoli la coppa ha eluso i nostri tentativi perché non sapevamo cosa stavamo cercando. E non c'è da meravigliarsi che nessuno riuscisse a trovarlo, dal momento che ci era sempre stato descritto come un simbolo di redenzione attraverso il sacrificio, la sofferenza e il dolore.
Ma il vero Graal continua ad attenderci, celato dalle nebbie del tempo. La sua forma esseniale e il suo scopo risplendono ancora per coloro che riescono a sconfiggere il Guardiano del cancello, perché il Santo Graal è un antico simbolo della Dea, del divino femminile.
Secoli prima che la sua storia venisse cristianizzata e il suo significato mitologico originale alterato, il Graal era un antico simbolo pre-cristiano della terra sacra e fertile e del divino spirito femminile che anima il mondo naturale. In questa tradizione, il Graal era un grande vassoio di pietra che raccoglieva tutta la generosità e le benedizioni della terra, la Dea incarnata. La ricerca del cavaliere era tesa a trovare questo Graal e a scoprire la sua vera mascolintà servendo il divino femminile dentro di lui, nella terra e, sopratutto, nella donna amata.
Nelle storie più antiche, la Dea ero spesso chiamata Sovranità e solo sposandola, solo attraverso le sue sacerdotesse, un uomo poteva diventare re. Il suo compito era quello di onorare e proteggere la terra sacra, la Dea e la sua gente.

Tuttavia, in uno di questi racconti, il re del Graal, detto anche Re Pescatore, salì al trono non attraverso la ricerca ma per via ereditaria. Non era mai stato messo alla prova e perciò non era mai arrivato a conoscere e a dominare veramente se stesso, nè le responsabilità connesse al suo sacro ruolo. Indifferente e inconsapevole, violentò una giovane sacerdotessa del Graal. Poiché aveva tradito la sacra fiducia che era stata riposta in lui, il re venne sfidato in un torneo da un cavaliere pagano che lo ferì all'inguine con la lancia rendendolo impotente. Allora il mondo divenne una landa arida e desolata. Benché il Graal, cui tutte le benedizioni fluiscono, fosse ancora in possesso del re, né lui né il suo popolo potevano trarne sostentamento. La terra era stata resa sterile dalle promesse infrante e mai mantenute. Il re sedeva da solo lungo la riva di un fiume e pescava distrutto dal dolore di quella ferita che mai sarebbe potuto guarire. Non riusciva a camminare, né a danzare, né a fare l'amore, né a prendersi cura della gente che soffriva intorno a lui. Come potrà guarire il Re Pescatore, e con lui il mondo, se nemmeno il Graal può sanarlo?
La maggior parte degli uomini vive ancora all'ombra di questa landa desolata, incapace di servire il Graal, già feriti e mutilati di questa eredità e troppo spesso inclini ad abusare non solo del loro potere, ma anche delle sacerdotesse del Graal.
Soffrono per una ferita che li separa dai sentimenti, che compromette la loro capacità di dare e ricevere amore. Ma il re aveva bisogno della ferita per aprire la sua anima. La ferita corrisponde con precisione all'apertura del corpo e dell'anima della donna. La ferita lo collega al femminino profanato, gli offre la possibilità dell'empatia, della compassione, della capacità di provare sentimenti, ma né il Graal né le sue sacerdotesse possono curarlo. Per riportare la vita sulla terra, il re deve guarire se stesso, accostando la lancia pagana alla sua ferita. Deve reclamare la sua energia maschile che onora la Dea, per poter guarire la ferita della sua anima, della sua psiche e della sua sessualità. Reclamando e reindirizzando questo maschile, il re torna al Graal come suo servo e guardiano. Torna alla Dea, alla sua terra e al suo popolo, come custode, amante e campione. Allora il Re Pescatore potrà godere delle benedizioni del Graal, perché avrà riscoperto il significato della vita e avrà imparato che la visione sacra è sempre possibile, a patto che la si chieda.

Quando gli uomini ricominceranno a onorare il Divino Femminile, riusciremo finalmente a guarire questa terra desolata.

Nel corso dei secoli noi donne abbiamo condiviso questa ferita, ereditata dai nostri padri o inflitta dalle esigenze del mondo in cui ora lavoriamo, anche se siamo sempre più consapevoli che il Graal risiede nelle nostre anime. Troppo spesso però, diventiamo vittime che abitano la landa desolata in cui si è trasformato il mondo in assenza del principio femminile.
Anche noi dobbiamo guarire noi stesse.

Margherita Pink


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