Fiorentini si Cresce

La Befana e le sue calze magiche



Daniele è un bambino malato che non può camminare e questo lo rende molto triste, tanto che non vuole festeggiare il Natale e l'Epifania. ma la Befana arriverà con la sua magia dell'inverno e gli farà vivere una notte avventurosa, piena di magia. Buona magia!!! Da Paola Vergari

Daniele non aveva festeggiato il Natale e nemmeno la fine dell’anno. Mancavano pochi giorni alla Befana e non vedeva l’ora che tutto finisse.
Era molto arrabbiato e l’unica cosa che diceva ai genitori era che non gli importava nulla delle feste. Non giocava con nessuno da molte settimane. La malattia lo aveva fatto stare a letto per più di un mese e ora si sentiva stanco. Dalla sua finestra vedeva tutte le vetrine addobbate della via, la gente in giro a fare acquisti, i bambini infagottati in sciarpe e cappelli che giocavano allegri nel giardino con gli alberi coperti di uno strato sottile bianco che parevano di cristallo e la visione di tutto questo lo innervosiva, rendendolo cupo e scontroso.

In fondo gli sarebbe piaciuto moltissimo stare là, in mezzo a tutta quella allegria, ma da solo non poteva andare e la mamma e il papà non avevano tempo per portarlo. Lavoravano entrambi e quando erano a casa erano troppo stanchi e preoccupati per pensare al divertimento.
Lui non chiedeva di esser portato fuori, sapeva che erano tristi e preoccupati tanto da non essere riusciti ad addobbare la casa con le lucine e l’albero tradizionale come gli anni precedenti. Il babbo aveva messo un alberino preconfezionato la Vigilia di Natale sul comodino di Daniele che solo a vederlo s’intristiva, ma non aveva avuto il coraggio di confessarlo per non dispiacergli.
La Vigilia di Natale cenarono sommessamente loro tre, con un poco di dolce e poi andarono a dormire molto presto perché la mattina dopo sarebbe arrivata la nonna dalla Francia. Ogni anno scendeva il giorno di Natale e se ne riandava dopo Befana. Per lui la nonna era la cosa più bella, lei sì che conosceva belle storie da raccontare, che gli portava dei bei regali ma soprattutto stava con lui a giocare.

Ma la mattina dopo ebbero una brutta notizia. Nella notte la neve aveva ricoperto la città di Parigi e dintorni e gli aerei erano stati tutti cancellati per una settimana. La nonna aveva chiamato e rimandato la partenza perché il freddo l’aveva fatta ammalare.
Tutto questo aveva gettato nello sconforto il bambino che si sentiva sempre più solo.
La notte prima dell’Epifania mentre se ne stava nel suo letto guardando sul cellulare i video degli amici sulla neve, sentì un picchiettio alla finestra.
Alzò lo sguardo ma non vide niente, così si rimise a guardare il telefonino credendo di aver avuto un abbaglio, ma poco dopo il picchiettio riprese. “Forse è un uccellino.” Pensò. “Con questo freddo poverino vorrà entrare per riscaldarsi. Ma come faccio? Non posso camminare fino alla finestra.”

Il picchiettio era insistente. Daniele allora chiamò la mamma e quando lei arrivò in camera, gli chiese di aprire la finestra perché c’era un uccellino che voleva entrare. La mamma si affacciò ma non vide niente e con il bacio della buonanotte lo salutò. Daniele, pensò di essersi immaginato il picchiettio e stava proprio per addormentarsi che di nuovo lo risentì. Tic tic tic.
Decise a quel punto di controllare di persona, con l’aiuto della carrozzina che era vicina al letto. Con un poco di fatica riuscì a salirci e piano piano si diresse alla finestra. Appena si affacciò quello che vide lo sbalordì in modo incredibile.
Fuori della finestra, sospesa per aria c’era la Befana a cavallo di una scopa con un gatto dagli occhi d’oro e una civetta d’argento.
“Sto sognando.” Si disse, ma la befana tutta infagottata e con un sacco enorme dietro le spalle, era proprio davanti a lui. La magica fata d’inverno con un ramoscello d’argento picchiettò alla finestra e Daniele sollevandosi per la prima volta in piedi per lo stupore la aprì.
-Finalmente ragazzo, qui si gela. Svelto, prendi il tuo cappotto e vieni con me che ti porto a consegnare le calze. –
-Cosa? Io? Perché io? –
-Ho saputo che non hai festeggiato il Natale e questo mi ha molto intristita, stavo per portarti il carbone ma poi ho capito il motivo e così sono venuta a prenderti io. –

Daniele era felicissimo, conoscere la Befana era un onore che spettava a pochissime persone al mondo e lui era il prescelto. Appoggiandosi a una sedia riuscì a spostarsi fino all’armadio e prendere il suo cappotto più caldo poi ritornò alla finestra e gli gridò, -Sono pronto. –
In quel preciso istante la fata dell’inverno lo sollevò da terra facendo roteare la sua bacchetta e lo portò volando come se fosse stato sopra una nuvola fino alla sua scopa dove si posizionò a cavallo, aggrappandosi alla fata per la paura di cadere.
-Via, voliamo veloci. – disse la Befana sollevandosi ancora più in alto nel cielo di stelle mentre la civetta lo guardava curiosa e il gatto dagli occhi d’oro gli saliva sulle spalle. Daniele non credeva a tanta magia, ma la Befana gli spiegava come faceva a portare i doni e soprattutto a sapere chi era stato bravo da meritare una calza ricca di dolci.
–E’ facile Daniele sapere chi è stato bravo. Vedi ogni bambino ha un germoglio di bucaneve che è il simbolo del suo cuore. Basta che io conti i bucaneve che sbucano nel mio giardino e so chi devo premiare, se non spuntano vuol dire che non hanno fatto buone azioni e se addirittura al loro posto trovo una buca vuota vuol dire che meritano il carbone. Vedi il tuo germoglio non usciva dalla terra e questo mi dava tanto dolore poi però l’ho visto: piccolo, piccolo, aveva bisogno di cure e attenzioni e così ho voluto accertarmi di persona cosa stesse accadendo e ho capito che tu sei molto addolorato per la malattia e per i tuoi genitori, poi la mancanza della nonna ti ha proprio buttato giù. Spero che questa notte ti infondi nuova speranza e tu ritorni a essere un bambino felice. –

Daniele a quelle parole si mise a piangere e le lacrime si trasformavano in piccoli doni che cadevano nel sacco della Befana.
Viaggiarono tutta la notte in giro per il mondo lanciando i doni in ogni casa che per magia entravano nelle calze appese ai camini o vicino al letto dei bimbi. Fu la notte più lunga e magica della sua vita e quando la Befana lo riportò alle prime ore dell’alba nella sua camera, gli diede il suo dono.
-Ecco, gli disse porgendogli due calze, indossale. Con queste potrai camminare di nuovo. Vai a letto e dormi, tra poche ore arriverà tua nonna da Parigi e tu le farai la sorpresa più bella andandole incontro camminando. Ormai sei guarito, Daniele non dimenticare però di festeggiare sempre il Natale e l’Epifania. -

Daniele abbracciò il gatto e la civetta dagli occhi d’argento che lo avevano accompagnato nel viaggio e naturalmente la Befana, felice di quel dono stupendo. Rientrato in camera, indossò le calze e subito si mise a camminare, correre e saltare. Poi dato che era molto stanco si infilò nel letto e dormì all’istante. Quando verso le undici del mattino suonarono al portone, il padre andò ad aprire ebbe la sorpresa di vedere la nonna di Daniele. Aveva deciso di partire all’ultimo momento senza dir nulla per paura che succedesse un nuovo impedimento. La mamma di Daniele le buttò le braccia al collo dalla felicità e in quel momento Daniele aprì la porta di camera e pian piano scese le scale raggiungendo la famiglia incredula.
-E’ un miracolo, dicevano, sì un miracolo. – ripetevano tutti, Daniele rispose, “E’ il miracolo della Befana e le sue calze magiche! –
Quello fu il giorno più bello loro vita e da allora, ogni anno festeggiano Natale ed Epifania addobbando la casa con luci, presepe, e l’albero più alto che trovano, aspettando con gioia i doni e appendendo le calze alle finestre. Daniele sbircia sempre fuori nel cielo sperando di vedere la sua amica Befana il gatto e la civetta e certe volte tra le stelle, gli pare di vederla saettare veloce per portare i doni ai bimbi che hanno i bucaneve sbocciati.

Paola Vergari


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