Fiorentini si Cresce

Casa di bambola



Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori. Spunti in relazione al matrimonio. Di Margherita Pink

Qualche anno fa ho avuto la possibilità grazie ad un invito di un amica, di vedere una rappresentazione teatrale che ignoravo. Frequento poco il teatro e me ne dolgo, perché come diceva William Shakespeare "Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti", e quindi ci sarebbe molto da imparare andando a teatro!
Quest'arte senz'altro permette di metter in luce alcuni aspetti della società, ma anche di condurci nella scoperta di noi stessi. Anzi credo che tutti dovremmo frequentare un corso di teatro e metterci alla prova, dovrebbe essere una materia, come la meditazione, obbligatoria a scuola!

Ma veniamo a noi, e per quelli che come me, non conoscevano questo testo faccio un piccolo riassunto.
Casa di bambola è un testo teatrale scritto da Henrik Ibsen nel 1879. Scritto ad Amalfi durante un soggiorno di Ibsen e rappresentato la prima volta il 21 dicembre dello stesso anno a Copenaghen, è una pungente critica sui tradizionali ruoli dell'uomo e della donna nell'ambito del matrimonio durante l'epoca vittoriana. Ibsen così scrisse nei suoi primi appunti per la commedia: «Ci sono due tipi di leggi morali, due tipi di coscienze, una in un uomo e un'altra completamente differente in una donna. L'una non può comprendere l'altra; ma nelle questioni pratiche della vita, la donna è giudicata dalle leggi degli uomini, come se non fosse una donna, ma un uomo». Il personaggio di Nora, protagonista dell'opera, fu ispirato da Laura Kieler, scrittrice e amica di Ibsen, protagonista di un celebre scandalo dell'epoca, molto simile alla vicenda narrata dal testo teatrale.

Mi sono resa conto come fosse MODERNO e ATTUALE quel testo!! Ebbene si, la protagonista contrae un debito per pagare un viaggio che avrebbe salvato la vita al marito, ma all'epoca le donne non potevano fare una cosa simile e nessun fine era giustificabile, per fare questo fa una firma falsa del padre. Lo stesso padre morirà a breve e qualcuno scopre l'inganno.
Oggi noi donne lavoriamo e paghiamo tasse e debiti come e anche più degli uomini ma siamo ancora viste comunque come delle "bamboline" ovvero oggetti, proprietà di qualcuno e in dovere di eseguire determinati ordini. Esiste una violenza sottile che si snoda nelle case, fatta di obblighi, di "non detti" e sapete quale è il colmo? siamo proprio noi donne le prime a permettere che ciò accada... come? crescendo dei figli con le stesse dinamiche con le quali sono stati cresciuti i nostri mariti e compagni. Bisogna divergere! 

Bene, non voglio ridurre questo a un discorso femminista ma se avrete l'opportunità di assistere a questa rappresentazione teatrale o avete voglia di cercarne una rapprensentazione nel web (2 ore di teatro: https://www.youtube.com/watch?v=OqBa9P_UFAE) potrete rendervi conto di quanti spunti in relazione al matrimonio (convenzioni) possono derivarne.
SCENA FINALE: https://www.youtube.com/watch?v=iu6EFWhQ0sU

LE ULTIME BATTUTE di CASA DI BAMBOLA (tra Nora e il marito Helmer):
HELMER. Nora,... non potrò mai diventare qualcosa di più di un estraneo per te?
NORA (prendendo la sua borsa). Ah Torvald, allora dovrebbe accadere la cosa più meravigliosa di tutte.
HELMER. Dimmela questa cosa più meravigliosa di tutte!
NORA. Sia tu che io dovremmo cambiare in modo tale che... Ah Torvald, non credo più alle cose meravigliose.
HELMER. Ma voglio crederci io. Dimmela. Cambiare in modo tale da...?
NORA. Da far sì che la nostra convivenza potesse diventare un matrimonio. Addio. (Esce).
HELMER (si getta su di una poltrona vicino alla porta e si copre il viso con le mani). Nora! Nora! (Si guarda intorno e si alza in piedi). Qui è vuoto! Non c'è più. (Si fa strada in lui una speranza). La cosa più meravigliosa...!?(Da basso si sente sbattere il portone)


A PROPOSITO DEL MATRIMONIO (GIO EVAN nel web)
- Mi vuoi sposare?
- No.
- Davvero No?
- Sì davvero no, non voglio sposarmi.
- Perché non mi ami?
- Sì che ti amo ma non voglio che ci sposiamo, ecco se vuoi possiamo levare la S e ci “posiamo”.
- Ci posiamo?
- Sì ci posiamo, su un bel prato di fiori magari, e dopo potremmo, se ti va, levare anche la P e così ci “osiamo”.
- Ci osiamo?
- Sì, perché no, il prato di fiori, io e te che osiamo di noi, e magari quando i sudori saranno un odore solo, leviamo la O, così rimane il “siamo”.
- Il siamo?
- Sì il siamo, la presenza, e una volta diventati una cosa sola, consapevoli, leviamo anche il SI per dare la nostra conferma al cielo, e tra noi rimarrà solo e per sempre “amo”.
- Allora ricapitoliamo: sposiamo, posiamo, osiamo, siamo e amo, giusto?
- Giusto.
- Lo voglio.

MARGHERITA PINK


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