Fiorentini si Cresce

Pescefino


Fantasia ed ecologia navigano insieme in questa delicata fiaba di Maria Gabriella di Maggio, per salvare il mare...
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C’era una volta un vecchio pescatore che, nonostante l’età, con la sua barchetta tutti i giorni usciva all’alba per andare a pescare. Ormai la pesca era per lui una ragione di vita. Ogni mattina con la sua pipa che poco si vedeva sul viso in mezzo a quella lunga barba bianca, saliva sulla piccola barca e, acceso il motore, pian piano si allontanava nel grande mare di fronte all’isola di Procida.
Arrivato al largo, spegneva il motore e con la sua canna da pesca aspettava che qualche sperduto pesce abboccasse al suo amo.
Non sempre però era fortunato perché i grandi pescherecci con le loro reti rastrellando tutto il fondale si portavano via tutti i pesci piccoli e grandi.
Un giorno, mentre pescava, la sua canna da pesca si piegò paurosamente rischiando di far cadere in acqua il vecchio Pescefino, così lo chiamavano in paese. Tira… tira… il mulinello sembrava non reggere più e dopo un grande strattone Pescefino perse l’equilibrio e cadde in mare.
Mentre veniva sommerso dall’acqua vide un grande pesce attaccato all’amo che si divincolava perché non riusciva a respirare. I suoi occhi erano sbarrati e mostravano tutta la sofferenza.
Pescefino a piccole bracciate nuotò raggiungendo il pesce che sembrava dirgli:
“Aiutami…. Svelto!” Lo raggiunse e piano piano riuscì a togliergli l’amo dalla grande bocca. Non appena libero il pesce scivolò via, ma Pescefino cominciò ad avere difficoltà a tornare sulla barca. Tremava, annaspava:“Non ce la farò mai, pensava ,ormai questa è la mia fine!”
Mentre pensava così sentì un fruscio accanto a lui, era il grande pesce che gli diceva: “Aggrappati a me, ti aiuterò fino alla barca!”
Pescefino era allo stremo delle sue forze, il pesce allora passò sotto il suo corpo dicendogli: “Appoggiati… Ci penso io!” Pescefino fece come gli diceva il pesce e a fatica riuscì a risalire in barca.
Una volta sulla barca pensò: “Ho sognato o davvero sono stato aiutato da un pesce?”.
Si appoggiò al bordo della barca per vedere nel mare.
Il pesce era lì con le sue giravolte sembrava dire: “Pescefino, come stai?”
Il vecchio si sporse per accarezzarlo e la sua lunga barba si bagnò nel mare, il pesce la sfiorò come volesse baciarlo. “Non posso fermarmi – disse – il mio destino è quello di scivolare nel mare più profondo!”
Con un guizzo scivolò via di nuovo, si ritrovò stordito sulla sua barca e non poteva credere che aveva parlato con un pesce. “Come è possibile? Sono diventato pazzo? Sto confondendo la realtà con la fantasia, gli animali non parlano!”
Mentre rifletteva sentì un grande frastuono nel mare, rispose di nuovo e con sua meraviglia scorse una grande quantità di pesci circondare la sua barca.
Il pescatore ebbe paura che tutta quella schiuma che facevano la barca si potesse rivoltare.
Sentiva tante vocine, ma non riusciva a capire cos dicessero. Uno di loro fece un guizzo più in alto e gli disse: “Pescefino, sei un bravo e buon pescatore, hai salvato il nostro principe ereditario della città Pescolandia e il re suo padre ti sarà per sempre riconoscente. Esprimi un desiderio e noi lo esaudiremo, ma solo uno però. Pescefino non credeva ai suoi occhi, stava ancora parlando con un pesce mentre un girotondo festoso di pesciolini circondava la sua barca cercando di non capovolgerla.
Il vecchio si accarezzò la lunga barba tutta bagnata dell’acqua di mare e pensò:
“Come faccio a credere che in fondo al grande mare può esistere un regno con tanto di re, principe e tanti sudditi? No, non è possibile!” Mentre pensava così il grande pesce che aveva visto l’incredulità stampata sul viso del pescatore gli disse: “Pescefino, vedi tutti questi pesciolini che ti circondano vogliono dimostrarti la loro amicizia e, come ringraziamento per quello che hai fatto per il loro regno stanno nuotando piano piano per non disturbarti e soprattutto controllano che la tua barca non si sposti troppo al largo. Esprimi quindi tranquillamente il tuo desiderio!” il vecchio accarezzandosi la barba bianca disse: “Va bene, non voglio niente per me, ormai sono vecchio, ma vorrei aiutare i giovani pescatori che ogni giorno escono con i loro grandi pescherecci per raccogliere dal fondo del mare tutta la plastica che l’uomo incivile ha gettato. Riunisci tutti i sudditi di Pescolandia e fai in modo che la grande quantità di plastica che giace in fondo al mare inquinandolo, riempia le loro reti. Solo così il vostro mondo marino si pulirà e potrete mangiare tranquilli.” “Ma questo è un desiderio per aiutare noi pesci –disse. Il grande pesce! Il re vuole che il desiderio sia per aiutare te!”
“No, rispose Pescefino, io sarò felice se riuscirò a rendere il vostro mare più pulito, da solo non lo potrò fare, ma con il vostro aiuto riuscirò ed allora tutti potremo gioire insieme!” “Va bene, disse il grande pesce, se questo è il tuo desiderio più grande sarai accontentato!”
Con un guizzo sparì di nuovo portandosi dietro tutti i pesciolini provocando tanti di quegli spruzzi che uno finì sul viso di Pescefino il quale ebbe un sussulto e aprì gli occhi. Quasi smarrito si guardò intorno, c’era solo il mare infinito e una grande calma, la sua canna da pesca era appoggiata sul bordo della barca. “Che cosa è successo – si chiese – ho davvero parlato con i pesci? Bah… sono proprio vecchio, rientro, altrimenti tra poco sarà buio!”
Rientrò in porto con la sua piccola barca.
Il giorno dopo quando tornò di nuovo in porto per andare a pesca, vide il grande peschereccio spazzino che rientrava e sentiva i pescatori dire: “Venite, venite a guardare quanta plastica abbiamo raccolto, la nostra barca è piena piena, abbiamo fatto un buon lavoro e per miracolo stiamo rientrando!”
Pescefino guardò verso il mare e all’orizzonte vide una nuvola di pesci guizzare quasi a salutarlo e ringraziarlo per aver salvato non solo il loro principe, ma a favorire la pulizia del loro regno grazie al loro aiuto.

Maria Gabriella Di Maggio



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