Fiorentini si Cresce

Le scarpe


La gente non si fida e pensa che ci sia un qualche inganno. Per fortuna, ci sono sempre i bambini i veri audaci. A cura di Paola Vergari
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Nel paese di Dondolando, gli abitanti non sapevano camminare, ma portavano ai piedi una sorta di scarpe ricurve che li faceva dondolare quando si muovevano.
I bambini non sapevano correre e neanche giocare a pallone.
Erano così buffi quando si riunivano in piazza!
Gli innamorati per abbracciarsi dovevano appoggiarsi al muro altrimenti allungavano invano le braccia.

Un giorno capitò in paese un venditore ambulante di scarpe, mise il suo banchetto vicino al bar della piazza e iniziò ad urlare:
”Scarpeee, chi vuole scarpe?”
Nessuno osava uscire di casa o avvicinarsi a quell’uomo che camminava diritto e non dondolava.
Il barista del paese si chiamava Nonsoquando, si affacciò sulla porta del bar e guardò con meraviglia gli articoli esposti sul bamnchino. Il venditore lasciò il banchetto e si avvicinò al bar:
”Ehi, barista! Cosa hai nei piedi? Quelle non sono scarpe per camminare! Queste che vendo io, sono le vere scarpe!”
Il barista dondolando qua e là, spiegò al venditore che loro da sempre si muovevano così e non sapevano fare in modo diverso.
Arrivò un bambino e chiese all’ambulante:
”Mi fai provare quelle cose che vendi?”
Subito l’ambulante tirò fuori dalla scatola un paio di scarpe, rosso fiammante e le infilò ai piedi del bambino il quale, nel muoversi subito cadde a terra.
Non sapeva che doveva mettere un piede davanti all’altro, per camminare.
Il venditore lo tirò su e gli fece vedere come doveva fare, in quattro e quattr’otto il bambino imparò a camminare, si accorse che non dondolava più e con quelle “cose” ai piedi riusciva addirittura a correre.

La notizia di qualcosa di favoloso portata da uno straniero, subito si diffuse nel paese e piano piano, dondolando, dondolando, la piazza si riempì di curiosi.
Il maresciallo Pennalesta era già pronto a multare, quello strano ometto che voleva a tutti i costi vendere qualcosa, che i cittadini non conoscevano.
Arrivato davanti al banco, cominciò a toccare quelle strane “scarpe”, così le chiamava quell’ometto, le annusò.
Avevano uno strano odore:
”Sono di vero capretto, le provi!”
Il maresciallo non vedeva nessun capretto e chiese dove tenesse questo capretto, ma l’ometto:
”La pelle di capretto, serve a confezionare queste scarpe!”
Una vecchietta si avvicinò traballante e chiese se poteva provarle, l’ometto subito tirò fuori degli scarponcini neri e li infilò alla vecchietta, ma nel muoversi mancò poco che cadesse pure lei. Il barista che ormai aveva capito come funzionavano “le scarpe” spiegò a tutti i movimenti da fare e la vecchina non traballava più, anzi si sentiva più sicura nel camminare.
Anche gli altri abitanti vollero provare “le scarpe” e ben presto si trovarono tutti a girare per la piazza, mentre altri bambini, avevano scoperto che urtando con il piede un sasso potevano giocare.
Le ragazze si muovevano in modo diverso anche con la musica: avevano imparato a ballare.
Insomma, quell’ometto piccolo che non sapeva come vendere le sue scarpe aveva finito la sua merce.
Il sindaco, soddisfatto si preoccupò di cambiare il nome al paese che non si chiamò più Dondolando, ma Vivalescarpe.
Maria Gabriella Di Maggio



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