Fiorentini si Cresce

La soffitta misteriosa


Cosa può nascondere una stanza proibita? Facciamo un tuffo tra ragni tessitori e vecchi corredi... Con Maria Gabriella di Maggio
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 “Nonna, nonna, mi porti in soffitta con te? Voglio vedere i tuoi ricordi, la mamma non mi fa salire da sola, le scale sono troppo ripide!”. Così una mattina d’estate Lisa si rivolse alla nonna.
La scuola era finita e Lisa, che amava rimanere con la nonna, voleva visitare un luogo proibito per lei ma che l’affascinava.
La nonna Pierina quella mattina volle accontentare la nipote, prese le chiavi, una torcia nel caso ci fosse stato bisogno, e si avviarono verso la scala che le avrebbe portate in soffitta. La salita fu un poco faticosa per la nonna perché ripida e gli scalini erano alti. Lisa, tutta allegra, invece saliva di corsa, era ansiosa di vedere quel luogo tanto misterioso, ma anche proibito.
La nonna, un po’ ansimando, arrivò in cima, tirò fuori la chiave e con un po’ di cigolii la porta si aprì. Un odore acre misto di chiuso e muffa le avvolse e subito una nuvola trasparente svanì giù per le scale. Quella porta aperta, ma rimasta chiusa per molto tempo finalmente aveva liberato tutta quella massa d’aria che, felice ormai scendeva, quasi correndo, la scala e si avviava verso la porta d’uscita della casa.
“Vieni, Lisa- disse la nonna- attenta a dove metti i piedi ci potrebbero essere oggetti caduti e la poca luce non ti fa vedere bene!”. Tutto intorno, infatti era in penombra, solo una finestrella sull’abbaino faceva entrare un po’ di luce e un raggio di sole illuminava la scia di polvere che loro, entrando avevano sollevato.
Lisa si guardò intorno e vide tante ombre ammucchiate una sull’altra: tavoli, sedie… scatole piene di oggetti… tutto coperto da un velo di polvere.
Lei muovendosi piano piano strusciava con la mano quei mobili quasi giocando, quando sentì una vocina: etciii… etcii…bambina, non mi fare il solletico, se mi sposti da questo tavolo starnutisco, hai tolto la copertina che in tanto tempo avevo confezionato su questo tavolo”. Lisa, spaventata cercava la nonna che nel frattempo si era allontanata e stava cercando qualcosa dentro le scatole.
“Nonna, dove sei? Hai sentito delle voci?” Pierina le rispose che non c’era nessuno quindi neanche le voci erano reali.
Rincuorata Lisa continuò cercando di muoversi seguendo la nonna quando un’altra voce piagnucolante le chiese:” Bambina vedi questa sedia che sta sopra la mia pancia, prova a spostarla, non mi fa respirare, ti prego fa presto è tanto tempo che sono in questa posizione e il mio ossigeno si sta esaurendo!”
Lisa, di nuovo spaventata provò ad avvicinarsi a quella macchia nera da dove proveniva la voce e vide infatti una sedia appoggiata sopra una panca. Subito provò a spostarla, ma era un po’ pesante e chiese aiuto alla nonna che arrivò vicino a lei illuminando con la torcia perché non si vedeva bene.
Insieme sollevarono la grande sedia e la deposero a terra.
“Lisa vedi- disse la nonna- questa panca conteneva il mio corredo da sposa”
“Che cosa è il corredo?- chiese Lisa. “Quando nasceva una bambina nelle famiglie del mio tempo- cominciò a raccontare la nonna- si usava preparare con il telaio i teli che dovevano servire per confezionare le lenzuola. Quando poi le bambine diventavano grandi le ricamavano e le riponevano in una cassa che sarebbe andata nella casa della sposa prima del matrimonio”.
“Possiamo aprire la cassa nonna?” “Certo!”
Lisa sollevò a fatica quel grande coperchio ed anche qui seguirono scricchiolii e, “Guarda nonna, quanti piccoli oggetti ci sono dentro!”
L’attenzione della bambina fu catturata da una scatolina che subito prese in mano e l’aprì. Una ballerina subito si mise a ballare al suono di una dolce musica. Era un vecchio carillon. Lo specchio sul quale danzava rifletteva i suoi movimenti.
“Ciao Lisa, finalmente mi hai liberata, ora posso di nuovo danzare!”.
La bambina guardava con meraviglia la grazia con cui la ballerina danzava e come per incanto si trovò dentro la scatolina vestita di un tutù e con le scarpine da danza. La musica l’aveva catturata e lei ballava leggera sopra quel minuscolo specchio che a stento conteneva lei e la sua amica ballerina.
Lisa girava, girava non si stancava, e nonostante non avesse mai indossato le scarpine, si muoveva con l’agilità di una farfalla.
“ Lisa che fai? Guarda che ho trovato?” La nonna aveva interrotto il suo sogno mentre la ballerina continuava a danzare. ”Avvicinati altrimenti non riesci a vederla!”.
Lisa si avvicinò e con stupore vide una grande ragnatela che collegava le due zampe di una sedia capovolta . Avvicinando la torcia la nonna le fece vedere che il ragno instancabile tesseva cercando di finire quella meravigliosa tela perfetta, ma che rappresentava un grande pericolo per gli insetti che capitavano lì vicino.
Infatti Lisa, mentre si avvicinava vedeva una mosca che volava felice nella stanza ma che si stava avvicinando paurosamente alla grande ragnatela. Non fece in tempo a scacciarla che la poveretta si trovò imbrigliata nella tela e la sostanza appiccicosa che lasciava il ragno non la fece più uscire. “Aiuto, aiuto… gridava, fatemi uscire, non voglio morire qui dentro!”
Il ragno minaccioso corse verso la mosca, spalancò la bocca e…. gnam… in un soffio l’ingoiò. Lisa stupita guardò la scena e, inorridita disse:” Nonna, nonna, andiamo via… non voglio vedere più un ragno, è un insetto cattivo, si mangia i suoi simili!” Mentre parlava si avvicinava alla porta delle scale per scendere, ma inciampò in qualcosa che era in terra, il fascio di luce che la porta aperta aveva proiettato dentro la soffitta le fece vedere una bambolina. Lisa la raccolse, uscì sulle scale per vedere meglio e con meraviglia si accorse che quella bambolina, tutta sporca e con il vestitino stropicciato era molto vecchia. Nonna, di chi era questa bambola?”.
Pierina con una punta di nostalgia le rispose che era della sua mamma quando aveva la sua età, ma crescendo l’aveva abbandonata in quella soffitta con altri giocattoli. Lisa la spolverò e, mentre scendeva le scale disse alla nonna: “ La soffitta è uno scrigno di ricordi, ci tornerò di nuovo, ora voglio giocare con questa bambola come faceva la mia mamma!”
La porta si chiuse lasciando dentro tante storie nostalgiche.

Maria Gabriella di Maggio




 
 
 
 
 
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