Fiorentini si Cresce

La palla impazzita


Può un meraviglioso giocattolo provocar tanto scompiglio? Ecco la prima favola dedicata al figlio Marco. Di Maria Gabriella di Maggio
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In una città viveva un bambino di nome Marco, era piccino, ma aveva tanta voglia di giocare, di scoprire nuovi giochi con nuovi giocattoli.
Un giorno ventoso le piante si piegavano al soffiare del vento, Marco era in casa con le sorelline a giocare, seduto sul tappeto. Tra i giocattoli che aveva, tutti sparsi sul tappeto, c’era una bella palla trasparente contenente tante pietruzze colorate che cominciavano a saltare ogni volta che Marco lanciava la palla in terra.
Ad un certo punto la sorellina fece rimbalzare più volte la palla e questa cominciò a saltare senza fermarsi. La bambina chiamò la mamma per cercare di afferrarla, ma nessuno ci riusciva, Marco rideva, rideva, si divertiva un mondo a vedere tutti quei puntini colorati volare per la stanza insieme alla palla.
Sembrava impazzita, rimbalzava, urtava il tavolo, la sedia, il vaso di fiori che traballò e cadde rovesciando sul tavolo l’acqua ed i fiori che conteneva, Marco rideva, rideva…batteva le manine contento di tanta confusione.
Tutti, in famiglia, correvano, saltavano, allungavano le braccia, ma nessuno riusciva ad afferrare quella pazza palla.
All’improvviso un colpo di vento spalancò la finestra e la palla, come inghiottita da un forte soffio, uscì continuando a rimbalzare spinta da quel fastidioso vento.
I tre bambini si precipitarono sul balcone per vedere dove fosse finita quella bella palla, Marco aveva interrotto le sue risate divenendo improvvisamente triste.
La palla intanto nel rimbalzare urtò un grosso calabrone che se ne stava dormendo, cullato dal vento, su una foglia di rosa: - Mamma, che cosa succede? – gridò spaventato. – Non si può dormire in pace, devo cambiare panchina! -,si alzò, si stropicciò un pochino le ali e spiccò un salto volando da un’altra parte.
La palla ne stava combinando un’altra, pensate nel rimbalzare aveva semidistrutto un nido di passerotti facendo cadere le due uova che mamma passera stava amorosamente covando, gustando già il piacere di vedere due bei passerotti che aprivano il piccolo becco in attesa del cibo.
Mamma passera, non riuscì a capire che cosa fosse stato e rimase sospesa in aria con le ali distese cinguettando amorosamente.
La sorellina di Marco intanto gridava: -Attenzione, fermate quella palla è impazzita! Chiamate i pompieri, gli avieri, fermatela, ma non rompetela, altrimenti il mio fratellino con che cosa giocherà?-
La gente che passava si fermava, curiosa di vedere quanti guai potesse provocare una palla impazzita.
Qualcuno, intanto, aveva chiamato il 113, ma i poliziotti non erano riusciti ad afferrarla, tanto saltava, sembrava si divertisse a creare tanta confusione…
Arrivarono i pompieri che tirarono fuori scale, corde, pompe… ma non riuscirono a fermarla.
Uno disse: -Proviamo a prenderla con una rete!-
Si andò a cercarne una e un vigile cominciò a saltare per poterla afferrare con la retina. Saltò, saltò, fino a farsi venire il fiato grosso.
Il comandante dei vigili allora radunò tutta la compagnia e scelse il più piccolo, il più magro, quello che aveva meno capelli, gli diede il retino in mano e gli disse: - Salta, salta, ma cerca di fermarla per carità!!-
Il piccolo vigile cominciò la sua impresa, salta, salta risalta, non riusciva, la palla sembrava divertirsi un mondo a vedere tanta attenzione intorno ad essa.
Cominciava a farsi scuro e il vento sembrò improvvisamente calmarsi, forse aveva avuto compassione di quel piccolo vigile senza capelli che continuava a saltare senza tregua per afferrare quella palla piena di pietrine colorate.
La palla non trovò più la spinta del vento che la sbatteva di qua e di là e non sapeva più cosa fare.
All’improvviso, nella grande confusione si sentì una vocina: - Palla, pallina, torna da me, io con che cosa gioco se non ho più te? -.
Era Marco che dal balcone aveva osservato tutto ciò che era successo e come se un altro soffio la inghiottisse di nuovo, la palla rientrò velocemente in quella stanza da dove era partita cadendo con grazia sul pavimento vicino ad un bambino che rideva tanto, ma che era diventato triste quando era sparita.

Maria Gabriella Di Maggio




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