Fiorentini si Cresce

La neve e il raggio di sole


Cosa accadrebbe se dei piccoli tetti non reggessero più il peso della coltre nevosa? Ce lo racconta la magica penna di Maria Gabriella di Maggio
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La neve già dalla notte cadeva lenta sulle case del piccolo paese e i tetti, ormai tutti bianchi, sembravano affaticati da quella neve che portavano sulla schiena e qualcuno sbuffava: “ Non ce la faccio più, se non mi aiutano e la spalano via finirò per crollare!”. Anche gli altri tetti coperti fino al collo erano preoccupati, ma la neve non smetteva di cadere e la soffice coperta bianca che li avvolgeva era diventata pesante. Alle luci dell’alba il paese iniziò a svegliarsi, ma per la grande quantità di neve caduta nella notte nessuno osava uscire.
Tutto intorno era silenzioso, gli uccellini intirizziti avevano trovato rifugio tra le fessure dei muri di quelle casette tutte screpolate, gli alberi ormai carichi di neve si piegavano paurosamente e non erano più sicuri.
La neve cadeva… cadeva… A un tratto da un comignolo semi nascosto dalla neve spuntò un timido fumo. “Guarda, amico, disse sorpreso il tetto, qualcuno, in quella casetta si sta scaldando, speriamo che pensino anche a noi!”
“Come faranno, disse un altro tetto, a salire su, le nostre forze stanno per lasciarci!” La neve continuava a cadere e sembrava non si trovasse una soluzione di salvezza.
Ad un tratto un timido raggio di sole si fece spazio tra quelle nuvole bianche piene di neve: “Mie care amiche nuvole, disse il raggio, riposatevi un po’ così io potrò aiutare questi piccoli tetti a respirare, non vedete come sono affaticati?”
Le bianche nuvole si tenevano tutte strette strette e non volevano staccarsi l’una dall’altra, altrimenti il loro vestitino bianco sarebbe sparito per dare il posto alle nuvole nere.
“Che cosa facciamo, disse la nuvola più grande, non siamo cattive come le nuvole nere, proviamo ad allargarci un po’, formiamo un cerchio tenendoci per mano così potremmo rimanere vicine e aiutare il raggio a sciogliere un po’ di quella neve che pesa sui piccoli tetti!” Così fecero.
La neve continuò a scendere, ma piano piano. Il raggio di sole aveva iniziato il suo lavoro e tante goccioline cominciarono a scivolare dai tetti sciogliendo la coltre bianca. La neve si stava sciogliendo quando si sentì un forte tuono e una voce echeggiò intorno: “Ma che fate, sciocche nuvole bianche, non vi ho creato per aiutare il sole, ma per coprirlo, manderò il mio esercito nero e sarete punite!”
Tante nuvole nere si videro invadere il cielo bianco, tutto si oscurò, fulmini e tuoni si sentirono nell’aria e una grande quantità di pioggia scese da quelle nuvolacce.
Le povere nuvole bianche divennero piccole piccole, non riuscivano più a tenersi per mano, il raggio di sole fu scacciato violentemente e l’acqua invase minacciosamente il paese. La neve si sciolse e i tetti furono salvi, ma la grande quantità di acqua che si era formata dallo scioglimento della neve invase il piccolo paese, le strade si trasformarono in fiumi e per salvarsi gli abitanti salirono sui tetti delle loro case.
“Aiuto… aiuto…, gridarono ancora i tetti siamo di nuovo in pericolo e dobbiamo aiutare gli abitanti del paese, chi ci può aiutare?
Ancora una volta il raggio di sole venne in loro aiuto, sapeva che portando con sé gli altri raggi avrebbe vinto sulle nuvole nere.
Prese il suo violino che non toccava da molto tempo e iniziò a suonare.
La melodia si diffuse nel cielo e le nuvole nere, infastidite si scostarono.
Il loro signore, Tuono, le esortava: “Non vi fate convincere dalla musica, è una trappola, continuate il vostro lavoro, non avete finito, dovete sciogliere tutta la neve per punizione!”
Il raggio ormai non era più solo, anche gli altri raggi erano venuti in suo aiuto e la piccola melodia di un violino si era trasformata in musica di una grande orchestra.
Le nuvole nere vergognandosi del disastro che avevano provocato sulla terra con tutta quell’acqua che avevano scaricato, se ne andarono a capo chino e si dispersero nel cielo che era diventato azzurro.
Il sole con la sua forza vitale, aiutato dalla melodia celestiale, aveva vinto ed ancora una volta aveva salvato la natura che ora lo ringraziava attraverso gli alberi che innalzarono al cielo i loro rami.

Maria Gabriella di Maggio





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