Fiorentini si Cresce

L'orologiaio


Cosa accade quando i vecchi orologi si sentono ormai inutili e tristi? Ce lo racconta Maria Gabriella di Maggio
Dove
Quando
  
Ingresso
Contatti
Tel:
Fax:
Consigliato a

C’era una volta in un piccolo paese un negozio di orologi che un vecchio orologiaio riparava quando si fermavano e non funzionavano.
Il negozio era piccolo, ma se entravi sentivi tanti tic…tac, uccellini che con il loro cip…cip… scandivano le ore e tanti altri suoni che allo scoccare delle ore suonavano tutti insieme. Era un piacere sentire e vedere tante varietà di orologi di tutte le grandezze suonare alla stessa ora. Quando un orologio suonava in ritardo, rispetto agli altri, l’orologiaio subito interveniva come un buon medico e tutto tornava alla normalità, era bastata una goccia di olio o una invitatina con un minuscolo cacciavite per guarire.
L’atmosfera che si respirava in quel negozio era veramente piacevole, sembrava che ogni orologio aspettasse il suo momento per far sentire la sua voce.
C’era una pendola che scandiva anche le mezz’ora e un cucù che a mezzogiorno faceva uscire tutta la famiglia di uccellini e in coro per tre volte cantavano allegri. Quando entrava un cliente l’orologiaio era molto fiero di presentare i suoi capolavori, ma nessuno da un po’ di tempo comprava più un orologio.
Un giorno, allo scoccare delle 12 non si sentì nessun suono. L’orologiaio intento con il suo occhialino, che era una lente di ingrandimento, a riparare un piccolo orologio da polso, alzò lo sguardo verso i suoi orologi cercando di capire cosa fosse successo.
Niente… Non vedeva niente di strano, solo silenzio, il pendolo dondolava, i tic… tac… si sentivano, ma allora cosa poteva essere successo? Si alzò dalla sua sedia un po’ logora che per anni lo aveva visto curvo al lavoro e si avvicinò alla grande pendola che troneggiava con fierezza in una parete. “Che cosa hai amica mia, sono anni che mi fai compagnia, mi sono sempre preso cura di te, ora non puoi ammalarti!”
Silenzio…
La pendola faceva dondolare sempre più adagio il suo pendolo e le lancette che da tanti anni ormai avevano segnato le ore si erano abbandonate e restavano ferme in basso vicino al numero 6 prive di forza. L’orologiaio subito cercò di aiutarla a tornare al loro posto… niente… ricadevano sconsolate.
L’orologiaio si avvicinò allora ad un bell’orologio d’epoca tutto intarsiato d’argento che spesso lui lucidava con tanta cura quasi la accarezzasse, lo vide che lentamente anche lui abbandonava le sue lancette che ricadevano verso le sei.
“Noo… anche tu…!” poi si avvicinò all’orologio a cucù a forma di casetta che era da sempre stato il suo gioiello preferito con quei pendoli che si alzavano e abbassavano allo scadere dell’ora e soprattutto gli piaceva quando usciva l’uccellino che avvisava col suo cucù… cucù.. che l’ora era suonata.
Anche questo aveva la porticina e le finestrelle della casetta chiuse e nessun uccellino voleva uscire.
L’orologiaio sconsolato si muoveva come un automa nel suo laboratorio, i suoi pochi capelli bianchi tutti arruffati sembravano anch’essi preoccupati della situazione.
“Che fare?, si chiese il povero uomo, devo capire che cosa può essere accaduto, non ho mai visto i miei orologi così tristi!”
Tornò di nuovo verso la grande pendola, aprì la porticina del quadrante e con grande meraviglia sentì una voce che veniva da dentro la cassa dell’orologio. “Ma cosa fai, lasciami morire, non vedi che nessuno si occupa più di noi?”
“Ma come, rispose l’orologiaio, io sono qui ogni giorno e vi curo, siete ormai la mia vita, non mi abbandonate, ho cercato di sistemare i vostri meccanismi anche se non si trovano più i ricambi originali, e finora ci sono riuscito, che cosa vi rende così tristi da voler morire?”
La vecchia pendola con un filo di voce rispose: “Lo vedi che non entra più nessuno in questo laboratorio, gli orologi moderni ormai funzionano
con le pile e non devi più ricaricarli a mano, poi gli adulti hanno il telefonino per conoscere l’ora, a che serviamo ormai?”
Era proprio sconsolata la vecchia pendola ed anche gli altri orologi in coro risposero: “E’ vero, chi compra ormai un orologio a cucù, negli appartamenti dove tutte le cose si muovono elettronicamente un uccellino che con il suo cucù scandisce l’ora non lo vuole più nessuno, troppo fastidio!” L’orologiaio che era invecchiato in quel laboratorio e considerava tutti quegli orologi suoi amici cercò di reagire, prese la sua bottiglietta di olio, fece cadere una goccia di olio miracoloso negli ingranaggi di ogni orologio, rimise al loro posto le lancette, diede la carica all’orologio a cucù poi disse: ”Amici, non dobbiamo essere tristi, il progresso è importante nella vita dell’uomo e noi saremo la memoria della tecnologia, altrimenti come fanno i bambini a conoscere la storia dell’orologio? Su coraggio!”
Aprì la porta del laboratorio, spolverò la vetrina che da tempo nessuno più aveva spolverato, espose i suoi orologi più belli perché le persone che passavano davanti vedessero e ascoltassero il rintoccare delle ore che per anni l’uomo aveva ascoltato.
I bambini curiosi quando passavano e sentivano gli uccellini del cucù suonare entravano e il vecchio orologiaio raccontava loro come era nato l’orologio.
Quel laboratorio divenne ben presto il museo dell’orologio.

Maria Gabriella di Maggio




Commento inviato da: Clara Bianchi in data: 30/01/2020

Con la tua favola hai fatto sognare me e, penso, tutti i bambini che la leggeranno. E non solo!


 
 
 
 
 
twitter

Newsletter

(c) 2020 Tutti i diritti riservati - P.IVA 06038670482 - Concept, progetto grafico e gestione contenuti: Elisa K. Staderini