Fiorentini si Cresce

L'albero di Natale


Benvenuto Avvento. Maria Gabriella di Maggio ci porta nel bosco di Rotzo, dove tra piccoli alberelli e folletti, il grande abete sceglie di rappresentare il Natale... a Roma!
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A Rotzo, un paese dell’altopiano di Asiago nel nostro Triveneto, un giorno si vide aggirarsi un uomo che guardava e riguardava gli abeti secolari dell’altopiano, si avvicinava, toccava il loro tronco, osservava con attenzione le fronde, insomma il suo atteggiamento aveva incuriosito gli abeti che erano rimasti dopo la bufera dell’anno precedente.
“Mamma, che cosa fa questo uomo? Non è il solito boscaiolo che ogni tanto viene a trovarci!” Chiese un piccolo abete che da poco aveva aperto le sue braccia alla luce tenue del sole.
Mamma abete non aveva ancora capito bene, ma vedendo che altre persone si erano affiancate a lui, si mise in ascolto:“Questo è troppo fragile- diceva uno- questo ha la corteccia piena di funghi parassiti… quest’altro è basso”, insomma aveva capito che stavano analizzando il bosco. “Per fare cosa?” si chiese.
Tanti loro amici abeti erano stati abbattuti da una violenta bufera ed ora giacevano a terra privi di vita.
“Mamma, mamma, dimmi qualcosa, ho paura!”
Gli uomini continuavano a stento a camminare tra tutti quegli alberi in terra, ma i loro sguardi erano rivolti soprattutto agli abeti rimasti miracolosamente in piedi.
Uno scoiattolo si arrampicò veloce sulla schiena di mamma abete per cercare di vedere meglio: “Amici, questi uomini sono venuti per noi, ma non per curarci, ho sentito che cercano un abete, il più alto, per regalarlo al Papa per Natale!”
Appena sentite queste parole gli abeti si misero tutti a scuotere le loro fronde
“Non voglio-disse un abete- lasciare il mio bosco, qui c’è la mia casa, i miei amici animali, dove si rifugeranno quando la neve coprirà l’altopiano?”.
“ Io sono ancora piccolo – disse un piccolo abete allungando i suoi piccoli rami fino ad abbracciare mamma abete che le stava accanto- voglio rimanere qui, crescere ed inondare del mio profumo resinoso il bosco, voglio che i miei amici funghi mi facciano il solletico sulle mie radici e vedere le formichine scorrazzare lungo la mia corteccia!”.
“Cosa possiamo fare?” si chiesero tutti insieme.
Un piccolo elfo che aveva partecipato alla conversazione degli abeti, disse: “Interpelliamo il vecchio abete”, il saggio del bosco, che aveva più di cento anni e i suoi aghi cominciavano a lasciarlo, cadendo a terra.
Il vento preoccupato cominciò a scuotere le cime degli alberi con delicatezza, aveva paura di provocare un altro disastro. I rami ondeggiando creavano una musica che ben presto si diffuse in tutto il bosco. Uscirono dai tronchi cavi tanti folletti che iniziarono a danzare prima intorno agli alberi, poi intorno a quegli uomini creando loro fastidio, chi li spettinava, chi fischiava nelle loro orecchie, chi faceva volare i fogli che avevano in mano costringendoli a correre di qua e di là per riprenderli. La melodia si faceva sempre più forte ed anche il fastidio provocato dai folletti.
Gli alberi guardavano e con i loro lunghi rami, agitati dal vento, sembrava applaudissero felici.
Uno degli uomini:“Cosa sta succedendo, cos’è questo frastuono?”.
Il boscaiolo che li accompagnava e conosceva uno per uno i suoi abeti ,così li chiamava, disse: “Il bosco è un ambiente naturale vivo dove tutti gli esseri, animali e vegetali che ci vivono sono solidali tra loro e, quando uno di loro capisce il pericolo tutti corrono in aiuto. Hanno capito che stiamo cercando un abete grande e bello per portarlo lontano da qui e non vogliono che nessuno turbi il loro equilibrio!”. “Allora come facciamo a scegliere il nostro albero?” disse uno di loro.” “Chiediamo a loro, ci sarà qualcuno al quale piacerà vedere una grande città come Roma e farsi addobbare con tante luci e palle colorate!” disse il boscaiolo.
Battè le mani le mani forte forte tanto da farsi sentire in tutto il bosco, poi disse:
“Sentite tutti, io non voglio fare del male a nessuno di voi, ma gli abitanti di questo altopiano vorrebbero regalare al Papa un abete come nostro simbolo di rinascita dopo il disastro dello scorso anno, chi di voi vuole rappresentare la nostra comunità? Avremo cura di lui finché sarà arrivato in piazza S .Pietro, poi i bambini lo decoreranno e diventerà l’albero più bello d’Italia. Siete d’accordo?”
Ci fu un brusio sommesso, chi scuoteva la cima, chi agitava i rami, chi faceva cadere gli aghi quasi piangesse.
I folletti pensierosi abbracciarono gli alberi e li tennero stretti finché il grande abete prese la parola:“Va bene, uno di noi, il più alto e il più verde si è proposto ed ha deciso che sarebbe contento di vedere la capitale ed essere benedetto dal Papa, andrà lui, guardate è lì in fondo!” Il giardiniere si avvicinò ad esso, lo accarezzò sussurrandogli “Grazie”. Il vecchio abete inclinò la cima molto alta e come se sorridesse allungò il ramo più basso sfiorando l’uomo. Il vento sfiorò tutti gli alberi che muovendosi crearono un grande applauso.
Il giorno dopo vennero altri uomini che con grandi e robuste corde legarono l’albero, lo sradicarono, lo deposero delicatamente a terra, poi lo portarono via con un grande camion. Un po’ di tristezza si diffuse per tutto il bosco, ma poi vedendo il boscaiolo piantare un nuovo abete dove era stato tolto il precedente, furono felici.
L’albero arrivò nella piazza di Asiago dove lo attendevano i bambini delle scuole che avevano preparato tante palline colorate e nastrini che sarebbero serviti per decorarlo, intonarono una bella canzone natalizia mentre tanti fiochi di neve bianca cominciarono a scendere dal cielo grigio.
L’allegria dei bambini si confondeva così con le lacrime del cielo perché il bosco perdeva uno dei suoi giovani abeti.

Maria Gabriella Di Maggio




 
 
 
 
 
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