Fiorentini si Cresce

Il sorriso di Gio


Una coppia di draghi finalmente diventano genitori, ma il piccolo non riesce ad imparare a sorridere. Una nuova favola, a cura di Paola Vergari
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 Molti anni fa, ai piedi di una grande montagna viveva una coppia di draghi che desiderava avere dei cuccioli e vivere felici in mezzo alla natura incontaminata. Ogni sera, guardando il cielo stellato, chiedevano di poter vedere qualche bel draghetto vicino a loro, accudirlo e farlo crescere.
Una sera venne un gran temporale, fulmini, tuoni, riempirono la radura: Thor e Gheta, così si chiamavano i due draghi, impauriti, si rifugiarono in una grande grotta che era nella montagna.
- che paura! -disse Gheta.
Il buio della notte era interrotto soltanto dai lampi che squarciavano il cielo.
Thor e Gheta, nonostante la loro mole, tremavano così tanto che non vedevano niente. -Che facciamo? Se continua a piovere si allagherà tutta la grotta e moriremo annegati! -
-Stai tranquilla, domani mattina vedrai che tutto sarà finito! - disse Thor.
Si addormentarono.
La mattina un raggio di sole illuminò la caverna dove si erano rifugiati, si drizzarono in piedi e per poco non sbatterono la testa nel soffitto della caverna, tanto erano grandi.
Nello scrollarsi di dosso l’acqua che si era fermata nelle squame della loro schiena, videro in un angolo qualcosa di bianco.
Si avvicinarono e con grande meraviglia videro che era un grande uovo: “Guarda Thor, è veramente un uovo o stiamo sognando?”
“Si, è un uovo, ma la sua forma non è perfetta, sembra un po’ bislacco. Chi lo avrà abbandonato? Forse per la sua forma strana non l’hanno voluto!”
Si fecero più vicini e Gheta lo prese con le sue grandi zampe e lo poggiò sul petto abbracciandolo stretto stretto. Il suo istinto materno stava emergendo e lei, si sentì invasa da una grande gioia.
Il suo grande desiderio di essere madre ora poteva essere esaudito.

Covò l’uovo per giorni, ma non sembrava muoversi niente, finché una notte sentì che il suo cuore batteva in modo strano, provò a distendere le zampe che per molto tempo avevano stretto quell’uovo e si accorse che c’era un esserino uscito alla luce, non poteva crederci!
Le sue fatiche erano state premiate.
Chiamò Thor e gli mostrò il piccolo essere appena nato.
“Ma è un draghetto! Chi lo avrà abbandonato?” – esclamò Thor. -Forse lo avevano abbandonato per la strana forma dell’uovo”.
Intanto il piccolo si era liberato del tutto dal guscio, e già provò a stare in piedi. Fu in quell’istante che Thor e Gheta erano diventati consapevoli di essere genitori!
Talmente felici di questo evento, non avevano fatto caso della quantità di animali amici, che si erano radunati intorno a loro con la curiosità di vedere il motivo della felicità dei due draghi.
Un gabbiano si fermò sulla coda della mamma promettendo che avrebbe aiutato sempre il loro piccolino.
“Ma come si chiama?” chiese il gabbiano. Thor rispose: “Lo chiameremo Giò.”
Allora, insegnerò a Giò a camminare volando davanti a lui, disse il gabbiano. Una scimmia poi, disse che gli avrebbe insegnato a parlare e così via, tutti gli amici animali offrivano le loro competenze per facilitare la crescita di Giò.

I giorni passavano lieti, Giò correva, mangiava, parlava, ma aveva sempre gli occhi tristi.
Mamma Gheta si preoccupava perché aveva capito che c’era qualcosa che mancava a Giò per renderlo felice, ma non sapeva cosa.
Decise di andare dal vecchio Mammut per chiedere consiglio e portò con sé il piccolo.

Il vecchio Mammut quando vide il draghetto chiese a Gheta se l’uovo da dove era nato era tondo. Gheta si meravigliò di questa richiesta e gli rispose che era un po’ bislacco, ma non pensava che la cosa fosse grave.
Il Mammut invece disse: “Vedi Gheta, le uova devono essere perfette per fare draghi perfetti, adesso che è cresciuto devi capire che cos‘ha Giò di imperfetto. Per scoprirlo lo devi portare nella valle del suono e lì capirai!”
Gheta partì con tanti dubbi sulla testa, seguita da tutti gli animali amici che volevano vedere almeno una volta Giò sorridere.
Arrivarono in una valle, ma non sapevano se era quella giusta finché non sentì un’armonia invadere tutta la zona. Erano le voci degli animali che si trasformavano in musica e tutti si misero misteriosamente a danzare.
Solo Giò non si muoveva, sembrava paralizzato. Gheta provò a dirgli:
“Dai, prova a danzare anche tu!” - “Non riesco a muovere le zampe, aiutami, voglio fare come gli altri!”
Gli si avvicinò un drago adulto che abitava nella valle e gli chiese: “Prova a soffiare dentro questo corno che ho in mano senza parlare, il soffio deve creare un calore e far uscire il fuoco dalla tua grande bocca!” Giò provò, riprovò, il fuoco non usciva.
Una draghetta si avvicinò a lui e sorrise. Giò non capiva, venne più vicino a lui e soffiò nel suo grande orecchio, aveva suggerito qualcosa? Tutti videro Giò che provava di nuovo a soffiare nel corno e, improvvisamente il fuoco si sprigionò dalla sua bocca e per poco non investiva Gheta.
Tutto intorno risuonò una melodia così dolce che Giò cominciò a ridere così forte che la mamma si spaventò.
Finalmente aveva trovato la forza di sentirsi come gli altri draghi grazie anche a quella dolce draghetta che gli aveva sussurrato soltanto di avere fiducia nelle sue possibilità.

Maria Gabriella Di Maggio



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