Fiorentini si Cresce

Il signor Buffo


Tornano le meravigliose storie di Maria Gabriella Di Maggio, un po'maestra, un po' fatina...
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 In un paese della Tuscia viveva un signore di mezza età. Era un tipo un po’ strano: basso panciuto e con pochi capelli. Aveva un cagnolino, un meticcio tutto orecchi che si chiamava Lillo. Ogni mattina usciva di casa per fare la solita passeggiata con il suo amico fedele che trotterellava accanto a lui, senza guinzaglio. Gli abitanti del piccolo paese ormai lo conoscevano per il suo modo stravagante di vestirsi. Indossava sempre, sia in estate che in inverno una grossa giacca che, non essendo della sua taglia penzolava da tutte le parti soprattutto perché le sue tasche sempre colme di tante cose facevano da bilancia.
In testa, data la sua calvizie, aveva un cappello di paglia in estate che sembrava quello di uno spaventapasseri .
Il suo era proprio così, chissà se lo aveva preso in prestito proprio da uno spaventapasseri? Ai piedi aveva degli scarponi sempre slacciati, la sua pancia non gli permetteva di legare i lacci per cui camminava lentamente per non perderli lungo la strada.
“ Com’è strano quell’uomo, dicevano i bambini nel vederlo con il suo cane, come si chiamerà!” Nessuno, infatti nel paese, sapeva quale fosse il suo vero nome perché parlava poco e quando qualcuno gli si avvicinava borbottava poche parole e si allontanava, si sedeva sulla panchina sotto una grande quercia del parco pubblico e rimaneva lì in silenzio o dormicchiando, per lungo tempo.
Finita la scuola il parco pubblico si popolava di bambini chiassosi che giocavano.
Nessuno di loro si era mai accorto di questo omino solitario che da lontano li guardava accennando, qualche volta ad un timido sorriso.
Un giorno, però, alcuni bambini lo notarono e si avvicinarono a lui.
“ Che fai tutto solo, gli chiesero, non hai un amico con cui parlare?” Il buffo signore alzò la testa quasi incuriosito e rispose: “ Certo che ho i miei amici, sono tutte le cose che ho intorno con le quali parlo ed anche se non sento la loro voce nel rispondermi so che mi ascoltano. Avete mai pensato bambini che tutto ciò che ci circonda è vivo come noi? E’ La natura che ci dà la forza di vivere! Venite avvicinatevi!” I bambini non più intimoriti, si avvicinarono e si sedettero accanto a lui mentre il suo cane Lillo scodinzolando dimostrava che anche lui c’era e voleva partecipare alla loro conversazione.
“ Come ti chiami?” chiesero subito i bambini. “ Il mio nome è un po’ strano, mi chiamo Buffo”. I bambini si guardarono e fecero uno sforzo per non ridere, poi uno di loro chiese: “ Come mai questo nome strano?” Il signor Buffo allora raccontò che, quando nacque i genitori non sapevano quale nome scegliere, entrò in casa una signora e, vedendo il neonato disse: “Come è buffo questo bambino, ha il naso così grande e una bocca piccola piccola!” Mio padre allora decise per questo nome che però è stato quasi una disgrazia perché tutti mi prendevano in giro!”.
“ A noi non sembri poi tanto buffo!” rispose un bambino. “Vi ringrazio che siete venuti a parlare con me e se volete vi racconterò una storia che fa parte della mia vita!”. “ Si… si risposero i bambini, vogliamo anche sapere perché sei venuto ad abitare nel nostro paese!” Il signor Buffo si sistemò il cappello, si sedette comodo e, mettendo una mano in tasca tirò fuori una bella pietra colorata.
“ Vedete questa pietra è un ricordo di mio padre che lui mi diede prima di morire dicendomi che la dovevo conservare gelosamente perché poteva essere magica, ma finora non ho visto nessuna magia, ho dovuto viaggiare tanto prima di arrivare in questo paese e mai nessun mago mi ha aiutato a capire cosa dovevo fare con questa pietra. Voi mi potete aiutare?” I bambini si guardarono poi chiesero al signor Buffo: “ Hai mai sognato?”
“ No, rispose, da quando sono rimasto solo non ho più sognato anche se mi piacerebbe addormentarmi e sognare il mondo fantastico in cui credevo quando avevo la vostra età!”. “ Lo sai, disse un bambino, che la magia non esiste, devi crederci e basta, i sogni ti aiutano a credere!”
Il signor Buffo si meravigliò di tanta saggezza in un bambino e quindi rispose:” Lo so che i maghi non esistono, ma quando mio padre mi disse che questa pietra era magica ho pensato che forse poteva essere vero. Nelle sere d’estate, quando guardo il cielo stellato immagino che tanti maghi sono lassù a sistemare le stelle per farle vedere a noi umani che non vogliamo sognare. Bambini, provate questa sera a guardare il cielo e contate quante stelle vedete, vi accorgerete che è impossibile perché il cielo è infinito!”
I bambini ascoltavano in silenzio, erano affascinati dalle parole di quest’uomo che nessuno aveva voluto aiutare. “ Ma allora, disse un bambino, la magia della pietra è questa e non te ne sei accorto, riesci a vedere cose che non tutti riescono a vedere!” “ Forse si, rispose il signor Buffo, ma la cosa migliore è che adesso ho voi come amici e non mi sentirò più solo”
I bambini, dopo aver dato il “cinque” al signor Buffo tornarono a casa con la promessa che il giorno dopo sarebbero stati di nuovo lì ad ascoltare le sue storie.

Maria Gabriella Di Maggio




 
 
 
 
 
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