Fiorentini si Cresce

Il paese di stoffa


Una più bella dell'altra le favole di Maria Gabriella Di Maggio che questa settimana ci porta in un paese fatto di fili e stoffa, creato dalle nonnine e da tutti i bambini! Riuscirà il principe Fildiferro a salvare le torri del paese?
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“Bambini... avete mai visto un castello di stoffa e intorno un paese tutto di stoffa? Non credo! Ebbene questa è la storia di un paese con tante piccole case cucite con ago, filo e bottoni costruito non da muratori, ma da tante nonnine laboriose che per far giocare i loro nipotini raccontavano storie un po’ reali e un po’ fantastiche”.

Nei caldi giorni d’estate si sedevano fuori delle loro case e mentre cucivano raccontavano.
Un giorno un bambino propose alle vecchine:“Perché non cucite un castello con tutte quelle pezze che ci sono, poi noi porteremo altre pezze e cuciremo anche le casette!” Così ogni giorno si riunivano e allegramente con l’aiuto delle nonne, cucivano, tagliavano...
Una nonnina propose ai bambini di dare un nome al paese che andavano creando. “Chiamiamolo Tantepezze…Castello di stoffa… Filocucito…”
Insomma tante idee erano uscite dalla testa dei bambini, ma poi dopo una breve consultazione si decise per “Il paese castello di stoffa” Sembrava il più adatto.
“Va bene! – disse la nonnina Capellibianchi- mettiamoci al lavoro, portate aghi, fili, bottoni, spille nastri e tante piccole stoffe che serviranno per cucire questo paese e il suo castello”. I bambini contenti bussarono a tutte le porte del paese e, in men che non si dica, tornarono con cestini pieni di tanta roba per cucire che si poteva creare non un solo paese, ma tante città.
La nonnina Capellibianchi insegnò ai bambini ad infilare l’ago mentre le altre nonne tagliavano, intrecciavano nastrini, attaccavano bottoni… Insomma in pochi giorni il castello e tante casette colorate avevano preso forma.
I bambini erano felici di vedere che il piccolo paese che avevano creato tutti insieme era lì davanti a loro. All’improvviso una grande goccia di acqua cadde sulle due torri del castello di stoffa e piano piano sembravano precipitare a terra.
I bambini con stupore videro uscire fuori dal castello il principe Filodiferro che chiamò a raccolta tutti i suoi sudditi. Fili di rame e fili di ferro corsero ad aiutare il principe a sostenere le torri. Velocemente le legarono raddrizzandole, ma non avevano ancora finito il lavoro quando una pioggia di aghi piombò sulle pareti del castello infilandosi paurosamente su di esse.
I bottoni si infilarono nelle punte degli aghi per non ferire i bambini che, spaventati stavano a guardare.
La nonna Capellibianchi gridò:“Bambini, infilate gli aghi come avete imparato e tendete i fili così le guardie spille non possono passare.”
Una grande forbice apparve sul muro del castello e cominciò a tagliare qua e là i fili che trovava sulla sua strada.
“ Amici, sbrighiamoci, facciamo tanti nodi, leghiamo i fili con i nastrini!” -gridò un bambino.
I bottoni che cadevano dagli aghi iniziarono a rotolare avvolgendo in modo arruffato i fili e finirono tutti addosso al portone del castello cercando di aprirlo
“Aprite- gridavano- fateci uscire altrimenti la forbice ci taglierà tutti!” Nessuno li ascoltava, Fildiferro aveva salvato le torri del castello di stoffa, ora doveva riuscire ad aprire il grande portone formato da una pezza di tela pesante che le nonne avevano cucito, ma tanti ditali erano stati messi a guardia.
La nonna Capellibianchi gridò:“Bambini infilate nel dito medio un ditale e con gli aghi infilate i bottoni!” I bottoni rotolarono verso gli aghi, in fila riuscirono ad aprire il grande portone e scivolarono fuori.
“Siamo salvi, gridarono!”.
I bambini raccolsero tutti i bottoni e li rimisero nella scatola da dove erano usciti, gli aghi e gli spilli li infilarono nel porta spilli e i fili li avvolsero nei rocchetti delle nonne. “Filodiferro che fine ha fatto? – chiese un bambino- dobbiamo cercarlo e riportarlo nel suo posto!”
I bambini cercarono nel castello di stoffa e lo trovarono in terra sfinito, il suo corpo tutto storto portava i segni della battaglia, ma era riuscito a salvare il castello di stoffa. Intanto il sole alto nel cielo aveva asciugato le due torri.
“Ma chi è stato a far cadere quella goccia sulle due torri?” qualcuno chiese. I bambini alzarono gli occhi verso il cielo ma nessuna nuvola minacciava pioggia. Guardarono verso le finestre di una casa sopra di loro e videro che tanti panni stesi sgocciolavano sulla strada e capirono che la colpa era stata di quelle gocce dispettose che il sole non era riuscito a trattenere. Le nonnine che nel frattempo avevano continuato a cucire chiamarono i bambini: “Ragazzi, fate un po’ di ordine, ci sono ancora in giro fili di lana aggrovigliati e tanti aghi pericolosi, non ci sono le fatine buone che vi aiutano a riordinare!”
I bambini erano un po’ delusi per la fine della storia, ma ormai il loro eroe Filodiferro non poteva più aiutarli a sognare, era lì in terra e gli aghi e le spille le nonne le avevano rimessi nelle loro scatoline per paura che una grande calamita se le portasse via.
La giornata estiva un po’afosa era trascorsa in allegria e i bambini ringraziarono le loro nonne perché avevano imparato a cucire giocando.
Salutarono le nonne e si diedero appuntamento per il giorno dopo con un’altra storia.

Di Maria Gabriella Di Maggio



 
 
 
 
 
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