Fiorentini si Cresce

Il paese della Gioia ritrovata


L'allegria e la ricerca della gioia vanno coltivate fin da piccoli per diventare adulti felici. Ecco la storia di Occhiazzurri. Di Maria Gabriella di Maggio
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In una notte piovosa, il vento soffiava ululando minaccioso sul tetto di una vecchia casetta sospesa a metà tra il mondo reale e quello delle fiabe. Si trovava in mezzo al bosco, simile ad altre casette che formavano un villaggio.
Proprio in quella notte, in quella vecchia casetta nacque una bimba tra le lacrime di gioia della madre e del padre.
Quando i genitori la presero in braccio furono sorpresi nel vedere i suoi occhioni enormi, azzurri e profondi come l’oceano, traboccanti di vita e di speranza.
Il suo vagito colpì tutti gli abitanti del villaggio, uomini rozzi che non erano più abituati a sentire il vagito di un neonato.
Quella notte cupa e quasi misteriosa aveva fatto un miracolo, la nascita di una bimba che si fece amare subito per il suo dolce sorriso.
Quando i suoi giovani genitori arrivarono al villaggio non erano stati accolti bene, ma un semplice vagito sembrava aver cambiato la vita di quelle persone che erano sempre tristi e irascibili, anche i fiori non volevano più sbocciare perché nessuno si prendeva cura di essi.
L’acqua nella fontana del paese invece di zampillare faceva cadere stanche gocce.

Un giorno la mamma di Occhiazzurri, così l’avevano chiamata, chiese ad una vecchina del paese che sedeva sempre fuori dell’uscio di casa: ”Perché gli abitanti
di questo paese non ridono mai?”. La vecchina a fatica rispose: ”Mi ricordo che mio nonno, accanto al fuoco, nelle ore d’inverno, ci raccontava di un fatto accaduto nel paese tanti anni prima in un giorno di pioggia quando, un fulmine cadendo aveva aperto il grande albero che da quasi un secolo troneggiava splendido nella piazza principale del villaggio e, uccelli bellissimi, di tanti colori con i loro cinguettii allietavano le lunghe giornate estive degli abitanti.
Quella notte, oltre ad un grande tuono si sentì un grande fragore.
Crasc…scrasc..beng… e tutti i loro abitanti uscirono dalle loro case per vedere che cosa fosse successo.
Ci fu un Oh!!..Oh!... generale nel vedere quel grande albero diviso in due e tutte le bellissime fronde cadute a terra. Era buio, non si vedeva niente, la pioggia cadeva abbondante e i fulmini continuavano a squarciare il cielo mandando dei lampi minacciosi su quella piazza che non sarebbe più stata il luogo di incontri felici.
Gli abitanti tornarono nelle loro case ricordando le belle cose che quell’albero aveva condiviso con loro.
La mattina seguente il temporale era finito, ma il cielo era sempre più minaccioso.
Qualcuno, curioso di vedere con la luce del giorno cosa fosse successo durante la notte, si recò in piazza e, con grande stupore si aprì ai loro occhi uno spettacolo incredibile. Dall’albero spaccato era fuoriuscita una massa nera che giaceva ai piedi dell’albero.

Le persone curiose si avvicinarono e:”Guarda, cosa sarà? Si potrà toccare?”
“No, lasciamola sciogliere-disse qualcuno- così andrà via!”
Altri invece presero delle scope e cominciarono a spazzarla. Improvvisamente una voce tuonò: ”Come osate svegliarmi? Non avete il diritto di disturbarmi!”
Chi aveva toccato quella Cosa fece un balzo indietro e cadde, subito fu avvolto da uno strano liquido nauseabondo e non riuscì più ad alzarsi.
Di nuovo si sentì la voce tuonare e un grande fumo si sparse tutto intorno coprendo tutti quelli che si erano avvicinati :”Il mio signore Tenebroso non vuole contatti con gli umani! Avete osato sfidarlo, sarete puniti!”
Tutti divennero tristi e i loro volti scuri, da quel giorno il sole non illuminò più il loro villaggio. La maledizione era cominciata.

Una vecchia senza denti e tutta spettinata si fece avanti in mezzo alla folla e sfidando la Cosa, fece una sorta di sortilegio e disse: ”Quando una bimba dagli occhi azzurri come l’oceano nascerà la maledizione cadrà.”
La vecchina sparì e tutti gli abitanti arrabbiati se ne tornarono a casa tirando sassi ai muri, imprecando…e così è stato per molto tempo. Ora la nascita della piccola
Occhiazzurri sembrava aver portato la speranza della salvezza.
Infatti la bambina cresceva sempre più bella e sorridente. Gli abitanti la vedevano correre, ridere allegra, ma non riuscivano a capire la ragione di tanta allegria. Quando Occhiazzurri compì diciotto anni disse ai suoi genitori che sarebbe andata in un’altra città a procurare qualcosa di essenziale per la salvezza del paese.

Dopo diversi giorni una colonna di camion entrò dalla porta del paese. Trasportavano una quantità di alberi di alto fusto e una grande quercia .”Veloci-intimò la ragazza ai giardinieri- la quercia deve essere trapiantata al più presto con la radici ben piantate nel terreno.”
Tutti gli abitanti erano corsi in piazza perché proprio lì, in piazza, era destinata la grande quercia. Gli altri alberi vennero trapiantati nel giardino comunale, spoglio ormai da decenni.
Il verde si sparse dappertutto ed anche i cuori degli abitanti cominciarono a rinverdire. Il presagio si era avverato. La ragazza dagli occhi azzurri e profondi come l’oceano aveva ridato la felicità a tutti gli abitanti del paese. Ci fu una grande festa e tutti si ritrovarono in piazza all’ombra del grande albero.
Avevano ritrovato la gioia di stare insieme. La vita ricominciò, nacquero bambini di nuove coppie giovani arrivate per stabilirsi nel paese della “Gioia ritrovata”.

Maria Gabriella Di Maggio



 
 
 
 
 
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