Fiorentini si Cresce

Il bambino di vetro


La storia di un bambino che nasce diverso e di una magia degli abbracci. A cura di Paola Vergari, scritta da Gabriella di Maggio
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 Quando ero piccola la mia mamma amava leggermi le fiabe “perché”, diceva “le fiabe aiutano a sognare”. Finiva sempre dicendo:
“Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.”
Quando anche io diventai mamma, cominciai a gustare, con gioia, i momenti in cui, seduta sul divano, leggevo le fiabe ai miei bambini accoccolati ai miei piedi. Io, però, finivo sempre il mio racconto con “e vissero felici e contenti!”
Mi piaceva anche creare personaggi e situazioni magiche.

Marco, il figlio più piccolo, amava i draghi, i duelli tra guerrieri ed io, invece, ogni volta, creavo fiabe dove non c’era violenza.
A lui piaceva tanto la storia di un omino di vetro che una sera gli avevo raccontato dopo che la sua palla aveva fatto cadere un bel vaso di cristallo, rompendolo.
“Lo sai, Marco, il cristallo è un materiale delicato” e lui subito: “Perché?”
Presa alla sprovvista, risposi: “Ogni pezzetto di cristallo che ora vedi in terra è un bambino di vetro che hai separato dalla sua mamma!”.
“Ma come?” mi chiese “Io non vedo nessun bambino e nessuna mamma!”
“Certo, sono trasparenti! Ogni cosa che tu vedi intorno a te può avere una vita, anche se non si muove!”
E Marco, spaventato. “Ma allora, mentre dormo intorno al mio letto si muovono tanti esseri?”.
“Certo!” gli risposi “sono un esercito di folletti o fatine che vegliano sul tuo sonno! Ma non ti farebbero mai del male, anzi scacciano l’esercito dei sogni cattivi che non ti farebbe dormire!”.
Sembrava rassicurato, ma poi mi chiese: “Perché non mi racconti la storia dell’omino di vetro?”.

C’era una volta, cominciai, una coppia di sposi che abitava in fondo al bosco: lei era una giovane forte e robusta e aspettava un bambino che sarebbe nato di lì a poco.
Una mattina d’inverno nacque un esserino bianco che quasi non si vedeva: “Ma cosa è moglie mia!” disse l’uomo quasi spaventato. Lo guardarono meglio e si accorsero che si muoveva e il suo corpo non era caldo ma freddo e la sua pelle era trasparente. Pensarono che forse si era gelato per il grande freddo che era fuori, ma poi si accorsero che era di vetro. “Ma come è possibile? Non si è mai vista una cosa del genere! Dovremmo chiamare un dottore per farci spiegare il fenomeno!”.
Il dottore venne, guardò attentamente quell’esserino che aveva l’aspetto di un vero bambino, ma era trasparente e freddo. Nemmeno lui seppe dare una spiegazione, si limitò a dire: “Miei cari voi avete un bambino diverso dagli altri esseri viventi, io non posso curarlo né spiegare le ragioni della sua nascita, avete un bambino fragile come il vetro, quindi fate attenzione che non cada altrimenti si romperà!”
I due genitori si rassegnarono e decisero che avrebbero difeso quella specie di bambino dai pericoli di cadute, almeno finché non fosse cresciuto.
Lo chiamarono Vetrino e non permettevano a nessuno di avvicinarlo, avevano paura che inciampasse e cadesse, rompendosi.
Il bambino nonostante tutto cresceva, ma era sempre triste perché era solo, non parlava né sapeva giocare, non aveva amici.

Un giorno vennero dei boscaioli e tagliarono tanti alberi intorno alla casetta. Vetrino guardava da dietro i vetri della finestra, ma avrebbe voluto avvicinarsi a quegli uomini che usavano uno strano arnese che faceva molto rumore.
Uno di loro vide il bimbo alla finestra e si avvicinò alla casa per vedere chi fosse. Bussò alla porta di quella casetta. La mamma lo fece entrare e quando si avvicinò a Vetrino chiese: “Avete un robot in casa?” “No, rispose la mamma, è nostro figlio e non sappiamo come sia così, è fragile come il vetro, non parla, muove solo gli occhi!”
Il boscaiolo, dopo la meraviglia per aver visto una cosa mai vista prima, disse ai genitori:“ In cima alla montagna vive un vecchio mago che si dice faccia miracoli forse lui potrà spiegarvi il fenomeno! Appena finito il lavoro vi accompagnerò, conosco la strada!”
Completato il taglio degli alberi il boscaiolo chiamò la famigliola e si incamminarono. “Dovete stare attenti alle pietre che si incontrano lungo la strada e non far cadere Vetrino!”
Improvvisamente apparve un asinello, forse una fatina buona lo aveva mandato a pascolare davanti alla loro casa, pensarono.
Avvolsero Vetrino in calde coperte che però non servivano a coprirlo dal freddo, ma solo a proteggere il suo fragile corpo e montarono sull’asinello.
Cammina, cammina, finalmente arrivarono in cima alla montagna, ma non vedevano nessuna capanna che potesse ospitare una persona.
All’improvviso sentirono una vocina: “Dove andate? Qui gli uomini non vengono mai, è il regno delle aquile!”. Nessuno compariva e il boscaiolo si avvicinò al somarello e vide uscire da quel suo grande orecchio, un piccolo gnomo che salterellando, si fermò sulla testa dell’asinello.
La mamma di Vetrino si avvicinò e lo prese nella sua mano, tanto era piccolo e gli chiese: “Noi vorremmo parlare con il vecchio della montagna, abbiamo una richiesta da fare, ma non sappiamo dove è, sai dove potremmo trovarlo?”
Lo gnomo scuotendo la testa e facendo cadere tutti gli aghi dei pini che aveva tra i capelli, rispose:“Abbiate pazienza! il vecchio vuole essere sicuro della bontà e sincerità delle persone che si rivolgono a lui. Sedetevi ai piedi di quel grande platano, riposatevi, lui vi chiamerà!” E sparì di nuovo nell’orecchio dell’asinello.
Il boscaiolo, intanto, era tornato nel bosco, al suo lavoro.

La famigliola si fermò sotto il grande platano, il papà fece scendere delicatamente Vetrino dal somarello che aveva piegato le zampe anteriori per facilitare la discesa del bambino, e lo deposero, seduto, ai piedi dell’albero. Vetrino intanto muoveva i suoi occhietti e guardava intorno: era tutto nuovo per lui, non poteva parlare perché la sua bocca non si apriva, ma i suoi occhi parlavano per lui.
All’improvviso, sentirono un fruscio provenire dall’albero e videro apparire un grande vecchio. Era grande davvero! Aveva una barba lunga che scendeva, ondulata, fino ai piedi. Un piccolo gnomo si agitava sulla sua spalla:” Ehi…ehi! Chi siete?” sembrava felice di parlare, con degli umani.
Il grande vecchio si avvicinò ai genitori di Vetrino, sfiorò con la sua grande mano la spalla dei due e, con una voce altisonante chiese: “Volete parlarmi? Sono qui, vi ascolto!”
La giovane mamma, quasi in lacrime, raccontò la storia e la nascita di quel figlio un po’ strano e voleva sapere che cosa dovevano fare: erano
disposti a qualsiasi sacrificio pur di salvare il loro figlio da cadute rovinose! “Vorremmo un bambino normale da abbracciare, con cui parlare, correre insieme a lui, vederlo sorridere e guardare insieme il cielo stellato nelle notti serene.”

Il vecchio si grattò la testa, piena di aghi di pino, prese la sua lunga barba, se la arrotolò in vita e si mise a pensare:” Umm…m…è un problema difficile, mai proposto prima!”
Lo gnomo aveva finito di agitarsi e si era posato sulla mano del vecchio in silenzio, ogni tanto alzava lo sguardo e guardava i suoi occhi stanchi. Chiese: “Grande saggio, hai aiutato, con le tue parole, tutti coloro che sono venuti a chiederti consiglio … aiuta anche loro!”
Si sentì un grande starnuto: era il vecchio che aveva finito di pensare eliminando dal naso i brutti pensieri, gli aghi dei pini e tutti quei piccoli esseri che lì si nascondevano. “Allora” disse, “dobbiamo pensare ad una magia per trasformare questo bambino di vetro in un bambino vero, ma non sarà facile: mi servirà una bacchetta magica e questa ce l’hanno soltanto le fate!”

Alzò le mani al cielo e in quel momento si sentirono echeggiare nel bosco tante vocine: erano gli abitanti degli alberi che si consultavano: fatine, elfi, folletti … avevano capito che il grande vecchio aveva bisogno di loro.
Accorsero in massa, chi saltellava, chi volava, chi aveva portato la sua bacchetta magica … Insomma un’intera popolazione era ormai ai loro piedi. I genitori di Vetrino, nel voltarsi, non trovarono più l’asinello, ma al suo posto videro una nube di polvere dalla quale provenivano tanti strani suoni! Guardando meglio intravidero tanti esseri che si agitavano all’interno della nube, emettendo sibili, fischi, ronzii …
Era un vociare chiassoso … Poi, improvvisamente, tutto fu silenzio. Il grande vecchio di nuovo alzò una mano e la nube polverosa se ne andò, come per incanto …
Vetrino osservava, i genitori si erano seduti in terra, i folletti salterellavano sulla testa del vecchio, le fatine agitavano le loro bacchette magiche pronte ad ubbidire agli ordini del grande saggio.
Ma cosa avrebbe detto il vecchio saggio?
Il vecchio, con la sua voce tonante, chiamò vicino a sé le fatine e chiese:
“Come pensate di risolvere il problema di questo bambino.”
Ognuna espose la propria idea, ma al vecchio niente sembrava potesse funzionare perché, diceva:“Alle magie bisogna crederci, altrimenti la polverina magica scivola via!”
Una fatina, rivolgendosi al papà e alla mamma di Vetrino disse: “Voi umani non vedete cosa succede ogni momento nell’aria intorno a voi: i folletti e le fate vi accompagnano sempre nelle vostre decisioni, sono dentro i vostri pensieri, sono sempre pronti ad aiutarvi: basta evocarli e loro escono!”
La mamma di Vetrino allora: “Voglio credervi, aiutate il nostro bambino!”
Il vecchio chiamò la fata Amorina: “Devi fare qualcosa, serve il tuo aiuto!”. La fata, trotterellando contenta, si avvicinò ai due giovani genitori e li cosparse con una polverina luminosa che illuminò tutto intorno poi disse: “Prendete entrambi il vostro bambino e tenetelo stretto a voi: non preoccupatevi, non si romperà!”.
Così fecero. Tennero talmente stretto a loro Vetrino che, all’improvviso, una vocina disse: “Mi state soffocando!”
I genitori di Vetrino si slegarono dall’abbraccio e un bel bambino cadde a terra:
“Perché mi lasciate? Stavo così bene tra le vostre braccia?” E poi, spalancando i suoi grandi occhi continuò “Non mi sono frantumato!”
Ci fu un grande OH! ... OH! ... e tutti batterono le mani per la meraviglia.
Il grande vecchio chiamò vicino a sé i due genitori e disse loro: “Il miracolo è avvenuto! Siete stati voi che lo avete reso possibile con il vostro amore per questo bambino. Gli abbracci e i baci dati ad un bambino sono la migliore medicina … Continuate, abbracciate vostro figlio e non smettete mai di amarlo!”
I genitori felici non smisero mai più di abbracciare Vetrino che, da quel giorno, si chiamò Vittorio e le fate felici ancora oggi sono sempre accanto ad ogni bambino.

Gabriella Di Maggio


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