Fiorentini si Cresce

Il Grande Platano


Un'altra bellissima storia di Gabriella. Il grande Platano nasconde un mistero: è l'albero di famiglia, un gigante fortissimo che tutti rispettano. A cura di Paola Vergari
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Nella casa dei miei nonni, c’è un piccolo giardino dove il nonno di mio nonno piantò un piccolo platano, che con gli anni è cresciuto così tanto da sfiorare, con i suoi grandi rami, il tetto della casa.
Pensate, è sopravvissuto ai bombardamenti della grande guerra, quando la casa dei nonni venne colpita da una bomba e una parte crollò.
L’albero per fortuna non subì danni, era rimasto in piedi come per miracolo.

Un anno, all’arrivo del re Inverno, il freddo bussò con violenza alle porte delle piccole case del paese e la neve coprì tutti i campi. L’albero divenne tutto bianco e il vento freddo trasformò le sue foglie in tanti ghiaccioli. Gli uccellini cercavano di coprirsi abbracciandosi, riparati sotto le fronde più alte di quel grande platano che divenne la loro casa. Qualcuno però non ce la fece e la mattina talvolta mio nonno, trovava i piccoli uccellini in mezzo alla neve privi di vita.
Il silenzio ormai aveva invaso il giardino e il grande Inverno impartiva gli ordini ai suoi fedeli servitori, i venti.

La regina Invernina, con l’aiuto delle sue fatine cercava di salvare quel bell’albero che con tanto amore mio nonno aveva fatto crescere.
Quando maga Neve avvertì la regina Invernina, che sarebbe scesa sulla terra perché le sue grandi ceste bianche erano ormai piene di cristalli, la regina Invernina le disse:
“Va bene Neve, rovescia pure le tue ceste, ma cerca di non essere tanto precipitosa, io amo gli alberi e tutti gli esseri che popolano la terra, trasformerò i tuoi cristalli in fiocchi che volteggeranno nel cielo e poi, cadranno sulla terra senza fare del male alla mia natura!”.
Neve aveva fretta di svuotare le sue ceste, perché pesavano troppo sulle sue spalle, ma ubbidì e così una notte, quando tutti gli uomini dormivano, facendosi aiutare dai suoi bianchi folletti, rovesciò le grandi ceste sulla terra.
La luna si era nascosta tra le nuvole:
”Non voglio vedere i danni che Neve provocherà!” disse e per tutta la notte non illuminò il cielo anzi, insieme alle sue amiche stelle si chiuse in una nuvola scura senza uscire per diversi giorni.
Re Inverno quando vide i fiocchi e non i cristalli scendere dal cielo tuonò:
“Ma cosa fai Neve, non vedi che i fiocchi svolazzano e non coprono la terra? Tu devi fare in modo che tutto si geli, io devo dimostrare la mia forza distruttrice, altrimenti l’uomo non mi ubbidirà più!”.

Le sue parole tonanti avevano spaventato il piccolo popolo della terra tanto che all’improvviso si videro folletti che volavano in groppa agli uccellini, le fatine che agitavano le loro bacchette magiche. Il vento intanto, che re Inverno soffiava, disperdeva la polverina e tutti, un po’ trotterellando, un po’ rotolando nell’aria, corsero a rifugiarsi nel grande platano del nonno.
Non tutti però entravano nelle cavità dei suoi rami o sotto le foglie rimaste.
C’era chi bussava sul grande tronco per farsi aprire un rifugio, chi sbatteva violentemente per la furia del vento.

Il grande platano si piegava paurosamente ora da una parte ora da un’altra, ma con molta dignità, sopportava la furia del re Inverno che voleva distruggere tutto.
In un momento di pausa del vento i suoi grandi rami raccolsero tutti quegli esserini che speravano nel suo aiuto:
“Svelti, svelti, venite…” disse alle fatine. “Entrate negli spazi, tra le radici e chiudete bene le porticine. Il vento può riaprirle e risucchiarvi fuori, metteteci delle bacche, ma scegliete quelle vuote perché gli scoiattoli affamati potrebbero rubarvele!”
Le fatine si diedero subito da fare mentre i folletti, con l’aiuto degli uccellini raggiunsero i rami più alti, trovando lì il loro rifugio.

Re Inverno intanto procedeva sempre più veloce e dove passava distruggeva. La regina Invernina allora decise che, non soltanto la neve si dovesse trasformare in tanti fiocchi leggeri, ma che tutta la natura si addormentasse in un lungo sonno, finché l’ira di re Inverno non si fosse placata.
E così fù. Neve scese delicatamente e coprì, volteggiando piacevolmente nell’aria, tutta la terra. Il grande platano cercava di resistere al peso di una popolazione che abitava ormai dentro di lui, ma i fiocchi di Neve, anche se soffici, erano talmente tanti che un ramo, il più delicato, quello più giovane non ce la fece a reggere tanto peso e una mattina, stramazzò a terra con un grande fragore tanto che mio nonno, pensò che fosse scoppiata una bomba nel giardino.
I folletti, gli uccellini che lì si erano rifugiati dalla paura uscirono gridando e tremanti riuscirono a trovare un nuovo rifugio tra gli altri rami. ”L’albero è tanto grande!“ dissero,”ci staremo tutti”.
Il nonno quando vide quel ramo caduto quasi fu felice, lo avrebbe tagliato e avrebbe ricavato della buona legna per il camino, così poteva riscaldarsi finché re Inverno non se ne fosse andato nel suo regno ghiacciato.
Così fece, nel tagliare mio nonno si accorse che, all’interno della corteccia una miriade di insetti usciva di corsa “Correte, correte non volete mica finire arrostiti!.”

I giorni passavano e Neve era sempre lì a proteggere sotto il suo bianco manto, la natura che dormiva.
Pian piano però, la luna uscì dal suo rifugio e tornò a passeggiare nel cielo con le sue amiche stelle, il sole salì di nuovo sul grande carro e correndo da una parte all’altra del cielo, riprese a scaldare la terra.
Neve ormai aveva finito il suo compito e la regina Invernina la ringraziò:
“Ora puoi tornare nel tuo bianco regno!” Le disse. Re Inverno si irritò molto di questa intrusione del sole e continuò a mandare sulla terra, acquazzoni e venti che però ormai erano stanchi, avevano lavorato molto per re Inverno e, rallentando la loro corsa finalmente si riposarono.
Arrivò Primavera e, come per magia tutti si risvegliarono.
Si, era una magia, perché le fatine poterono di nuovo agitare le loro bacchette magiche e la polverina cadere sui fiori che piano piano si aprirono. I folletti, al primo sole, uscirono dai loro rifugi, si stiracchiarono e, per ringraziare il grande e buono platano fecero nascere tante foglioline sui rami e coprirono la ferita, provocata dal ramo caduto con la loro farina magica, che subito si rimarginò.

Mio nonno, che certamente non si era accorto della vita che quel platano aveva dentro di sé, pulì dall’erbacce le radici e con la sua bella e vecchia sedia a dondolo, si sedette per godere dell’ombra nelle ore calde dell’estate. A lui l’albero raccontava ogni giorno una storia, e poi nonno, le raccontò a me.
E questa, è proprio una delle tante storie che mi ha raccontato.

Maria Gabriella Di Maggio



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