Fiorentini si Cresce

Fiamma e il minuscolo cagnolino


Fiamma si innamora di una cucciolina e la porta a casa. Riuscirà a tenerla con sé? Di Paola Vergari
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Per un certo periodo mi ero anche inventata un cane immaginario: piccolo, dolce e giocherellone. Quando andavo in giro con la mamma e il babbo, volevo una mano libera. Tutti pensavano che fosse un segno di indipendenza; in realtà tenevo il mio guinzaglio immaginario, del mio cane immaginario.
Poi a casa gli davo la pappa e giocavamo con una pallina immaginaria.
Era un gioco bellissimo e il mio cuore era sempre allegro.
Qualche tempo dopo una amica stava per prendere un cucciolo di cane e insieme andavamo quasi tutti i giorni a trovare la piccola cucciolata di solo due cagnolini, un maschietto e una femminuccia.
Io giocavo con la femmina che mi pareva proprio come il mio canino immaginario. Dalla fantasia alla realtà fu un istante e io mi innamorai immediatamente.
Non passarono che pochi giorni che chiesi subito alla signora di poter prendere la cagnolina e questa credendo che il mio babbo e la mamma fossero d’accordo, me la promise. Ma erano ancora piccoli e dovevano prendere il latte. Andavamo sempre e la dolce cagnolina si era molto affezionata a me, la mia amica Roberta aveva scelto un maschietto ed io volevo la sorellina. Tutta nera con una stella in fronte. Ci giocavo, la tenevo in collo, le davo tanti baci, ogni giorno mi affezionavo a lei sempre di più.
Era minuscola, piccola come le mie mani di bambina.
 ‹‹Non sono pronti›› mi diceva la signora. ‹‹Ma quanto ci vuole?›› ‹‹Almeno quaranta giorni››  rispondeva.
Il rapporto tra me e il cucciolo si fortificava.
‹‹Ma dove vai? chiedeva la mamma.››
‹‹Dalla mia amica›› rispondevo.
Non volevo dirle niente, avevo paura che mi avrebbe impedito di andare. Roberta era un'amica della parrocchia di un anno più piccola. Abitava un po' lontano da casa, ma sempre nel mio quartiere. Ora avevo più libertà di uscire di pomeriggio per giocare con le amichette, facevo già le medie e mi sentivo grande. Arrivò il tempo in cui la cagnolina era pronta. “Questa volta, non la porterò indietro come ho fatto con il gatto. Questa volta lotterò per tenerla. Lei è mia. Noi ci amiamo.”
Presi coraggio e una domenica mattina dopo la messa andai a prenderla, me feci dare la cagnolina in braccio.
‹‹Sei sicura?›› disse la signora.
‹‹Sì!›› risposi. Non ci saremmo mai lasciate, lo sentivo nel cuore, ma temevo un poco la reazione dei miei genitori.
Scesi le scale di quella casa e feci la strada verso la mia. Non era lontano da casa e in pochi minuti arrivai al mio portone. Sentivo i nostri cuori che battevano all'unisono.
Suonai il campanello e appena mi aprì, per le scale le gridai piena di emozione ‹‹Mamma ho una sorpresa, ma non ti arrabbiare››.
Mi veniva da ridere per la gioia e la paura che cominciava a scombussolarmi lo stomaco.
‹‹Oddio! Oh, no! Riportalo indietro›› disse mia madre vedendo il capino nero tra le mie mani e bla bla bla. Tutti discorsi che conoscevo. Erano passati un paio d'anni dall’episodio del gatto ed ora avevo la forza di controbattere.
 ‹‹No. Questa è mia. Ci penso io››
‹‹La devi portare fuori, occupartene te. Darle da mangiare››
‹‹Si, sì, sì - ripetevo -me ne occuperò io››
‹‹Tuo padre non ne vorrà sapere›› minacciò la mamma, esausta dalla lotta psicologica intrapresa. E quello fu il segnale di avercela quasi fatta, quando non sapeva più come fare, rimbalzava la palla a mio padre che ovviamente ascoltava ciò che decideva la mamma.
‹‹Abbiamo una terrazza enorme, potrà giocare qui›› dissi infine come ultima motivazione. Nel frattempo la cagnolina se ne stava buona, buona sulle mie gambe e mia madre la guardava con occhi dolci.
 Mia sorella tornata dalla messa appena la vide, ebbe una reazione di timore, ma vedendola così piccola e mansueta appoggiò la mia richiesta. Piaceva anche a lei. E poi Lilly, così la battezzai, era così piccola che stava in una mano, nessuno poteva aver timore di una dolcezza simile.
Alla fine in casa c’era un bel fermento di discussioni e dato che erano quasi le due e mio padre era rientrato dopo la sua passeggiata in centro e l’acquisto del giornale e la tavola era pronta, fu rimandato a dopo il fatto che avrei dovuto riportare il cane dove lo avevo preso.
Il cucciolo fu messo a terra, ma appena ci vide tutti seduti intorno al tavolo si diresse verso le pantofole del babbo, appollaiandosi ed addormentandocisi sopra.
Tutti scoppiammo a ridere, perché aveva scelto proprio l’osso più duro da sciogliere.
‹‹Toglietelo dai miei piedi!›› gridava mio padre, senza però muoversi di un millimetro per non farle male.
Il pranzo pareva più buono e gustoso e l’allegria della situazione ci faceva parlare di tutto, ma soprattutto di quanto era carina la cagnolina.
Nessuno tolse Lilly dai suoi piedi e lui alla fine si addolcì.
Sembrava che il cane avesse capito come conquistarsi le simpatie di mamma e papà, e da quel giorno entrò a pieno titolo a far parte della nostra famiglia.
Piccola, nera, con una stellina bianca sulla fronte e sul petto; era un incrocio tra un chihuahua ed un volpino. Forse c'era anche qualche altra razza, nel suo bizzarro dna. Però l'effetto era una meraviglia. Aveva l'aspetto di un volpino con la coda a ricciolo e le orecchie lunghe. Il musetto intelligente ed una bontà innata. Io e Lilly diventammo tutt'uno.
Era talmente piccola che quando la portavo fuori le persone credevano fosse un topo. Talmente piccola che non riusciva a scendere le scale.
Era bellissimo dormire abbracciata a Lilly, sapevamo che doveva dormire nella sua cuccia, ma entrambe amavamo stare insieme.
A volte la mamma ritornava in camera e ci beccava. Rideva a trovarci così; io la supplicavo, Lilly la guardava e faceva finta di essere invisibile. Ma la mamma, impassibile, la rimandava nel ripostiglio.
Certe sere restavo sveglia, dopo un po' tornavo ad aprirle e Lilly mi seguiva. Al mattino scendeva svelta appena li sentiva alzarsi, tornando alla sua cuccia.
Era un accordo segreto, un'alleanza stupenda.
Anche a tavola era la mia alleata, quando mi davano la carne io gliela passavo da sotto. Non ho mai amato mangiare la carne e cercavo di evitarla e Lilly mi aiutava più che volentieri.
Abbiamo avuto tante avventure io e Lilly e sicuramente ve le racconteremo in un’altra storia.
A presto, Fiamma.

Paola Vergari
 


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