Fiorentini si Cresce

Fiaba non fiaba


C'era una volta... e ancora c'è. Che ne dite di fare un salto nel mondo dove sognano i bambini, con Gabriella di Maggio
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C’era una volta…“avete capito?... Ho detto c’era una volta”
Perché ora non c’è più?
Certo che c’è ancora, ma cosa?
Un mondo immaginario dove tutti i bambini si rifugiavano per sognare!
Ed ora? I sogni non ci sono più? Neanche i bambini sognano?
Eppure era bello quando, seduti sulle ginocchia dei nonni o abbracciati alla mamma ascoltavamo quelle belle storie di fate, folletti ed anche maghi cattivi
che alla fine però erano annientati dall’eroe bello e forte.
Ah che meraviglia ascoltare!
Quando si cresce poi è difficile leggere da soli, non c’è più la magia della voce modulata della mamma che riusciva, non sapevo come faceva a fare il lupo, la nonnina, la fatina buona, quella cattiva, l’orco, insomma tanti personaggi con una sola voce.

C’era una volta, in un bosco con grandi alberi e tante foglie per terra che formavano un tappeto soffice dove nessuno mai era andato a calpestare.
Tanti esseri vivevano tranquilli e felici, in estate saltellavano sugli alberi scoiattoli, uccelli che dormivano nei propri nidi e d’inverno tutti a riparo o negli alberi cavi o sotto le calde foglie, perché quei grandi alberi erano la loro salvezza.
Qui un vecchio scrittore di fiabe viveva in una casetta grigia insieme al suo folletto e, insieme, avevano creato tante belle fiabe dove il mondo magico di fate, streghe e folletti faceva da sfondo alle sue creazioni.
Un giorno però lo scrittore chiese al suo folletto Tryll di aiutarlo a scrivere una fiaba seria, ma non sapeva come fare perché le fiabe devono far sognare i bambini e non rattristarli.
“Io? E che vuoi che faccia?- disse Tryll scendendo dalle spalle del vecchio e iniziando a saltellare sullo scrittoio – se parlassimo di un trol malvagio di nome Soth e di un folletto buono di nome Wota che ne dici? I trol non mi piacciono, ma se devo aiutare Wota a liberarsi di Soth sono pronto!”
Saltò sul foglio del narratore e, rimanendo in piedi con un’espressione assorta come se stesse pensando, iniziò a spiegare come scrivere la storia.
“Certo, però se inseriamo il malvagio e il folletto buono torniamo ai vecchi schemi della fiaba e ci vuole una principessa da salvare e un eroe che la salva, non hai detto che vuoi scrivere una fiaba seria? E se al posto dei folletti o esseri malvagi mettessimo veramente degli umani? No, il mondo della fiaba deve essere magico.
Torniamo a Soth, il malvagio viveva in un grande castello sulla sommità di un colle e da lì poteva controllare tutta la valle e i paesi sottostanti.
Trill si interruppe e chiese al narratore: “A questo punto dovremmo inserirci una bella principessa, posso?” “ Fai pure”, aggiunse il narratore.
Il castello di Soth era un vecchio maniero ormai consumato dal tempo, le mura erano quasi nascoste da erbacce che da anni nessuno ripuliva ed aveva una torre con una finestrella talmente piccola che a malapena un raggio di sole poteva entrare. Infatti il sole era sempre arrabbiato e quando Soth usciva lo riempiva di tanta acqua che lo costringeva a rientrare in fretta. Il sole era anche arrabbiato perché in quella torre Soth aveva nascosto la bella principessa Rut di cui era innamorato e non voleva che nessuno la vedesse, solo lui. Un giorno il sole stanco di sapere la bella Rut chiusa in quella buia torre mandò un suo fedele raggio a chiamare i troll del bosco. Questi risposero felici al richiamo del sole perché finalmente un raggio di sole era riuscito ad entrare nel fitto bosco e tanti animali finalmente si erano svegliati rallegrando tutto il bosco.
Il grande troll arrivò di fronte al sole che nel frattempo aveva spostato tutti i suoi raggi infuocati per non arrostire il troll.
“Eccomi Sole, ai tuoi ordini, cosa posso fare per te?”
“Mi devi aiutare a liberare la principessa rinchiusa in quella vecchia torre!”
“Farò del mio meglio, convocherò il gran consiglio dei folletti e delle fate e il malvagio Soth sarà punito!”
Il consiglio si riunì e diede l’incarico al folletto Wota di organizzare l’azione.
Wota non sapeva cosa fare, non aveva mai liberato una principessa, non aveva armi e…allora… cosa fare?
Pensò di andare a chiedere alla maga Forbicina di prestargli un po’ di spilli, di aghi e tanto filo. Forbicina incuriosita chiese a Wota: “A che ti servono? Non vorrai andare dal malvagio Soth con queste semplici cose?”
“Non ti preoccupare, ho in mente un piano e spero che funzioni, nessuno mi vedrà.
Forbicina gli consegnò tutto ciò che aveva chiesto non dopo aver dato una spolverata con la sua polvere magica, si preoccupava però come avrebbe portato tutta quella roba dal momento che spilli ed aghi pungevano. Wota inserì gli spilli e gli aghi nella sua giubba e si avvolse il filo attorno alla vita.
Così partì.
Cammina cammina finalmente giunse ai piedi del vecchio castello che era così rovinato che sembrava volesse cadere da un momento all’altro.
Il piccolo folletto non si perse d’animo, tirò fuori gli spilli che gli aveva dato la fata Forbicina e cominciò a piantarli lungo le pietre della torre.
Dovevano servirgli per salire fino alla finestrella.
Piano piano riuscì ad arrivare in cima, si affacciò alla finestrella ed anche se il buio della piccola stanza non gli permetteva di vedere bene dentro, vide in un angolo la principessa raggomitolata su se stessa che piangeva.
“Principessa – bisbigliò Wota – non avere paura, sono il folletto del bosco e sono venuto a liberarti!”
“Non ti vedo-disse la principessa- ma sento la tua voce, ma come farai a farmi uscire, la finestra è piccola e non posso uscire di lì!”
“Non preoccuparti, devi aver fiducia in me, avvicinati alla finestrella e fatti vedere bene”. La principessa a fatica si avvicinò alla finestra, non era più abituata a camminare, le sue gambe si erano indebolite.
“Ascolta, ora ti trasformerò in una mosca così potrai uscire poggiandoti sulla mia spalla, al resto ci penso io”. Wota si mise in piedi sulla piccola finestra, ma era talmente piccolo che la principessa stentava a vederlo.
Un raggio di sole venne in suo aiuto e illuminò la stanza, allora la principessa lo vide e disse: ”Ma sei talmente piccolo, come farai a fare una magia, solo le fate con la bacchetta magica possono farlo!”.
“La fata Forbicina mi ha spiegato, afferra il filo che ti darò e avvolgilo attorno alla vita, io pronuncerò la formula magica e la magia verrà!”
La principessa fece tutto quello che Wota le aveva detto, sentì un tremolio in tutto il corpo e zag…vip…blumb…si trasformò in una mosca.
Subito si affrettò a volare sulla spalla del folletto che lanciando il filo magico volò giù per terra e cominciò a correre perché aveva visto che il portone del castello stava aprendosi. Le guardie però si erano accorte che la principessa non c’era più e dovevano cercarla altrimenti Soth li avrebbe trasformati in tanti porcellini.
Wota si ricordò degli aghi che gli erano rimasti e li lanciò in aria, in terra, ovunque per colpire le guardie che, sorprese da quella pioggia strana che li pungeva si fermarono, ma non vedendo niente e nessuno tornarono indietro.
Non riuscirono però a trovare il castello perché era sparito insieme al malvagio Soth. La scomparsa della principessa aveva messo fine alla cattiveria di Soth che per sortilegio di una strega doveva tenere prigioniera una principessa per continuare a vivere.


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