Fiorentini si Cresce

Chi dorme non piglia pesci


Una fiaba piccola e succosa di Gabriella Di Maggio, sul significato di un detto popolare. A cura di Paola Vergari
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Un giorno passai vicino ad un paese che non aveva un nome, c’era soltanto un’insegna strana con su scritto

CHI DORME NON PRENDE PESCI!

Che strano nome è questo?
Chiesi a tutti che volesse dire e ognuno rispondeva con mia grande meraviglia, che quello era il nome del paese.
Mentre stavo pensando a questa strana cosa, un vigile passando vide scappare dalla mia testa dei punti interrogativi e subito mi fermò per interrogarmi.
“Come mai hai quei punti interrogativi in testa?” fece con il taccuino in mano, pronto a redigere un verbale.
Risposi lesto.
“Perché sto pensando, al significato del nome del vostro paese”.
Il vigile cominciò a saltare, fare delle giravolte e iniziò a ridere... ridere... ridere.
Nessuno, era stato così tanto a riflettere sul nome della loro cittadina, da farsi spuntare dei punti interrogativi.
Il vigile, quando si fermò mi indicò un fiumiciattolo che scorreva non lontano di lì e mi raccontò, la storia del nome.
“Devi sapere che gli abitanti, sono dei dormiglioni e non riescono mai a portare il pesce per sfamarsi. Allora il sindaco ha ordinato ai commercianti, di non vendere più cibo agli uomini del paese se non avessero portato, almeno un pesce a testa ogni giorno. Le donne a quel punto, iniziarono a buttar dal letto i loro mariti ogni mattina, costringendoli ad andare al fiume con la canna da pesca. Ma alcuni di loro si addormentavano, mentre aspettavano che abboccasse il pesce.
Un bambino, che si chiamava Sveglino, una mattina ebbe un’idea. Adesso lego al mulinello della canna da pesca una sveglia, e vediamo chi si addormenta! La sveglia, a ogni pesce che abboccava iniziava a suonare e così i papà, poterono stare a prendere il pesce necessario. Da quel giorno, il cibo non mancò più a tavola degli abitanti, avevano persino le merendine per i bambini. Il sindaco, uomo panciuto e con pochi capelli, rimase così soddisfatto dell’idea geniale, che premiò tutti i bambini del paese con una settimana di vacanza all’anno.”
La spiegazione fu così divertente che a quel punto, iniziai io a ridere… ridere… ridere e a far giravolte, che ancora non ho smesso.

Maria Gabriella Di Maggio


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