Fiorentini si Cresce

C’era una volta


Questa è la storia autobiografica di una bambina che incontra la sua fatina. A cura di Paola Vergari
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Avete mai pensato alle fate?
Esistono davvero? E se esistono, dove stanno?
Soprattutto, è vero che sono sempre vicino ai bambini?

Io si, e da bambina ho sempre cercato di immaginarmi la mia fatina alle prese con le mie stravaganze, le mie insicurezze.
Un giorno, magicamente, la mia curiosità fu soddisfatta e tutto quello che avevo immaginato e pensato, apparve davanti ai miei occhi.
Avevo circa dieci anni, me ne stavo tranquilla sul mio dondolo, a leggere uno di quei libri che parlano di storie di animali e di bambini, quando all’improvviso sentii una vocina accanto a me che diceva, “Alzati su, vieni con me!” Mi girai, ma lì per lì non riuscivo a vedere niente, mi alzai e una piccolissima, traballante, graziosa vecchina, mi invitava a sbirciare nell’aiuola delle ortensie che tutte fiorite dondolavano nella brezza estiva.
Mi avvicinai e con stupore vidi un piccolo micetto che si nascondeva impaurito.
Lo accarezzai, rapita dalla tenerezza e subito mi leccò la mano, eravamo già amici.
Ci vuole poco tra anime pure.
Un'emozione bellissima mi avvolse come un abbraccio, io bambina solitaria e sempre un po’ triste, finalmente avevo un amico. Era così piccolo e mi resi conto che dovevo fare qualcosa per lui, da solo non poteva sopravvivere.
Lo presi tra le mie mani grassocce e mi voltai per farlo vedere alla vecchietta, ma non era scomparsa. In quel momento una vocina mi disse che aveva bisogno di latte e io che ne avevo nello zaino una confezione lo presi e lo diedi al micetto.
Il gattino non se lo fece dire due volte e cominciò a bere con avidità. Che fame aveva!
Mentre sorbiva quasi senza riprendere fiato il latte, lo accarezzavo e mi sembrò che mi sorridesse per ringraziarmi.
Lo portai a casa, e fuori in giardino, gli preparai una scatola per dormire.
Era ormai quasi notte e lo misi dentro, ma lui subito uscì, capii che non voleva stare al buio. Provai allora a chiamare la signora che me lo aveva fatto trovare. “Vecchina, vieni, ho bisogno di te, il mio amico non vuole dormire, come faccio?” Mi rispose all’istante. “Avrà paura del buio.” Poi, eccola arrivare da dietro un angolo e aprendo le mani, ne uscirono una manciata di lucciole che fece volare in alto e subito il cielo nero si illuminò come d’incanto e il mio micetto, si tranquillizzò addormentandosi nella sua scatola.
Così tutta tranquilla lo salutai e andai anche io a dormire nel mio lettino, dove la mia mamma mi aspettava per raccontarmi una storia ed ascoltare le mie avventure del giorno.
Mi appisolai felice di avere un amico così speciale e poi ripensai alla vecchina.
Era stata una strana conoscenza e ripensando a tutto mi resi conto che non era una signora qualunque, ma la mia dolce fatina.
Era venuta ad aiutarmi e a donarmi un amico, la cosa più preziosa che ci sia nel mondo.

Gabriella Di Maggio


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