Fiorentini si Cresce

C’era una volta un astuccio


Cosa accade quando le penne e le matite vogliono uscire dal buio dell'astuccio? Ce lo racconta Maria Gabriella Di Maggio
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 Vi siete mai chiesti come vivono le vostre penne, i colori, le matite, le gomme?
Sono sempre chiusi e ben legati da uno stretto elastico in un astuccio che solo quando fate i compiti aprite.
Un giorno, mentre stavo leggendo, sentii un vociare provenire dal mio astuccino filiforme che avevo appoggiato sul tavolo. Avvicinai l’orecchio all’astuccio e mi misi in ascolto: ”Apri, non lasciarci sempre al buio e senza aria, non riusciamo a respirare!”.
Titubante feci scorrere la chiusura lampo che lo chiudeva e… subito: “Oh…Oh… finalmente un po’ d’aria, si soffoca lì dentro, è talmente piccolo questo astuccio e noi siamo troppi!!!”
“Ma guarda un po’, mi chiesi, non sapevo che degli oggetti potessero parlare!” Una piccola penna a sfera si fece largo fra le altre e mise il capo fuori, aveva una piccola lacrima che scendeva lungo il suo corpo: “Asciugami la lacrima, ti prego, altrimenti sporcherò il tuo dito quando avrai bisogno di me!”
“Ma come mai stai piangendo, le chiesi, non sei felice tra i tuoi amici?”
“Certo, non mi piace stare sola, ma i miei amici a volte sono dispettosi.
La matita sta sempre abbracciata al temperino e non vuole che nessuno si avvicini a lui perché solo lui può temperarla e farla bella!”
Qualcuno ci interruppe: “largo, largo, lasciatemi uscire, non voglio stare ancora un minuto qui dentro, questo posto non fa per me!”
La voce era della penna stilografica che, non appena l’aiutai ad uscire fuori dall’astuccio si precipitò sul foglio su cui stavo scrivendo.
“Finalmente!...è ora che ti ricordi a svuotare la mia pancia da questo inchiostro blu, non mi piace, preferisco il nero, è più importante, infatti tutti i documenti sono scritti con l’inchiostro nero!”
“A me piace scrivere con l’inchiostro blu” le risposi.
La penna allora iniziò a rotolarsi sul foglio andando avanti e indietro:” Finiscila, le dissi, o finirai per cadere dal tavolo!”
“Voglio che tu mi togli questo cappello che mi copre anche gli occhi, voglio vedere dove sono finita uscendo da quel tubo buio!”
La presi e con cura svitai il cappelletto che le copriva il viso, riuscii a toglierlo dalla sua testa e, quando finalmente si accorse che stava muovendosi su un foglio bianco, cominciò a correre ridendo, più correva più lasciava dietro di sé linee, gocce d’inchiostro, cerchietti, quadratini…. Insomma aveva imbrattato tutto il mio foglio.
“Ma cosa fai, la strillai, ti sei accorta che mi hai rovinato la pagina?”
La penna si fermò e, come se mi guardasse dispiaciuta disse: “Avevo una gran voglia di esprimere la mia gioia nel tornare a scrivere dopo tanto tempo che ero rimasta rinchiusa in quell’astuccio buio! Ora sono qui, prendimi e inizia a scrivere, vedrai che sono ancora brava, so scrivere i numeri ed anche le parole lunghe. Insomma, io e la tua mano scriveremo i tuoi pensieri! Non sei contenta di me?”
Non sapevo cosa rispondere, la penna a sfera ferma sul tavolo mi guardava e si aspettava che scegliessi lei che era più obbediente, ma mi piaceva scrivere con quell’inchiostro blu, presi la penna stilografica fra le dita e iniziai a scrivere…scrivere non finivo più e lei era contenta, non si stancava, il suo inchiostro blu aveva formato tante parole, pensieri che erano nella mia mente e avevano bisogno di una penna con tanto inchiostro blu per venire fuori. All’improvviso il punto mi ferma: “Perché ti sei fermata, mi disse la penna, mi piace scivolare sul tuo foglio e mi diverto quando scrivi tutti quei segni strani!” “I segni strani che dici sono il punto esclamativo e interrogativo, ora però il punto mi ha fermato perché il foglio è quasi pieno e il tuo inchiostro è quasi finito!”
“Non mi ero accorta, sentivo però un languorino nella pancia, ma ero troppo felice nel volteggiare che non ci ho fatto caso!”
Mentre prendevo l’inchiostro per ricaricare la penna sento qualcuno che urla: “Lasciami.. voglio uscire anche io, prometto che non combinerò guai!” E’ la gomma che vuole uscire, ma la matita la tiene stretta per paura che una volta sul foglio con le sue giravolte cancelli alcune parole.
Poi la matita e il temperino l’aiutarono ad uscire con la promessa che non si doveva agitare troppo.
Io guardavo tutto quel movimento e decisi di aiutare quella vecchia gomma a forma di cuore che non ricordavo più di avere. La sollevai, era consumata da una parte e a stento riusciva a stare in piedi.
La posai sul bordo del foglio, ero sicura che non si sarebbe mossa, era troppo vecchia… All’improvviso una puntina da disegno saltò fuori e andò a conficcarsi nel corpo della gomma; “Aih… qualcuno mi sta uccidendo, aiuto… ti prego togli questa puntina!!!” Riesco a togliere quella puntina che subito però mi rimproverò: “Perché mi fai questo, io sono affezionata a quella gomma e volevo stare sempre nel suo cuore!”
“Ma se ti infili nel suo corpo la uccidi, vieni ,che mi aiuti a fissare il mio foglio sul tavolo, così la penna potrà giocare meglio!”
Con la testa bassa e la punta tutta piegata la puntina non poteva più aiutarmi, allora la lasciai accanto alla vecchia gomma che l’accolse con un sorriso. La penna, la matita e il temperino erano usciti dall’astuccio e osservavano quel foglio che ormai era tutto pieno di segni e parole .Avevo finito di scrivere, rimisi il cappello alla penna che ormai stanca si addormentò.

Maria Gabriella Di Maggio




Commento inviato da: Clara Bianchi in data: 03/10/2020

Sei superlativa!!! Bellissima fiaba, scritta benissimo e coinvolgente al massimo!!


 
 
 
 
 
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