Fiorentini si Cresce

Un turbine di allegria: Gaia Nanni


Oggi incontriamo una fiorentina davvero speciale: donna, sognatrice, attrice e mamma...
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Buon dì carissima, ricordo la tua voce allegra che ci teneva compagnia in radio, un paio di anni fa abbiamo parlato insieme degli appuntamenti per le famiglie su Radio Toscana. E non solo... sul grande schermo ti abbiamo applaudita nell’ultimo film di Pieraccioni “Se Son rose” in una divertentissima interpretazione.
Di recente sei tornata in teatro con “La Meccanica dell’amore” dove sei una cameriera robotica quanto mai particolare… per niente elastica, paragonata alla testardaggine di Alessandro Riccio, anziano bisbetico e molto solo.
Al Ridotto del teatro Puccini, con «Gli ultimi saranno ultimi», hai affrontato in un monologo ben cinque donne molto lontane e diverse tra loro: una manager, un’operaia, una poliziotta, un’anziana donna delle pulizie e un transessuale.

Bene, allora ti chiedo: ma chi è Gaia Nanni?
Così su due piedi mi viene da dirti che Gaia Nanni è una donna con così tante donne dentro che aveva due possibili strade da percorrere: o finire in un reparto di Psichiatria femminile oppure dare voce a tutte le femmine che l’abitano facendo l’attrice. Ecco, ho scelto la seconda via.
 
Menomale, via... E come definiresti la vera donna che sei?
Multiforme, avvinta alla vita, moderatamente disperata e a tratti euforica. Insomma un gran casino.
 
In quanti ruoli ti ritrovi?
In tutti i ruoli mi ritrovo e mi “devo” ritrovare.
Nessun attore sceglie i personaggi che interpreta, ma ci passa attraverso, li rende suoi, li ama anche nelle loro bassezze e sgradevolezze. Quindi la grande avventura quando mi viene affidato un ruolo, sia esso di una santa o di un’assassina, è quello di farmi piccina e scomparirci dentro. Portare in scena una ricerca prima che la propria vanità resta per me un monito importantissimo.
 
Lavoratrice, compagna, madre dei gemellini che proprio in questi giorni hanno compiuto 5 anni. Cosa ti piace più di tutto nella vita?
Tentare di viverla, sembra una sciocchezza piena di retorica ma non è così. Tentare di non sprecare l’enorme meraviglia di essere venuta al mondo facendo con amore profondo il mio lavoro, cercando di rendere felici le persone più importanti della mia vita, alternando imprese impossibili (come per esempio rendere il Teatro un bene di massa) ad imprese spicciole e quotidiane (come convincere due energumeni alti un metro ad andare a scuola ogni giorno). Se si vive a perdi fiato poi d’un tratto ci si accorge che le imprese impossibili diventano quelle spicciole e quotidiane: le mamme lavoratrici ne sanno qualcosa.
 
A cosa non rinunceresti mai e poi mai?
Ai miei affetti, alla mia famiglia, agli amici preziosi che altro non sono che la famiglia che ci siamo scelti. E diciamolo via, non rinuncerei mai e poi mai allo stupore.
 
Hai già raggiunto tutti i tuoi obiettivi o ci sono altri sogni nel cassetto che vorresti manifestare?
Ci sono tanti sogni nel cassetto, anzi, dovrei andare all’ikea attaccarmi alla macchina delle polpette e capire anche se fanno cassetti estensibili. Ma i miei sogni sono “normali” lavorare meno, guadagnare di più e passare più tempo col naso nel collo dei miei bambini. Annusarli e vederli crescere.
 
E’ facile conciliare il tuo lavoro con i figli?
Per niente, il mio lavoro si svolge nel tempo libero degli altri. Il fine settimana, la sera, i weekend. Spesso sono in teatri lontani dalla Toscana a spendere tutto il cachet in regali per chi resta a casa.
Ma se si sopravvive ai sensi di colpa, che vorrei dire a gran voce alla Donne che ci leggono sono il sentimento più inutile che ci hanno dato in dotazione, allora si riesce in maniera funambolica a fare tutto.
Anche ad essere felici.
 
Sono daccordo. Grazie per avercelo ricordato.
Mi dici cosa adori dei tuoi figli? E anche cosa davvero non sopporti, quando magari… forse… chissà… ti fanno un pochino arrabbiare!
Senza forse e senza chissà! Mi fanno imbestialire e buttare all’aria tutta l’educazione mansueta e montessoriana del cosmo. E tra bestemmie e ti amo ecco, li amo perdutamente e mi fanno arrabbiare perdutamente proprio per lo stesso motivo: per fortuna non sono i figli che sognavo di avere, sono proprio i figli che sono venuti. Arrivati con la loro personalità, i loro codici, la loro attitudine a capovolgermi la vita senza domandarsi come doveva essere “il figlio perfetto che voleva la mamma”.
Giulio e Dario sono nati che pesavano meno di un kg, prematuri e fragili.
Sono nati e vivono come vogliono loro.
Giulio non è capace di toccare le nuvole con uno stecco.
No.
Giulio è capace di convincere con entusiasmo 80 mesti e grigi amministratori di condominio, vinti dalla vita, che è davvero possibile toccare le nuvole con uno stecco.
Giulio mi chiama con la mano a sogliola e mi dice "la vuoi sentire una cosa da ridere?"
E me lo dice nei giorni che per me sono più faticosi e li ribalta, così, in un passo assurdo d'amore imprevedibile.
Ti contagia, anche se non puoi o ti girano i coglioni.
Giulio ti "monta a neve" con tutte le domande su tutti i perché delle domande che perché hanno i perché le domande con i perché.
Giulio sembra guardare la tua stanchezza da lontano, quando te sei ormai con l'occhio bovino senza vita sul divano e lui invece non si spenge, sembra dire "oh mamma ma che mi hai partorito per farmi star fermo?”
E ha ragione lui.
 
Sai cosa sto pensando? che il tuo nome ti si addice parecchio. Di nome e di fatto sei proprio un turbine di allegria...
Ti ringrazio della tua disponibilità. Ti va di lasciare un ultimo messaggio per tutti i genitori di Firenze e dintorni che ci stanno leggendo?

Ce la possiamo fare ragazzi, teniamo duro! La nostra è la battaglia più assurda e meravigliosa del mondo.
Gaia Nanni

Di Elisa Staderini


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