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- L'esperto risponde - I consigli della psicologa |
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LA Dott.ssa in PSICOLOGIA riponderà a tutte le vostre domande. Scrivete a psicologo@fiorentinisicresce.it
La Dott.ssa Antonella Bartoli si è laureata in Psicologia Clinica presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha vissuto per diverso tempo all’estero affiancando le problematiche dei ragazzi di strada ed assistendo bambini con difficoltà relazionali e cognitive. Ha lavorato presso l’Università de Oriente di Santiago de Cuba sulle tecniche di ipnosi in soggetti adolescenti e adulti. Attualmente si occupa di bambini di età pre-scolare |
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Ci siamo, è adolescenza! |
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Sono disperata e stanca! Ho un figlio di 11 anni che da sempre ha un carattere molto irrequieto ma adesso siamo proprio alla "frutta". E' dispettoso, insolente e maleducato, sia nei miei confronti che nei confronti dei miei genitori con i quali trascorre quasi tutta la giornata. Non mangia quasi niente e tutte le volte che arriva l'ora dei pasti lo devo imboccare, questo gli permette di giorcare alla psp o di vedere la tv senza accorgersi di quello che mangia. Questa situazione di persè crea già un enorme disagio organizzativo, soprattutto se si considera che suo padre è fuori casa per lavoro dalla mattina alla notte, e tutte le incombenze ricadono su me e sui nonni. Sembra essere in lotta con il mondo! Pur portandolo spesso fuori (viaggi, gite, week end) lamenta di avere una vita schifosa, di non essere lasciato libero come gli altri suoi amici...Cosa devo fare? Lui non ha regole, crede di poter fare tutto quello che vuole quando vuole e come vuole. Fino ad oggi nel padre ha avuto un valido aiuto perchè, considerandolo piccolo, lo ha assecondato con la speranza che con l'età avrebbe cominciato a ragionare. Ma così non è stato!!! Adesso siamo disperati in 2 anzi in 4!!
Non teme punizioni e nè schiaffi o pizzichi materiali (gli dò anche questi per la disperazione). Ho pensato che forse il collegio potrebbe fargli capire cosa significa vivere con regole e orari, pensa che possa essere una buona idea? Io vivo in un paesino della Puglia, pertanto questo comporterà il suo trasferimento in città, lontano dai suoi amici
e dalla sua scuola.
Per piacere sto per cadere nella totale depressione, datemi un consiglio.
Grazie, Rossella
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11 anni è un'età difficile, in cui il "bambino" lascia il posto al "ragazzo" con le sue esigenze di uscire, di stare con gli amici e di giocare con loro.
Educare un bambino non significa accontentarlo in tutto, non sono i sì detti che fanno di una persona un bravo papà è al contrario la capacità di insegnare regole e valori da rispettare affinché i bambini riescano a crescere integrati nella società e pienamente sviluppati come individui autonomi e indipendenti.
L'imboccare suo figlio consoliderà in lui la sua incapacità nel farcela da solo, suo figlio non deve giocare alla psp, deve mangiare e questo glielo può dire solo lei, se non lo fa, non mangia. Deve renderlo capace di essere indipendente perché è nell'età per riuscirci, gli dia regole e valori importanti sui quali non transigere, valori che le appartengono. Lo faccia uscire con i suoi amici, lo iscriva ad uno sport dove possa sfogare le sue ribellioni.
E' sicuramente un'età, quella di suo figlio, in cui tutto viene messo in discussione, anche i propri genitori, è l'adolescenza. Si ritagli pure lei alcuni spazi nella giornata in cui
ricaricarsi, magari quando il ragazzo è a giocare, anche lei è importante!
Personalmente aspetterei per il collegio, a volte non sono buone soluzioni.
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5 anni- enuresi notturna |
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Ciao sono Francesca la mamma di Ester che ha 5 anni e mezzo lei ha un problema di enuresi notturna.
Dall'eta di 3 anni lei dorme sempre con il pannollino l'anno scorso d'estate gli e l'ho tolto ed era riuscita per un mesetto a giorni un po alterni a non farla a letto poi arrivato l'inverno aveva riniziato tutti i giorni e gli ho rimesso il pannolino.
Quest'anno ho riprovato è un mese che è senza pannolino e fa pippi a letto e non si sveglia non sente neanche il bagnaio, dorme fino alla mattina tranquilla .
Ester ha due fratelli uno di 3 e 1/2 e l'altro di 2 …la pediatra mi ha detto che puo essere gelosia…… non so piu come fare. Ho provato a svegliarla la notte ma si arrabbia e non fa pipi gli o detto che se riesce a non farla gli compro la bicicletta …… che posso fare? |
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L'enuresi notturna per un bambino sopra ai 5 anni può essere causa di problemi fisiologici da non escludere e su cui indagare. Tuttavia, potrebbe anche esserci, da parte di vostra figlia, una regressione per la nascita dei due fratellini. Spesso il bambino maggiore si sente spodestato dal trono e aziona i meccanismi "imitazione" del più piccolo e il
pannolino messo per andare a letto dalla madre è per sua figlia un momento di intimità che potrebbe volersi ritagliarsi. Inoltre l'alternanza con cui prima glielo toglie e poi glielo rimette, può causare un' incapacità di capire quello che deve fare. Provi semplicemente a toglierlo del tutto, con decisione, senza far vedere a sua figlia che è preoccupata per questo problema. Cerchi anche di ritagliarsi del tempo da dedicare solo a lei e guardi cosa succede la notte. Controlli se darle maggiore importanza, baci e coccole provochi in lei una reazione sull'episodio notturno. Non la brontoli quando accade e non si perda d'animo, ci vorrà del tempo, deve solo abituarsi. Se dovesse continuare le consiglierei di consultare comunque il pediatra, anche per escludere qualsiasi tipo di problema fisiologico.
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Una settimana di mare e non ci saluta più... |
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Salve Dott.sa Bartoli
io e mia moglie Giada lavoriamo in città mentre nostro figlio di 3 anni attualmente è al mare con i nonni.
Li raggiungiamo il venerdi sera per ripartire la domenica sera, e nonostante le code siamo felici di spostarci per tutta l'estate solo per stare con lui. Ma una cosa ci turba, il comportamento del bambino al nostro arrivo. Quando ci vede, non ci degna di un saluto colpendo soprattutto mia moglie. Il piccolo fa finta di non vederla e lei ci soffre parecchio, fino al sabato in giornata quando torna ad essere coccolone con noi due.
Poi la domenica il distacco va bene, non piange e non fa storie, ma il problema è diventato grosso per Giada.
Gentile Dott.sa Bartoli cosa ci consiglia di fare? riportarlo in città è problematico...oltre al caldo tremendo di questi giorni!
Spero in una sua risposta. Grazie
Roberto (AR) |
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Il fatto che si renda necessario e in questo caso anche più opportuno (dal momento che lavorate entrambi) lasciare il figlio al mare con i nonni, spesso si deve fare i conti con il proprio senso di colpa. E' importante che ripetiate a voi stessi che fate la cosa giusta e che non lo abbandonate, bensì gli create una situazione più divertente che starsene in città. Spesso i bambini si accorgono del sentimento di un genitore e già all'età di 3 anni ci giocano sopra, quindi l'indifferenza che manifesta all'inizio, può essere un modo di "accentuare" questo sentimento che esiste e sente, soprattutto nella madre. Oltre a ciò esistono anche in lui quelle emozioni contrastanti che esplodono quando vi vede (rabbia per l'abbandono e felicità del ritorno)e che non riesce a gestire, quindi l'indifferenze diventa per lui anche una strategia per placare i suoi turbamenti, tant'è che poco dopo li
calma con le sane e dolci "coccole del pomeriggio". |
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Bimbo troppo irrequieto |
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Buon giorno Dott., le scrivo perche' ho un problema che mi sta molto a cuore, il mio nipotino di 6/ anni e mezzo che ha gia' finito adesso la prima elementare, da molti problemi con i suoi genitori, in quanto non da assolutamente retta, dice parolacce, sputa anche ultimamente e non riesce con i compagni a giocare tranquillamente, ma li stuzzica tanto che loro stessi poi lo allontanano.
Sono molto in ansia anche perche' tra i genitori si e' creata un rottura in quanto mio genero non sopporta piu' comportamenti del bambino e non solo urla con lui ma litiga molto anche con mia figila tanto da pensare alla separazione.
La maestra e' stata anche contenta del suo anno scolastico, e 'un po' e' migliorato ma ancora non siamo arrivati al punto di vederlo cambiare.
Se puo' darmi dei consigli di cosa insegnarli e spiegarli tanto perche' poco a poco lui riesca ad imparare e comportarsi meglio.
Premetto e' gia' stato dalla logopedista e ha fatto due anni con lei , e da un psicologo della scuola, ma mio genero poi non ha voluto piu' di tanto proseguire in questa direzione, anche perche' i medici stessi non glielo hanno come dire consigliato.
La ringrazio anticipatamente una nonna preoccupata
Grazie di cuore.
Maria Rosa Collina |
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Salve,
sarebbe importante sapere da quando esattamente sono cominciati i problemi tra i genitori. Spesso un bambino può rispecchiare una situazione di stress che, non riuscendo a controllare, la sfoga con comportamenti aggressivi e di rifiuto. Il modo di porsi di un genitore è fondamentale per l'esempio di educazione che si vuole dare al bambino, se questo atteggiamento è litigioso il figlio non potrà altro che imparare a "litigare".
Inoltre le regole che si incontrano alla scuola elementare in genere sono più severe di quelle della scuola materna e ben presto il bambino sarà in grado di rendersi conto delle conseguenze di determinati comportamenti.
Lei come nonna potrà insegnargli delle strategie per poterlo fare nel modo più efficace...la solita e buona regola di contare fino a 10 prima di reagire...insegnare al bambino a fare respiri profondi per allontanarsi dalla situazione che lo molesta sollecitandolo in attività che lo possono attrarre piacevolmente.
Per quanto riguarda il comportamento con i genitori, credo sarebbe opportuno che loro stessi si facciano delle domande.
Cordiali saluti.
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La gelosia |
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Cara Dottoressa, le scrivo perchè abbiamo un problema con il nostro figlio maggiore.Lui ha 9 anni ed è estremamente geloso del fratello di 4 anni e mezzo.Il piccolo è molto esuberante vivace gioiale e fatica a rispettare le regole.
Mentre il più grande è più tranquillo, molto intelligente (con ottimi risultati scolastici), ma allo stesso tempo polemico, molto serio, insicuro (ma non accetta mai di sbagliare).
Non riuscendo a gestire la sua gelosia, diventa disobbediente e particolarmente dispettoso, sia nei confronti del fratello che degli altri. Spesso alza anche le mani sul piccolo.
Tutto ciò scatena delle animate discussioni in famiglia, e lui assume sempre la parte della vittima.
Noi non crediamo di fare parzialità, anzi, vista la disobbedienza del piccolo è spesso lui ad essere punito.
Come dobbiamo comportarci?
Ringraziandola anticipatamente la saluto. Saverio |
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E' assolutamente normale riscontrare nei figli, in particolar modo nei primogeniti, dei vissuti di gelosia, specie se il bambino più grande sta attraversando una fase di passaggio molto difficile. Nove anni sono un'età dove si avvertono i primi desideri di indipendenza ma si ha ancora tanta voglia di "coccole" e protezione. Il doversi confrontare con un fratello minore, più esuberante e più coinvolgente, può creare uno stato di gelosia.
Quello che posso consigliarvi è di cercare di mettervi nei panni del maggiore, trattandolo con tanta dolcezza e tolleranza (pensando che comunque è ancora un bambino in lotta con se stesso), senza però perdere mai la fermezza dei rimproveri necessari. Si tratta di avere la giusta decisione nell’evitare di lasciarsi tiranneggiare dalle sue dimostrazioni strumentali (per esempio se volete abbracciare il figlio più piccolo, non farlo di nascosto o non manifestare felicità per una sua conquista se c'è il più grande presente), chiarendo attraverso i propri comportamenti che non si rinuncia alla libertà di amare e di ricevere amore anche dall’altro figlio.
Cercate di far evolvere tali sentimenti nella giusta direzione (fategli capire il vantaggio di essere grande rendendolo più indipendente su alcuni aspetti) senza negarne l’esistenza né viverla come il
fallimento del proprio stile educativo. Tutto ciò sarà faticoso e difficile, ma è sicuramente maturante per suo figlio perché creerà le condizioni necessarie per instaurare dei rapporti affettivi futuri che non siano piegati alle proprie esigenze egocentriche. Il tempo comunque rappresenterà un buon alleato poiché permetterà al bambino geloso di constatare che i genitori continuano a volergli bene, anche se contemporaneamente amano qualcun altro oltre a lui.
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Tempo pieno o tempo ridotto? |
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Salve Dott.ssa Bartoli,
mi chiamo Maurizio e le scrivo per chiederLe un parere su un dubbio che abbiamo sul modulo scolastico da scegliere. A settembre Martina andrà a scuola e abbiamo la possibilità di iscriverla sia a tempo pieno che ad un tempo pieno ridotto, come classe sperimentale, a 32 ore anziché 40, con 2 pomeriggi e il sabato a casa. Ora noi saremmo orientati verso il tempo ridotto se non fosse che in questa classe non ci sarà neanche un compagno/compagna dell’asilo. In qualche modo Martina può soffrire di questa situazione? Sicuramente al mattino vedrà entrare tutti i suoi attuali compagni in una classe, mentre lei sarà destinata ad un’altra. Per conoscenza Martina è una bambina allegra, non sta mai zitta e ama stare in compagnia, non ha mai avuto problemi di inserimento. Lei cosa ne pensa? |
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Salve Maurizio,
i bambini dell'età di vostra figlia giocano ancora individualmente, esiste l'amica che chiama spesso, ma il legame e la simpatia che si può creare tra bambini compare solo dopo i 4 anni. Il gioco è ancora incentrato su se stessi. Vi consiglierei quindi, di scegliere la soluzione più idonea alle vostre esigenze. Inoltre durante la giornata scolastica, le classi si riuniscano in spazi comuni e vostra figlia potrà incontrare le sue amichette del nido, anche se, da come mi avete accennato nella email, la predisposizione all'allegria e allo stare in compagnia della bambina le faciliterà il percorso di una nuova socializzazione.
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Quando "partono le mani"... |
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Cara Dott.ssa Bartoli, buonasera,
mi chiamo Cristina e ho trovato il Suo indirizzo sul sito di Fiorentini si cresce e le Sue risposte mi sono piaciute tanto e perciò Le scrivo, per mia figlia di 8 anni ( 9 in agosto ) ;
Sabrina ha sempre dimostrato di essere arguta, intelligente, estroversa, spiritosa, dolce, simpatica ( la sorella di 15 invece è sempre stata timida ed introversa, sono come il giorno e la notte ), e fin qui tutto ok, ha sempre dimostrato gusti precisi e ben definiti sin da piccola, ma c'è un suo atteggiamento che sin dai tempi del nido è emerso, scemando pian piano, ma che si fa vedere anche oggi che è in terza elementare: per un niente, per esempio se una bambina le dà fastidio, ma non con dispetti, basta che le parli di qualcosa che a lei non interessa, come oggi, le prende il nervoso e dà un pizzicotto, ma forte che lascia il segno, l'altra volta a ginnastica stessa storia ad un bambino che IL GIORNO PRIMA l'aveva spaventata con un ragno di plastica, oppure ancora, ad un bimbo che le ha solo chiesto cosa stesse disegnando ha dato un pugno vicino ad un occhio!!!! Eppure è una bambina solare, fantasiosa, sensibile, ma ogni tanto le "partono le mani" nemmeno lei sa perchè. Io le ho detto che se alza le mani passa sempre dalla parte del torto, che non è mai una soluzione, e le ho consigliato di tenersi le mani una con l'altra ed allontanarsi un attimo dal bambino/a quando sente che sta per spazientirisi...ma fino ad ora non ce l'ha fatta.
Questo le crea grossi problemi con gli altri, alunni e maestre, oltre a perdersi magari quel premio x tutta la settimana che è stata brava, rovinando tutto per 5 secondi di nervoso...il pugno è stato un episodio, ma i pizzicotti sono una costante da sempre.
Un'altra cosa che le dico per avere un quadro della tenancia che ha, ed è questa: in agosto 2009 abbiamo adottato dal canile una cagnolina, che è una santa, perchè lei veramente sfinisce tutti perchè è vivace e chiacchera sempre, ma con questo povero animale ( che più di avvisarla con un grrr non ha mai fatto ), è veramente lo sfinimento! Ora va LEGGERMENTE meglio, ma sono passati ben 9 mesi di battaglie pluriquotidiane per fare in modo che lasci in pace sto cane, povero!
Sono preoccupata, le maestre mi consigliano di portarla da un medico, ma io non sono convinta e spero che basti farla ragionare come abbiamo sempre fatto, riusciremo a venirne a capo.
La prego, mi dà un suo parere per favore? Mi sarebbe di grande aiuto, perchè questa situazione mi spiazza e preoccupa molto.
La ringrazio in anticipo se vorrà rispondermi, e La saluto cordialmente,
Cristina.
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Il carattere esuberante di un bambino, così di una persona adulta, è certamente innato. Gli episodi di violenza che sua figlia si trova a scaricare sugli altri, possono derivare da una incapacità di gestire l'emozione della rabbia ( e ciò è anche capibile, data l'età). Il consiglio che posso darle è di farle provare una sport (pallavolo,calcio, circo.....) di gruppo dove la bambina si troverà "costretta" a stare alle regole del "gioco" di interazione con gli altri e a doversi confrontare con una realtà, altra da lei, affinché l'obiettivo del gruppo venga conseguito (ciò sarà anche fonte di autostima!). Il beneficio che ne trarrà sarà quello di poter scaricare le dirompenti emozioni in qualcosa di cui poi, potrà essere orgogliosa. Con caratteri così esuberanti e brillanti è necessaria fermezza e
decisione anche da parte vostra, con tanta, tanta pazienza!!!
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Armi giocattolo:stimolano la violenza oppure no? |
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Salve Dott.ssa Bartoli, mio figlio è un bimbo dolcissimo che ama tanto giocare. Vorrebbe delle pistole armi in generale, mentre io sono contraria e non gliele compro. Suo padre dice che non c'è niente di male perchè lui da piccolo giocava con le pistole e non per questo è diventato un delinquente. Il nostro bambino nonostante non abbia delle armi giocattolo, se le "crea": ogni oggetto in mano sua diventa una pistola con cui fare "bang" e "ammazzare". Le chiedo se posso ritenere questo un normale comportamento (ha 4 anni e mezzo) oppure se è sintomo di una qualche violenza latente e quindi dovrei preoccuparmi. La ringrazio dei consigli che mi darà. |
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Le armi giocattolo, i giochi di lotte, le battaglie sono utili al bambino (in special modo ai maschi) per sfogare la naturale aggressività insita in lui.In più, come già, furbescamente e anche saggiamente, le ha suggerito suo figlio, potrebbe utilizzare qualsiasi oggetto (un mestolo, le costruzioni lego...)facendo finta che sia un'arma, perché la cosa importante è che lui SIMULA la lotta e NON la COMPIE realmente e questo lo aiuta ad incanalare le sue spinte aggressive. Concetto come violenza o guerra, sono concetti estremamente difficili da far capire ad un bambino, in special modo così piccolo. L'aggressività è importante incanalarla attraverso sport o balli che possono rispondere alle esigenze del bambino in particolare.
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Comportamenti ribelli: la preadolescenza |
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| Salve, mio figlio ha quasi dieci anni. E' sempre stato un bambino bravo educato con una buonissima reputazione a scuola fin dall'asilo. Con me (la madre) ha sempre avuto un comportamento un po' piu' capriccioso ma solo in casa non in pubblico. Negli ultimi tempi sta diventando una situazione insostenibile, nonostante non abbia ripercussioni sul rendimento scolastico mi ha dichiarato letteralmente guerra! Non vuole studiare fare i compiti, ho perso completamente la mia autorevolezza, e' insolente maleducato, mi sfida continuamente senza temere neanche punizioni. Abbiamo provato a privarlo del computer e i giochi elettronici (suo interesse basilare), ma niente anzi e' come se oramai non avesse piu' senso neanche provare a "fare il bravo". Esprime chiaramente il suo disinteresse allo studio o ad una sua collaborazione. Non so piu' come gestire la situazione. Ho provato a stimolarlo passando piu' tempo con lui, andando da qualche parte facendo qualcosa insieme...ma si rifiuta addirittura di uscire con me, dice che non gli interessa uscire con me. Da due anni e mezzo e' nato il suo fratellino che sicuramente ha tolto tanta attenzione a lui, ma io non so cosa farci adesso, ora c'e' il piccolo ed io non posso dividermi. Il padre anche se non e' stato menzionato, e' molto presente ma anche lui non riesce a trovare la strada. Lui e' un po' piu' temuto e rispettato ma con me oramai e' a briglia sciolta e neanche il padre riesce a intervenire. Caratterialmente e' molto introverso e non tira fuori niente, anche se negli ultimi periodi ha dimostrato molta rabbia nei miei confronti. Sono disperata arrivo la sera sono sfinita perche' ogni giorno e uno scontro continuo. Datemi un consiglio, vorrei parlare con qualcuno ma non so a chi rivolgermi. Grazie F.S. |
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I comportamenti ribelli di suo figlio sono l'espressione di un percorso emotivo che il bambino si trova a vivere. In questa fase il sentirsi grandi e piccini oscilla da un 'ora ad un'altra. La presenza del fratellino,di 2 anni e mezzo, quindi con il suo carattere già formatosi e con la sua imposizione nella scena della famiglia, sicuramente ha accentuato questo pendolo che non è stabile. Il rifiuto del suo "contatto" è una protezione alle sue emozioni di desiderio di lei e delle sue attenzioni ( prima lui era il re della famiglia ora deve condividere la scena con un altro protagonista che sicuramente si fa sentire). Non vuole essere stimolato, bensì preso e portato fuori, al cinema, a mangiar la pizza, come un grande. Ha bisogno di essere rassicurato che per lei è sempre il suo amato ragazzo. Cerchi di ritagliare spazi di tempo solo per lui, senza il piccolo. Provi a non parlargli più dello studio come dovere, bensì come una piacevole responsabilità dell'essere grande, perché lui possa sentirsi orgoglioso di se e lei di lui("sei grande e sai quello che devi fare"). E'inoltre importante che un genitore mantenga il rispetto per sè stesso, non permettendo di farsi maltrattare, dimostrandosi convinto del proprio valore e di non meritarsi di essere trattato male, anche perchè così facendo stabilisce un modello per il figlio e lo stimola a fare altrettanto.
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Aggressività dei bebè |
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Salve,sono mamma di una bimba di quasi 11 mesi. Vorrei chiedere il suo parere perchè la bimba che tra l'altro è estremamente vivace ed apprende con sorprendente facilità, ha dimostrato in questo ultimo periodo atteggiamenti di aggressività (lancia oggetti con rabbia, dà pizzicotti), insofferenza ( ad es. non tollera neppure più il bavaglio che si strappa con incredibile stizza) e tante bizze quando non le facciamo fare tutto ciò che desidera. Per noi genitori si tratta di una situazione veramente frustrante anche perchè siamo persone (almeno per quanto posso giudicare) tranquille e teniamo in maniera particolare a mantenere il nostro nido sereno. Ci dispiace vedere che nonostante i nostri sforzi di educarla con amore e nel rispetto delle più elementari regole comportamentali e sociali faccia l'esatto contrario. E' talmente indisciplinata che non mangia neppure nel seggiolone. Abbiamo provato con le buone e con le "cattive" ma sicuramente ci sfugge una veduta più ampia della situazione. Mi dico e dico a mio marito che se seminiamo bene tanto male non potremo poi raccogliere ma a volte mi rendo conto che siamo messi a dura prova e che la situazione è molto faticosa. In buona sostanza mi piacerebbe sapere se possiamo considerare questi atteggiamenti una tappa normale del processo di crescita oppure dobbiamo approfondirli meglio. Alessandra
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Le manifestazioni di aggressività da lei descritte sono molto comuni nei bambini in questa fase dello sviluppo. Il bambino si trova investito di una carica emozionale che spesso non riesce ad esprimere se non con atteggiamenti aggressivi. E' una fase in cui viene fuori tutto il suo carattere (vivace e deciso nel vostro caso)e non ha la percezione dei propri limiti. Il genitore dovrà quindi essere convinto che il porre dei limiti (quindi dire no o stabilire regole) comporta dare al bambino sicurezza, senso di protezione e che è importante farlo con decisione e autorevolezza. Quando manifesta aggressività (pizzicotti o altro) provate e contenerla tranquillizzandola amorevolmente ma comunque manifestandole la fermezza del "non devi farlo". Se posso consigliarvi quando è nel seggiolone provate a darle dei giochi (libri musicali, libri con le finestrelle, cucchiaio per batterlo sul tavolo...)perchè si distragga dalla situazione di protesta e mangi.
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La famiglia allargata: il difficile è far accettare la nuova situazione |
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| Sono un padre separato da oramai 3 anni, ho una bambina di 10 anni. Adesso convivo da circa 1 anno con la mia nuova compagna. Abbiamo serie difficoltà ogni volta che mia figlia deve passare dei giorni con me. Mia figlia non vuole rimanere a dormire con noi, vuole stare con me, ma solo durante il giorno perchè la sera vuole tornare dalla madre. Cosa posso fare? Abbiamo provato ad assecondare le sue richieste, ad avere un atteggiamento autoritario imponendo la nostra volontà, a spiegare la nuova situazione, a chiederle di comprendere che io e la mia compagna le vogliamo bene, ma la situazione sta degenerando. Non voglio che ogni nostro incontro si trasformi in una situazione di profondo disagio. Io e la mia compagna cerchiamo di fare di tutto per farla stare bene, ma spesso i nostri tentativi vengono fraintesi sia da mia figlia che dalla mia ex-moglie, che non gradisce la presenza della mia compagna in casa quando c’è la bambina. |
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La separazione è un evento importante nel quale i figli si trovano coinvolti involontariamente. Di per se l’evento non è catastrofico, ma porta inevitabilmente un cambiamento e quando si verifica tale situazione è necessario un tempo di adattamento al nuovo. La presenza in più di nuovi partner comporta un notevole sforzo di adattamento, si tratta di riuscire ad instaurare un rapporto nuovo non sovrapponibile a quello che si ha con i propri genitori. In questo nuovo contesto i figli sono più vulnerabili ai cambiamenti ed il problema non si risolve pensando che con il tempo i figli si abitueranno alla nuova presenza. Per intraprendere un percorso evolutivo, bisogna riuscire a sviluppare una relazione armonica tra i genitori separati, senza che l’uno offenda l’altro o manifesti anche non verbalmente un disagio, e quella con i nuovi partner, cercando, da parte loro, di non interferire in modo significativo nella funzione educativa dei genitori e raggiungendo un accordo sulla distinzione dei ruoli. Deve essere chiaro che nessuno vuole prendere il posto di nessuno. E’ quindi importante ristabilire una situazione funzionale del nuovo sistema familiare, ripristinando un situazione di benessere sia per gli adulti che per i ragazzi.
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Il problema dell'enuresi |
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Ho una bambina di 8 anni che ha problemi di enuresi notturna e diurna negli ultimi sei mesi . Non so più come comportarmi ho provato sia con i premi che con le punizioni ma è veramente dura. Da bambina avevo lo stesso problema, cosa posso fare? Grazie, una mamma stanca...
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| Fare la pipi addosso per il bambino è fonte di disagio e di imbarazzo di fronte ai genitori, spesso è la manifestazione di un disagio che va individuata attraverso strategie di comportamento e comunicazione efficaci a risolvere il problema, tenendo conto di quelle adottate nel passato e risultate essere fallimentari. Importante è non sgridare il bambino o costringerlo ad andare in bagno durante la notte o anche dargli premi se riesce a non farla addosso, in quanto potrebbe generare insicurezza o addirittura un rifiuto del bagno. L’intervento psicologico di tipo psicoeducativo, sarebbe un buon aiuto per l’aiuto dell’enuresi. |
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Svogliato e solitario:come aiutarlo? |
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Mio figlio ha 11 anni e frequenta la prima media, ha delle grandi difficoltà a scuola, il suo rendimento è discontinuo, in classe spesso si estranea e non lavora, ha problemi di concentrazione ed è insofferente ai compiti. Rischia di rimanere indietro con il programma a pochi mesi dall'inizio della scuola, io cerco di aiutarlo a fare i compiti, ma non ci riesco. In più ha problemi con i compagni, con i quali non riesce ad instaurare un rapporto. A volte sembra svogliato, ma non riusciamo a capire quando si trova veramente in difficoltà o si adagia. Vorrei sapere come aiutarlo e come affrontare il problema?
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La scuola rappresenta, dopo il contesto familiare, l'ambiente che contribuisce al processo evolutivo dei ragazzi, nei suoi aspetti relazionali, emotivi, affettivi e cognitivi. Le difficoltà che i ragazzi incontrano nell'ambito scolastico possono essere il segnale di un malessere affettivo e relazionale, che si può manifestare con difficoltà di apprendimento, rendimento scolastico inferiore alle reali capacità, difficoltà di concentrazione e di attenzione, iperattività, disimpegno e particolari difficoltà a comunicare e relazionarsi sia con compagni che con gli insegnanti. In questo senso il disagio scolastico può essere considerato un malessere psicologico al quale possono contribuire in modo determinante gli insuccessi scolastici (brutti voti, bocciature, note disciplinari) e la mancanza di riconoscimenti positivi da parte dei compagni, che contribuiscono a minare il livello di autostima e di fiducia nelle proprie azioni. Si tratta di una realtà molto complessa dove non entrano in gioco solo le abilità cognitive, la capacità di impegnarsi nello studio e la buona volontà, ma i problemi scolastici possono essere di natura diversa e presentare diversi livelli di gravità, e derivare dall'interazione di più fattori relativi anche ai contesti di vita extrascolastici del ragazzo. E' importante in questi casi non sottovalutare i sintomi e rivolgersi ad uno psicologo professionista per approfondire le cause che sono alla base del comportamento del ragazzo, ed individuare cosa determina la sua svogliatezza, il suo rifiuto, la sua insicurezza, che non sono sempre direttamente collegate alla scuola. E' importante tenere conto che un intervento precoce favorisce la risoluzione del disagio vissuto dal ragazzo, ma anche dalla sua famiglia, evitando che si stabilizzino dei comportamenti disfunzionali che possono aggravare e cronicizzare la situazione.
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