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L'affidamento familiare

Incapace di far valere i suoi diritti, il minore ha bisogno di tutela. Proveniente da una famiglia difficile o da un paese in guerra, il minore deve essere accolto e aiutato nel suo sviluppo psico-sociale. Il minore è il futuro. di M. Grifi
 
 
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Non sostenere il minore, privarlo delle sue esigenze, delle sue potenzialità e dei suoi desideri, significa non guardare avanti. Deliberare una legge sui minori è di quanto più difficile si possa pretendere dalla magistratura. La legge è impersonale e razionale. L’approccio al minore è sempre personalizzato e intriso di emozioni. Alla luce di queste osservazioni, ben venga un dialogo aperto e proiettato verso un percorso da fare insieme, dove energie e competenze diverse si uniscano nel singolo interesse del minore. È quello che è emerso durante l’incontro “L’affido: ruoli e competenze” tenutosi venerdì 15 aprile 2011 presso la Sala delle Collezioni di Palazzo Bastogi a Firenze: non solo il bisogno di modificare alcune norme, ma soprattutto di intensificare gli interventi secondo un’ottica di integrazione ed in nome di una cultura dell’accoglienza e della solidarietà.



Ad aprire i lavori l’esperienza di un “figlio affidato”, Alfredo Toti (nella foto con Maria Grazia Campus), oggi sessantenne ed autore del libro “Il selvaggio della Maremma”. Nato in Svizzera ed abbandonato dai genitori in un ospedale milanese a soli tre anni perché diventato “scomodo” a causa di una paralisi, Alfredo registra un lungo vissuto di separazioni, affidi, trasferimenti. Grazie agli incontri fortunati ed al volontariato ha sempre affrontato la vita con coraggio e audacia, sconfiggendo una malattia incurabile e riuscendo a realizzarsi come voleva. Una testimonianza diretta di quanto il reale aiuto ai minori può veramente segnare in positivo il loro futuro.



Il primo riconoscimento dei diritti del minore da parte della Costituzione assegna ai genitori il diritto ed il dovere di accudire i propri figli. Decaduto il secondo, si perde anche il primo. L’istituto dell’affido è temporaneo, regolamentato con lo scopo di reintegrare il minore nella sua famiglia d’origine il prima possibile. L’aspetto giuridico è trattato dall’avvocato Sibilla Santoni (nella foto sopra) ed il Giudice Onorario, lo psicologo Mario Ruocco. Entrambi evidenziano quanto la lunga durata abbia un peso enorme in materia minorile: causa della dilatazione dei tempi sono l’iter giudiziario e la mediazione dei servizi sociali.


Ruocco (foto a lato), però, sottolinea che i “filtri” (quali l’assistente sociale e la procura) hanno il compito di tutelare e controllare i soggetti coinvolti. In ultimo si sofferma sui criteri di valutazione dell’affido: è necessario considerare la compatibilità tra le esigenze del minore, le caratteristiche della famiglia d’origine e la disponibilità di quella affidataria. I margini strettamente umani e soggettivi dell’approccio ad un ambito così delicato come quello minorile non possono essere ignorati neanche dalla legge: lo sviluppo psichico del bambino e gli effetti che su esso può avere l’affido devono essere continuamente monitorati.

La voce più intensa dell’incontro proviene dalle associazioni affidatarie, in particolare da Roberto De Certo (foto a lato) di “Il Nido di Pippi” e da Riccardo Ripoli di “Gli Amici della Zizzi”. La nascita di entrambe ha origine dal dolore personale di una perdita e dalla voglia di aiutare gli altri in modo concreto. Toccanti le parole di De Certo che racconta commosso la difficoltà di portare avanti la sua “famiglia allargata” con il contributo dello stato, reso irrisorio dalla presenza di bambini portatori di handicap; inoltre chiede modifiche alla legge regionale sull’affido, per la parte che riguarda il raggiungimento della maggiore età e l’automatica dissoluzione del supporto: a quel punto l’ex minore è tutt’altro che autonomo e le spese per farlo crescere e formare aumentano notevolmente.

Ripoli (a lato) invece riferisce del suo progetto di costruire un centro per ragazzi in affidamento, di dare sostegno alle famiglie affidatarie, ma anche alle famiglie in difficoltà per prevenire l’allontanamento del minore.

Altre richieste alla Regione provengono da Annamaria Columbu (foto accanto), portavoce del Coordinamento associativo in Toscana Ubi Minor per la tutela e la promozione dei diritti dei bambini. Con parole disilluse fa notare la mancanza di concretezza di molti progetti, l’insufficienza dei Centri Affido in regione e l’autonomia di intenti della rete socio-sanitaria. Propone quindi una serie di interventi per migliorare la situazione e promuovere il tema dell’affidamento.



A lei si affiancano anche il vice responsabile e l’assistente sociale del Centro Affido di Firenze (impegnato nella promozione dell’affido sul territorio e nella preparazione delle famiglie affidatarie), Daniele Maltoni e Mariella Giunti (nella foto in alto), i quali ancora una volta rilevano la necessità di un’integrazione di tutti i soggetti coinvolti nella cura e nell’accoglienza ai minori (servizi, Tribunale, ASL, associazioni), perché solo uniti si possono ottenere risultati reali ed efficaci.



Rappresentante della Regione Toscana Lorella Baggiani (sopra), la quale illustra i progetti della Regione e i miglioramenti che si sono avuti negli ultimi anni.


Tutti i partecipanti sembrano condividere gli stessi obiettivi e le stesse modalità d’azione, d’accordo sull’importanza della collaborazione assidua e della tutela del minore. È solo il primo passo di un percorso che si vuole intraprendere. L’Assessore al Welfare Salvatore Allocca (a lato) e il moderatore Alessandro Margaglio tirano le somme della mattinata: nonostante i consistenti tagli fatti al sociale e la riduzione della disponibilità da parte delle famiglie all’affido di minori, tanto si può e si deve fare sia dal punto di vista legislativo che operativo.

di Mariagiovanna Grifi


 

Ufficio Stampa

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