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I diritti del bambino in ospedale

Il bambino è passibile di traumi e quando la sua salute è ottima, figuriamoci in caso di degenza in ospedale. Per questo motivo esiste una carta europea Dei diritti del Bambino in ospedale
 
 
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La nostra inviata Valentina Roselli, presente alla conferenza del 11 novembre, ci riporta quanto segue:

Curare un bambino è una sfida continua perché non è semplicemente applicare delle terapie che porteranno alla guarigione.
Un cucciolo d'uomo è un organismo in via di formazione passibile di traumi e blocchi già quando la sua salute è ottima, figuriamoci in caso di degenza in ospedale per patologie più o meno gravi.
Per questo motivo esiste una Carta europea dei diritti del Bambino in ospedale e una ricerca regionale ha voluto studiare quanto è conosciuta e quanto viene applicata negli ospedali toscani.

I risultati dello studio sono stati presentati all'Istituto degli Innocenti di Firenze, giovedì 11 novembre 2010.
Partecipavano al convegno Tommaso Langiano direttore generale dell'azienda Ospedaliero Universitaria Meyer di Firenze, Sandra Maggi presidente dell'Istituto degli Innocenti, Maria josè Caldes operatrice Meyer per la cooperazione sanitaria internazionale.
La ricerca prevedeva una autovalutazione dei 250 operatori del sistema sanitario toscano sui seguenti temi, che sono appunto i punti della Carta diritti del bambino in ospedale:
Cure e preparazione del personale, ricovero in reparto e possibilità di cura al proprio domicilio, informazione, comunicazione, promozione della salute, ambiente a misura di bambino, vicinanza dei genitori nel corso della terapia, non subire discriminazioni, terapie per lenire il dolore, continuità delle proprie relazioni dello studio del gioco insomma dello sviluppo complessivo del bambino oltre la malattia.
I risultati hanno riportato un quadro non omogeneo sia per quanto riguarda la conoscenza della Carta, che purtroppo non risulta molto conosciuta, sia per il grado di soddisfazione espresso in merito a queste tematiche. Strano notare come in alcune asl toscane le voci che rasentavano l'eccellenza in altre erano appena sufficienti o neppure quello. La Asl di Pisa risulta tra le più soddisfatte mentre Siena deve decisamente lavorare ancora per dirsi contenta.
Un trend comune a tutti gli operatori è la denuncia di una carenza dell'informazione/formazione sugli abusi e maltrattamenti di minori, la scarsa comunicazione nell'ambiente di lavoro,nella formazione sugli aspetti inerenti il rispetto dei diritti del bambino in ospedale e non risulta eccellente neppure il supporto psicologico a favore degli operatori per affrontare situazioni più difficili.
Avrebbe dovuto chiudere la sessione mattutina l'Assessore al diritto alla Salute della Regione Daniela Scaramuccia, parlando del valore delle comunità professionali della Pediatrie della Regione Toscana ma essendo impegnata in altra sede non ha potuto presenziare e l'onore della chiusura è toccato a Maria Caldès la quale ha ribadito come il nostro modello pediatrico ospedaliero europeo sia, nonostante le lacune e le zone d'ombra, il modello da esportare nel mondo.
Nei suoi viaggi di ispezione in tutti i continenti infatti non esita a ricordare situazioni veramente molto tristi all'interno dei reparti pediatrici ospedalieri.
Ricordando che in molti paesi i bambini non vengono neppure registrati all'anagrafe al momento della nascita, viene da sé pensare alle situazione tragiche che devono subire una volta malati.
L'Africa è il continente dove la mortalità infantile continua ad essere drammatica (in Islanda la mortalità infantile ha un rapporto del 3/1000 mentre in Sierra Leone 316/1000).
I piccoli muoiono per diarree, polmoniti, prematurità , Hiv e le previsioni per il futuro non lasciano intravedere miglioramenti anzi si presume che le disuguaglianze aumenteranno.
Il nostro modello a misura di bambino deve essere dunque diffuso ed esportato anche in paesi non propriamente arretrati come la Cina, dove i piccoli vengono lasciati soli senza la presenza dei genitori nonostante le loro gravi patologie. La slide di un piccolo cinese di tre anni che piange sconsolato dopo una chemioterapia senza avere la mamma accanto ha fatto realmente apprezzare il welfare pediatrico occidentale.

Valentina Roselli

Ufficio Stampa

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