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Riflessioni sulla Mente. "La riprogrammazione" 2°parte



Questa settimana continua il viaggio nella riprogrammazione della mente con i suggerimenti necessari per cambiare i nostri pensieri. A cura di Margherita Pink

Continuiamo il nostro viaggio nella riprogrammazione della mente con i suggerimenti necessari per cambiare i nostri pensieri.
Ho trovato un video di Alberto Lori, inerente all'oggetto del percorso di oggi, dal titolo "Pensare, sentire, essere", dura circa 8 minuti: https://www.youtube.com/watch?v=Zbiw4P2PX5k

Riepilogo i concetti espressi lo scorso lunedì:
Per cambiare uno schema di pensiero è necessario:
1) prendere atto del pensiero stesso e rendersi conto che ci limita;
2) pulire le memorie emozionali che lo sorreggono;
3) riformulare un nuovo schema di pensiero che andrà alimentato quotidianamente.
Se il sistema di credenze è come il pianale di un tavolo, le gambe che lo sostengono sono le memorie emozionali che l’hanno generato; è su di loro che bisogna agire in primis. Ad esempio una credenza limitante connessa al fallimento nella vita (pianale del tavolo) può essere sorretta dalle parole genitoriali che ancora rimbombano nelle orecchie: “Tu non combinerai mai nulla di buono” e/o dalla prima esperienza scolastica dove si è stati derisi e/o dalla sensazione di goffaggine nell’emulare i compagni di gioco (gambe del tavolo). Adesso vediamo meglio come nasce il sistema di credenze e come è possibile modificarlo!

1.Nascita fisica “in bianco”
Quando nasciamo la nostra “lavagna psichica” è come se fosse bianca. Anche credendo nella reincarnazione è vero che, di fatto non abbiamo il ricordo delle vite passate. Anche quei bambini che invece se le ricordano, generalmente il ricordo viene perso tra i 2 e i 6 anni (vedi: “Bambini che ricordano altre vite” di I. Stevenson Ed. Mediterranee).

2.Irretimento familiare e vittimizzazione
Durante l’esperienza della nascita e nei primi anni di vita siamo passivi di fronte a persone e situazioni esterne, per cui viviamo gli eventi da una dimensione d’impotenza. E’ il vissuto della vittima, cioè la sensazione interna di essere vittime passive delle esperienze che ci accadono. Tale sensazione potrà perdurare anche tutta la vita se non elaborata. Inoltre, fin dalla nascita, diventiamo preda di schemi di irretimento familiari, cioè di ruoli rigidi che ci vengono assegnati da il sistema familiare in modo inconsapevole, addirittura possiamo assumere su di noi schemi di comportamento appartenuti ad antenati che neppure conosciamo (vedi i principi delle Costellazioni Familiari di Bert Hellinger).

3.Creazione del copione di vita
Attraverso gli irretimenti ed i vissuti familiari, nel tentativo di trovare il nostro posto nell’esistenza e di sopravvivere alle circostanze difficili, ecco che sulla nostra lavagna psichica si inizia a creare un sistema di credenze: cioè degli schemi di pensiero che si cristallizzano e che ci forniranno un sistema di riferimento interno per affrontare le circostanze esterne. Ecco che stiamo creando il nostro “copione” di vita! Purtroppo questo copione è spesso colmo di affermazioni limitanti, quali: “La vita è difficile”, “Per guadagnare bisogna faticare”, “Non ci si può fidare degli altri”, “Non me ne va mai bene una ” , ecc. Senza un lavoro specifico è possibile che sia mantenuto così com’è per tutta la vita.

4.Conferma percettiva delle proiezioni esteriori
Questo copione interiore viene quotidianamente proiettato all’esterno, secondo i principi della Legge di Attrazione e del Transurfing. Per cui, senza accorgercene, non solo creiamo il mondo che ci siamo prefigurati nei primissimi anni di vita, ma andiamo anche ad adottare in modo inconscio tutti i comportamenti atti a confermare le nostre credenze. Alla fine avremo sempre delle precise riprove riguardo alle nostre credenze limitanti e le rafforzeremo sempre di più, perché l’ambiente esteriore diventerà esattamente conforme ad esse, in un modo preciso ed inesorabile. Nel libro “Un corso in Miracoli” (Ed. Armenia) è chiarito molto bene come “la proiezione genera la percezione”, cioè come la proiezione mentale delle aspettative di come sia il mondo, generi effettivamente attorno a noi un mondo corrispondente a tali aspettative e come alla fine, quindi, noi percepiamo ciò che abbiamo creato!

5.Disagio interiore e malattia
Un mondo creato sulla base di credenze limitanti, governato dall’inadeguatezza, dal senso di colpa, dalla mancanza e dalla paura (e soprattutto fondato sull’espressione di alcuni aspetti limitati della nostra psiche a completo discapito di tutti gli altri) non può che alimentare continui conflitti e disagi interiori, che a livello fisico arriveranno spesso a manifestarsi sotto forma di malattie. Quando tocchiamo il punto più basso di sopportazione del nostro disagio esistenziale in genere nasce una spinta interiore a rialzarci, a fare un cammino di crescita e di responsabilizzazioni: inizia la Rinascita!

(continua il prossimo lunedi...)
Margherita Pink



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