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La paurosa leggenda di passo Centocroci

Attraversando l’Appennino fra le regioni Emilia e Liguria, esiste un valico che in epoca romana si chiamava Transitus Carariae ma nel Medioevo prese il nome più inquietante di Centocrucis: Centocroci. Perché? Chiediamolo alla nostra Rachel... da Il giardino di Rachel
Il passo Centocrucis era il più importante valico fra la Liguria, la Lunigiana e l’Appennino reggiano, era persino nominato in un documento del 781 d. C. all’epoca di Carlo Magno, forse perché era un luogo cruciale di passaggio per mercanti e pellegrini, crocevia di scambi commerciali fra il nord Europa e l’Italia centrale.

I mercanti che percorrevano questa lunga via commerciale, soprattutto in stagione invernale, rischiavano molti pericoli: il freddo, strade ghiacciate, la neve e i briganti. Era, dunque, consuetudine per questi viaggiatori sostare nei conventi, nei monasteri che si snodavano in queste zone. I frati o i monaci davano ospitalità ai mercanti fornendo un riparo e un pasto caldo.

Allora perché questo passo assunse il nome nefasto di “Centocroci”? Un noto mercante di buoi, diretto a Varese Ligure attraverso il passo, fu colto da una tempesta e da un freddo polare, bussò alle porte dell’ostello di San Michele, luogo che conosceva in cui era solito fermarsi. Il mercante era ogni volta accolto da cinque anziani fraticelli che gli davano sempre grande accoglienza con la loro letizia e gentilezza. Quella notte, però, invece dei cinque volti sorridenti si trovò all’uscio un frate grande e grosso, dall’aspetto poco rassicurante, lo fece accomodare senza mostrare alcuna gioia e spirito di ospitalità. Nella stanza accanto al camino, intorno al grande tavolo, stavano mangiando e bevendo gli altri quattro frati, ma non erano certamente i suoi amici, bensì quattro giovani dall’atteggiamento poco amichevole, parevano dei briganti travestiti col saio.
Il mercante si avvicinò al grande fuoco per trarne giovamento, mentre osservava quei cinque uomini con sospetto, pensò che ci fosse qualcosa di molto strano. Il frate grande e grosso che lo aveva fatto entrare, cominciò a fargli delle domande in modo insistente, voleva sapere: dove fosse diretto, che tipo di merce trattava e se fosse ricco. All’improvviso il mercante fu aggredito dal coltello dei finti religiosi, inutilmente cercò di difendersi, quei cinque erano delle belve. I cinque uomini, dopo aver barbaramente ucciso il mercante di buoi, lo spogliarono e gettarono il corpo in un luogo non molto distante dall’ostello, del mercante non vi era più traccia. In quella stessa notte buia e tempestosa, il cane di alcuni contadini di un cascinale nella zona, cominciò ad abbaiare impazzito, tanto che con le sue zampe aveva fatto delle profonde incisioni sull’uscio. I contadini stupiti dallo strano comportamento del loro cane, ormai svegli per tanto baccano, decisero di coprirsi e uscire a vedere che stava accadendo, affrontando la bufera. I contadini pensarono che l’abbaiare furioso del loro cane fosse causato dalla presenza di un lupo o di un pericolo per il bestiame, che era chiuso nella stalla. Il cane, liberato dalla catena, trascinò i contadini lungo la strada che conduceva all’ostello di San Michele, dopo mezz’ora sentirono un lamento agghiacciante che si confondeva col rumore della tempesta. I contadini afferrarono i propri forconi e cautamente si avvicinarono al pozzo, dove proveniva quel cupo rumore, pensando si trattasse di un animale ferito. Il cane si fermò sul bordo di quell’insolito pozzo, abbaiando come un ossesso. I contadini allungarono le lanterne dentro quel fosso buio e videro una scena raccapricciante: il mercante agonizzante, chiedeva aiuto tenendosi le mani sul ventre, tutto coperto di sangue. I contadini rimasero sconvolti anche per un’altra visione. Il povero mercante non giaceva sul fondo di quel pozzo bensì su innumerevoli braccia e gambe, un groviglio spaventoso di cadaveri. Fra questi vi erano i cinque fraticelli gentili. Si fece giorno pieno quando i contadini posero 100 croci accanto all’ostello di San Michele: le sepolture di tutti quegli sventurati che cercarono un riparo, ma trovarono la loro fine in quel luogo. I finti frati, in realtà, erano una delle tante bande di briganti che terrorizzavano la zona. La notte successiva i cinque briganti furono inceneriti da un grande fulmine: fu una punizione divina?

Rachel Valle © 2016
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