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Il Nano Morgante

Essere diversi nel Rinascimento non era certo impresa facile. Ma ci fu un personaggio particolare che venne considerato molto alla corte Medici. Ritratto o scolpito, il suo nome fu Braccio di Bartolo... Ecco un'altra storia senza tempo raccontata da Il Giardino di Rachel
Verso l’uscita del giardino di Boboli s’incontra una bizzarra scultura che decora una piccola fontana: è il “Nano Morgante”.

Essere nani all’epoca rinascimentale non era per nulla facile! Erano bistrattati, venivano presi in giro e addirittura venduti fin da piccini ai baracconi da circo come fenomeni della natura, che potevano far guadagnare due soldi esibendoli.
Alla corte di Cosimo I de’ Medici invece, c’era un nano che era particolarmente amato dal Granduca. Il suo nome era Braccio di Bartolo, ma era noto a tutti col buffo nomignolo di “Nano Morgante”, che in realtà era il gigante protagonista del poema di Luigi Pulci.

In verità pochi nani ebbero tanta attenzione da parte di grandi artisti, il “Nano Morgante” ha ben due sculture ritratto realizzate da Giambologna (oggi conservata al Bargello) e quella più nota a Boboli, opera di Valerio Cioli che mostra Braccio di Bartolo a cavallo di una testuggine.
Ancora più curioso è il doppio ritratto realizzato da Agnolo Bronzino che si trova oggi all’interno della galleria degli Uffizi. Il “Nano Morgante”, in quest’ultimo ritratto, è rappresentato tutto nudo come un cacciatore di uccelli, il cosiddetto “uccellatore” che con un’esca viva attirava gli uccelli che poi erano catturati dalle trappole poste nelle vicinanze, spesso organizzate proprio al giardino Boboli. Nel ritratto frontale si vede il “Nano Morgante” che regge su una mano un gufo in attesa di cacciare, mentre sul lato opposto si vede Braccio di Bartolo da dietro, mentre mostra il risultato della sua caccia. L’opera di Agnolo Bronzino non fu solo un dipinto realizzato per divertire il suo Granduca, ma fu anche spunto di una più seria discussione proprio dal grande intellettuale Benedetto Varchi.

Lo scrittore di fronte a questo dipinto del “Nano Morgante”, pose la questione alla corte medicea, circa il primato della scultura o della pittura. Il Bronzino elogiò le grandi caratteristiche della scultura e i suoi maestri, dicendo che era un’arte inarrivabile. La pittura aveva, però, un pregio che la scultura non possedeva: un dipinto poteva mostrare lo scorrere del tempo, la cosiddetta temporalità, infatti, si vede il “Nano Morgante” prima e dopo la caccia.
Giorgio Vasari, il pittore prediletto di Cosimo I scrive: “... il Duca, il quale ha fatto fare al medesimo di marmo la statua di Morgante nano, ignuda, la quale è tanto bella e così simile al vero riuscita, che forse non è mai stato veduto altro mostro così ben fatto, né condotto con tanta diligenza simile al naturale ...”

Rachel Valle © 2016

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