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Ginevra degli Almieri: la sposa che visse due volte

Apriamo la rubrica dei misteri con una storia d'amore che ha dell'incredibile. Realmente accaduta e documentata, si è svolta alla fine del 1300 tra le antiche mura di Firenze
Alla fine del 1300, Firenze era scampata più volte al morbo nero che decimava la popolazione. Dopo l'ultima epidemia la città si stava animando di nuovo e le attività commerciali ripresero fervore.
Il più noto pizzicagnolo che aveva casa e bottega presso il Mercato Vecchio si chiamava Bernardo Degli Almieri. Era conosciuto per la sua mercanzia ma era famoso soprattutto per sua figlia Ginevra. Era una fanciulla di grande bellezza, ogni volta che andava a messa nella chiesa di San Bartolomeo de’ Calzaiuoli tutti i giovani l’ammiravano.
Presso la bottega del padre lavorava un garzone, Antonio de’ Rondinelli, che proveniva dalla bassa classe sociale dei “Ciompi”. Complice la giovinezza e gli sguardi clandestini, Antonio e Ginevra si innamorarono di un amore innocente seppur senza futuro. Il garzone non avrebbe mai potuto pretendere in sposa la bella figlia del padrone.

Bernardo cedette infatti la mano della figlia a un partito migliore, Messer Francesco della casa degli Agolanti. Era un uomo scaltro e ben in vista al Palagio della città di Firenze, aveva un grandissimo fiuto per gli affari, era tra i più ricchi nobili di Firenze. In breve tempo vennero stipulate le nozze per procura e Ginevra degli Almieri divenne sposa di Francesco Agolanti.
L’accordo tra i due padri ebbe luogo proprio nella “Loggia degli Agolanti”, all’angolo tra Via de’ Tosinghi e Via Roma, conosciuto anche come “Canto del Parentado”. Sotto la loggia si concordavano i matrimoni delle famiglie di mercanti e nobili, ma le unioni stabilite dal “Parentado” non erano certo felici.

Ginevra che aveva lasciato il cuore all’amato Antonio, divenne una sposa triste. Non usciva più, smise addirittura di andare alla messa. Piano piano smise anche di mangiare e il suo respiro si fece flebile. Una sera d’inizio Ottobre venne trovato il suo corpo privo di vita. I suoi genitori e il marito furono colti dalla paura che un qualche morbo avesse preso il corpo della fanciulla. Così in fretta e furia venne organizzato il funerale.
Ginevra venne vestita con un abito bianco e portata in processione. Per tutto il percorso verso il “Paradisino” Antonio de’ Rondinelli seguì le spoglie dell’amata, struggendosi per il dolore. Ginevra fu sepolta tra le due porte di Santa Reparata, nella tomba di famiglia che si trovava fra la basilica e il lato interno del campanile di Giotto.
Ma… durante la notte gli occhi della ragazza si aprirono. Era buio, sentì il gelo della pietra intorno al suo corpo. Capì di trovarsi nel piccolo cimitero vegliato dalla “Torre Guardamorto”. Stordita e confusa si diresse verso la casa del marito e prese a bussare chiamando il nome del marito. L’uomo si precipitò alla finestra.
- Francesco, Francesco, sono io Ginevra!- Chiamò.
L’Agolanti pietrificato rispose: - Chi sei tu che pronunci il mio nome e dici di essere la mia defunta moglie? -
- Sono io, son tornata dal Paradisino! -
- Vattene via infernale visione, la mia sposa non è più di questo mondo, vattene via spettro notturno! - Il marito chiuse il chiavistello della finestra e rientrò in casa spaventato.

La ragazza basita per non esser stata riconosciuta né voluta, decise di recarsi a casa del suo amato Antonio de’ Rondinelli.
Antonio si trovò di fronte la sua Ginevra. Iniziò a prendersi cura di lei, la fece mangiare e l’aiutò a guarire. Con il passare dei giorni Ginevra riprese ad uscire per le vie di Firenze.

Fu così che Francesco Agolanti venne a sapere che la moglie era viva. Per smania di possesso, Francesco volle reclamare la sua proprietà all’uscio del Rondinelli. Gli offrì venti fiorini d’oro e la possibilità di elevarsi socialmente entrando nella corporazione dell’Arte della Lana in cambio della donna. Ma Antonio de’ Rondinelli offeso da tanta arroganza rifiutò. Infuriato, Francesco decise di appellarsi al Vicario Arcivescovile presso il Vescovato, come giudice della bizzarra situazione.

- Il vincolo del Matrimonio può esser sciolto solo da Dio o dalla morte di uno dei due coniugi. La povera Ginevra degli Almieri morì il primo martedì di Ottobre, tanto che io stesso celebrai la sua dipartita quella notte e le detti l’estrema unzione!- si pronunciò il Vicario - ora qui presente a me, ho davanti la nuova Ginevra, rifiutata dal marito e accolta dal Rondinelli, pertanto è sciolta dal sacro vincolo del matrimonio precedente. Presto, per suo proprio volere, sarà sposa del suo amato. -

Il fatto avvenuto nel 1396 suscitò tanto clamore da essere raccontato per seicento anni dai cantastorie. E' il caso di dire che l’amore supera ogni barriera, anche quella della buia morte.

Rachel Valle © 2015

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Commento inviato da: Maria Rita in data: 17/09/2015
grazie, non conoscevo questa storia!
 
 
 
 
 
 
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