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Andrea del Castagno: uccise davvero Domenico Veneziano?

Un pittore molto sfortunato e ingiustamente accusato. Le sue vicende ci vengono ora raccontate da Rachel
L’artista che subì più di un’ingiustizia nella sua carriera artistica, fu sicuramente Andrea del Castagno.
Fu soprannominato “Andreino degli Impiccati” per via delle sue esecuzioni pittoriche, che avevano lo scopo di catturare i criminali fuggiaschi. Ma l’attività proficua di queste pitture Infamanti, l'avvolse di un’aurea nefasta. E non giovò neppure il suo stile pittorico, spigoloso e sanguigno, a far migliorare la sua reputazione.

Ormai Andrea del Castagno era stato segnato fra gli artisti maledetti, scomode anime che raccontavano con un linguaggio diverso la realtà. A porre l’accento su questa sua terribile nomea contribuì un errore clamoroso di Giorgio Vasari. Il critico architetto riporta nel suo testo “Le Vite”, dedicato agli artisti italiani più importanti, che il celebre pittore Domenico Veneziano sarebbe stato ucciso da Andrea del Castagno.
I due artisti erano legati da una forte amicizia oltre che dal rispetto. Domenico di Bartolomeo (detto Domenico Veneziano) fu amico ma anche maestro di Andrea del Castagno. A detta di Giorgio Vasari, Andrea del Castagno era un uomo irrequieto e particolarmente invidioso, soffriva poiché il maestro Veneziano raggiungeva più risultati e approvazioni da parte dei committenti, i suoi meriti artistici offuscavano sempre di più il lavoro del giovane Andrea. Vasari continua la sua tesi, sostenendo che l’iniziale amicizia dei due si trasformò in una finta e apparente cordialità, proprio a causa della grande invidia provata da Andrea del Castagno. Il maestro toscano, per un certo periodo, riuscì a dissimulare il suo cattivo sentimento nei confronti di Domenico, mostrando un’ipocrita devozione nei confronti delle soddisfazioni artistiche dell’amico, per carpire così i segreti della sua arte. Giorgio Vasari insiste dicendo che Andrea del Castagno si finse amico di Domenico per poterne scoprire il segreto della pittura a olio, allora non ancora in uso a Firenze. Il suo progetto criminale si sarebbe compiuto solo quando Andrea del Castagno avrebbe avuto la conoscenza della nuova tecnica artistica, sgombrando ogni rivale in città.
Quindi, Andrea avrebbe deciso di assassinare Domenico Veneziano per essere l’unico depositario del prezioso segreto. Riporta il Vasari che Andrea del Castagno, poiché conosceva perfettamente le abitudini dell’amico pittore, lo aspettò dietro l’angolo, presso la sua abitazione, armato con due piombi con cui gli avrebbe fracassato il cranio. Ucciso Domenico Veneziano con freddezza, Andrea si finse disperato per la perdita dell’amico per non attirare i sospetti su di sè. Il Vasari finisce il suo racconto dicendo che Andrea del Castagno, solamente in punto di morte, confessò il suo crimine.

Ma la realtà in cui si svolsero i fatti, fu ben differente dalle vicende descritte in modo fantasioso da Giorgio Vasari. È provato dai certificati di morte che Domenico Veneziano visse più a lungo del suo allievo, infatti, Andrea morì di peste quattro anni prima del suo “presunto omicidio”, il 19 agosto 1457 e fu sepolto in Santissima Annunziata. Domenico Veneziano morì il 15 maggio 1461.

Dunque, perché Giorgio Vasari getta un’altra ombra tanto scura su Andrea? Da dove nasce il suo clamoroso errore? Vasari confuse i personaggi di un fatto storicamente avvenuto nel 1448, perché il vero assassino di Domenico fu un tale Andrea di Matteo, che per questioni d’invidia compì l’omicidio dell’amico. Il Vasari confonde i nomi e li identifica con i più illustri artisti, anche perché l’assassino Andrea di Matteo morì nello stesso anno di Andrea del Castagno. Ecco svelato il mistero della presunta morte di Domenico Veneziano da parte dello sfortunato artista Andrea del Castagno, che certamente non meritò tanta infamia!

Rachel Valle © 2015
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