Fiorentini si Cresce

Una mamma speciale


Una dolcissima favola fatata dedicata a tutti quei genitori speciali che hanno figli con bisogni speciali. Di Paola Vergari
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Una giovane donna era in dolce attesa. Sapeva di aspettare una bambina, glielo aveva detto il Mago dei Sussurri che aveva consultato per curiosità. Mentre aspettava che nascesse, si mise a preparare la cameretta per accoglierla, sapendo di avere molti mesi a disposizione.

A volte però le cose vanno a modo loro e infatti la bimba nacque molto prima del previsto lasciando tutti sbalorditi, mago compreso. Eleonia, così la chiamò la mamma, era una bimba bellissima ma così piccina che stava in una mano.
La donna, non sapeva come vestirla né dove metterla a dormire, temeva che nella culla che aveva comprato potesse cadere, soffocare o addirittura perdersi tra le stoffe, così andò a cercare una scatola per le scarpe per farle un lettino e dei vestitini da bambolina per vestirla.

Non fu tanto difficile trovare le cose piccole per la sua bambina e per i primi tempi tutto andò bene. L’unico problema era che per la sua piccina, non c’erano giocattoli abbastanza piccoli e questo l’intristì molto, immaginando che non avrebbe potuto giocare con gli altri bambini.
La mamma di Eleonia voleva trovare una soluzione e andò dal mago che l’aveva aiutata a farla nascere e gli chiese cosa fare. Questi le disse di andare al Palazzo Incantato, dove delle Fate sapevano aiutare a crescere i bambini che nascevano piccoli come la sua. Il mago le spiegò che avrebbe dovuto attraversare il Lago delle Bislaccherie e subito dopo la Montagna del Tempo Perso dove in cima si ergeva il Palazzo delle Fate, la quale montagna era un labirinto inestricabile. Non sarebbe stato facile, ma mamma Ariette non si perse d’animo e appena fu l’alba, s’incamminò nel bosco con la sua piccola nella tasca, seguendo il sentiero delle Speranze Perdute dove vi raccolse delle bacche di mora, che sapeva piacevano molto alla sua bambina e con le quali la nutrì, mentre si riposava all’ombra del Faggio dopo l’intera giornata di cammino.

Il mago le aveva suggerito di intagliare un simbolo su rametto e seppellirlo sotto l’albero stesso, così la donna con il temperino intagliò una spirale e una lunga serpentina per simboleggiare la crescita desiderata per la sua bambina.
Sospirò, piena di speranza e con le mani scavò la terra dura ponendovi il rametto, poi lo ricoprì come impartitole dal mago. Riprese il cammino che era quasi il tramonto e arrivata al Lago delle Bislaccherie, prese una zattera legata a un sasso. Con l’unico palo tarlato che trovò iniziò a spingersi ma non sapeva dove andare, l’altra riva non era ben visibile in quanto il lago era molto frastagliato e si divideva in mille corsi che confondevano la mèta. Inoltre a peggiorare le cose c’erano delle rane gracidanti che le parlavano tutte insieme: ‹‹Gira a destra.›› - ‹‹No, a sinistra.›› - ‹‹Ascolta me, per arrivare all’altra sponda, devi dire per sette volte la parola Cuwerjkoplominfutyruotia.›› O ancora le dicevano di ballare e cantare facendola confondere come non mai. Ma il saggio mago le aveva suggerito di non ascoltare nessuno e proseguire sempre dritta, infatti dopo molto spingersi sulla zattera, arrivò finalmente sulla terra ferma dove si ergeva la Montagna del Tempo, con la cima circondata di nuvole che nascondevano il Palazzo delle Fate.

Era ormai notte e Ariette cercò riparo, una grotta prodigiosa le si parò davanti. L’ingresso era buio ma fatti pochi passi si abituò alla mancanza della luce e si accovacciò tirando fuori dalla tasca la sua bambina che se ne stava bella addormentata tra le sue mani calde. La luna sorse e illuminò la grotta con un filo di luce che penetrava da delle faglie. Vide così che era incastonata di madre perla e quella luce delicata le infuse coraggio per il giorno dopo.
Al mattino riprese il suo viaggio, questa era la prova più dura ma anche l’ultima. Ariette iniziò a inerpicarsi per il ripido sentiero della Montagna del Tempo Perso, ma poco dopo si accorse di camminare a vuoto, più andava avanti e più restava indietro e se si fermava ecco che si ritrovava all’inizio del cammino. Non riusciva proprio a trovare una soluzione. Il giorno era di nuovo al termine e lei era esausta e soprattutto delusa. Camminò fino a quando le gambe la ressero in piedi e alla fine si arrese, accasciandosi accanto a un cespuglio di rose selvatiche. Pianse e prendendo la sua piccola dalla tasca le parlò dolcemente pensando che anche la piccola era triste, ma la piccina invece era allegra e le disse che si sentiva molto fortunata ad avere una mamma speciale come lei. Si commosse ancor di più nel sentirla così cara. Nel suo cuore giurò che non si sarebbe mai arresa e avrebbe fatto di tutto per la sua bambina. Quando Ariette si svegliò il mattino seguente, si accorse che dietro al cespuglio di rose c’era il Palazzo delle Fate, che tanto aveva cercato. Le sue preghiere erano state esaudite.

Era davvero un posto incantevole, proprio come lo aveva immaginato. C’erano molti bambini felici, che correvano e giocavano con giocattoli speciali creati dalle Fate che abitavano il Palazzo. Ma ancora una volta, la gioia e la tristezza si mescolarono in un momento. Ariette chiese alla Fata Arcobaleno di far crescere la sua Eleonia come le altre bambine, ma la fata le disse che con la bacchetta magica non poteva farlo, perché aveva solo il potere di creare un gioco speciale e ad Ariette, poteva insegnare ad usarlo per far giocare la bambina con i suoi amici.
La Fata Arcobaleno in un lampo fece apparire una bicicletta piccolissima. Eleonia che era rimasta nascosta, uscì timidamente dalla tasca e guardò la bicicletta che Fata Arcobaleno le aveva donato. Era bellissima aveva disegnate le stelle del mare e il corallo del mare. Le manopole del manubrio erano fatte di conchiglia e per campanello c’erano due noci che si sfregavano tra loro per suonare. Era la più bella bicicletta che avesse mai visto e soprattutto era della sua misura. Subito la prese e provò a pedalare. ‹‹Mamma guardami, sono felice. Tu sei proprio una mamma speciale. Se tu non mi avessi portato qui non avrei mai avuto questa meravigliosa bicicletta.›› La mamma anche allora era intrisa di gioia e dolore. Felice nel vederla così allegra, ma sempre preoccupata perché la sua bambina non sarebbe mai diventata grande come le altre. Una lacrima le scese segreta fino al cuore per la tristezza.

Fata Azzurra però l’aveva vista e le andò vicino dicendole all’orecchio di non arrendersi mai. ‹‹Ricorda Ariette che l’amore è la magia più potente. Abbi fiducia nella tua bambina, lei ha così voglia di vivere che è una gioia guardarla.››
Ariette e Eleonia con la sua bicicletta ripresero la strada di casa, passando questa volta da un’altra via molto più facile che Fata Sorriso le aveva indicato. Da quel giorno la bambina con la sua nuova bicicletta, iniziò ad andare a scuola e seppure all’inizio gli altri bimbi la guardavano come una cosa buffa tanto era piccola, subito si accorsero che era una bambina dolcissima, simpatica e molto creativa.
In poco tempo ognuno faceva a gara per stare con lei, facendola sentire molto amata. I giorni passarono quieti ed Eleonia crebbe un pochino, arrivando a essere alta come un coniglietto.
‹‹Dovremo tornare a riportare la tua bicicletta meravigliosa. Ormai non ci entri più.›› - ‹‹Certo mamma, voglio venire anche io, mi piacerebbe ringraziare le mie fate bellissime.››

S’incamminarono quindi per la strada veloce, che ormai avevano imparato e in men di un’ora erano già al Palazzo Delle Fate.
Ma qualcosa di strano era accaduto. C’era uno strano silenzio, nessun bambino correva spensierato come la volta prima. Arrivando proprio vicino al Palazzo capirono che era caduto sotto un sortilegio e un Castorino che le aveva riconosciute raccontò loro che un crudele mago, geloso di tanta gioia, aveva congelato il Palazzo e le sue fate e da allora i bambini con le loro mamme si erano perse nella Montagna del Tempo.
Ariette subito capì che doveva andare a chiedere aiuto al Mago dei Sussurri. Ma Eleonia, ricordò di aver ascoltato a scuola molte storie di magia nelle quali si spiegava che, l’unico modo per togliere un sortilegio, era l’amore. Il problema però era come esplicitarlo.
Eleonia disse alla madre che aveva una idea e che doveva lasciarla andare. Ariette era titubante ma in cuor suo sapeva che sarebbe riuscita nell’impresa e acconsentì, restando a far di guardia al Palazzo di ghiaccio. Quando dopo poche ore Eleonia fu di ritorno, la madre non poteva credere ai suoi occhi. La bambina aveva portato con se, non solo gli amici di scuola ma anche tantissimi bambini e genitori che erano stati al Palazzo Incantato proprio come lei e la sua mamma speciale. Era riuscita a ritrovarli nella Montagna del Tempo Perso con la bacchetta che aveva sotterrato la madre sotto l’albero di Faggio. Il tempo e la magia lo aveva trasformato in un potente strumento con il quale la bambina aveva ritrovato tutti i bimbi e le madri perse nella Montagna.

Davanti al Palazzo tutti in fila c’erano bimbi con cavalli alati, altri con stivali d’argento per correre veloci, altri ancora avevano penne magiche per scrivere canzoni e altri con armature d’oro per combattere draghi e maghi malvagi. Tutti insieme con i genitori, gli insegnanti e vicini di casa che avendo sentito del sortilegio erano corsi in aiuto erano pronti a combattere per salvare le Fate.
Era ormai notte fonda, una di quelle notti senza luna, ma avevano portato con se lampade a olio per illuminare la strada, che la Montagna del Tempo Perso pareva illuminata a giorno.
Eleonia eccitata da tanto fervore, gridò a tutti di mettersi in cerchio e darsi la mano. Talmente erano tanti che il Palazzo era come abbracciato dalla luce e dalle mani e la bambina disse: ‹‹Cantiamo, che la nostra voce scioglierà l’incantesimo in cui sono prigioniere le fate.››
Dentro al Palazzo le Fate erano come statue di ghiaccio inamovibili. Tutto era fermo e sordo e le voci della gente fuori arrivava ovattata, ma a poco a poco le vibrazioni ottennero i risultati sperati.
La neve si sciolse e le Fate ripresero calore. La prima fu Fata Sorriso, i suoi capelli color di fragola erano zuppi, ma i suoi occhi illuminarono le stanze vuote. Poi si sciolse Fata Arcobaleno che con un salto fuggì dalla finestra piroettando su tutti con le sue ali dai colori brillanti. All’alba il cielo rischiarava e il Palazzo si scioglieva, anche Fata Azzurra, Fata Zucchero e Fata Rossetto furono di nuovo libere di volare, ridere e di abbracciare la gente del Villaggio accorsa a liberarle.
Il sortilegio si era spezzato per sempre. ‹‹Finalmente il sortilegio è sciolto e tu Eleonia sei riuscita a compiere il miracolo.›› Le disse Fata Coraggio, che era balzata anche lei dalla finestra per inseguire il perfido stregone, cacciandolo per sempre dalla Montagna del Tempo Perso.
Tutto tornò come una volta anzi molto meglio, il villaggio ormai conosceva la strada veloce e poteva andare dalle Fate quando ne avevano bisogno. Eleonia e Ariette proseguirono la loro vita, fatta di tante cose belle e la bambina a poco a poco crebbe e anche se restò un poco piccina rispetto alle altre bambine, Ariette ormai era serena: sapeva che a Eleonia non sarebbero mai mancati gli amici e questo era ciò che contava davvero.

Paola Vergari



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