Fiorentini si Cresce

Tre pettini e un rossetto. Prima parte


Le tre figlie di la Bella e la bestia restano orfane a causa di un sortilegio. Nel tempo, la loro vita s'intreccia al villaggio, alla montagna e alla fonte magica, fino a quando il mago malefico cerca di far loro del male. Ma l'amore è la magia più potente e i loro genitori, nonostante siano vittime dell'incantesimo, riusciranno ad aiutarle. Di Paola Vergari
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Tutta colpa del mago Torvino che, invidioso della felicità di Belle e Adam, il principe dal corpo di animale con l’animo gentile, aveva fatto un sortilegio trasformandoli, lui in una roccia di granito e Belle in acqua di fiume che sgorgava pura e fresca dalle sue profondità.

Della loro bellissima storia erano sopravvissute solo le tre figlie, Florie, Régine e Christelle, solo perché fortunatamente quel giorno, erano in gita con la scuola.
Al loro ritorno le tre piccole non avevano trovato più nulla della loro meravigliosa vita. Né il castello, né i genitori e neppure i servitori, tutto era sparito nel nulla.
Il paese, sotto choc per tale evento si mosse a compassione per le tre orfanelle e ognuno a modo suo, le aiutò.
La maestra le accolse nella sua casa, il sindaco promise di farle studiare fin quando avessero voluto e ogni donna e uomo del villaggio, da quel giorno le trattò come piccole gemme preziose.
La loro vita a poco a poco riprese la sua normalità e nonostante il dolore della perdita fosse grandissimo, erano così coccolate, protette e amate che crebbero serenamente.
Ma nelle notti stellate in cui la luna si scioglieva nell’oscurità del cielo, le ragazze con una piccola lanterna uscivano di nascosto in piena notte per recarsi nel luogo dove ora, c’era la dura roccia da cui la fonte zampillava generosa.
L’acqua era gelata, ma quando immergevano le mani percepivano calore che risaliva fino al cuore e nutriva i loro pensieri, i loro sogni. A turno bevevano l’acqua pura che dalla ciotola scolpita nella pietra, rifletteva la luce della lanterna che si scheggiava nei colori dell’arcobaleno. Era un rito speciale che le univa nel segreto e le confortava, era come essere di nuovo tutti insieme. Il ristoro di quel luogo le rendeva sempre più belle e sagge, crebbero così unite come ciocche di una treccia, unite e bellissime, strette l’una all’altra, giurandosi di non lasciarsi mai, né di sposarsi per prime. Solo se troveremo tre fratelli che ci amano e se anche loro vorranno vivere insieme, senza separarsi.

Si fecero grandi e rifiutarono uno a uno, ogni pretendente e così ormai grandi decisero di metter su un bellissimo negozio di parrucchiera dove poter lavorare insieme tutto il giorno.
Florie la più giovane, aveva la passione del trucco e le sue mani delicate sapevano far rifiorire le pelli spente e rugose delle signore che andavano da lei. La sua collezione di ombretti, rossetti e smalti era incredibile. Non le mancavano i colori e le sfumature e le sue clienti si prenotavano con mesi di anticipo per le maschere di bellezza e i massaggi al volto. Il suo segreto era la fonte magica a cui lei andava ogni sera per prendere l’acqua per le sue maschere e mescolare crete, polveri e olii profumati.
Régine e Christelle erano invece le maghe delle acconciature, dei tagli più all’avanguardia e delle tinte più moderne. Si ispiravano al padre che aveva fin da piccole insegnato l’arte della botanica, mai più dimenticata. Régine anche lei aveva un segreto, per le sue tinte usava le crete splendide e le polveri di terracotta che trovava sull’argine del torrente che la fonte aveva creato. Erano polveri e terre miracolose che non solo donavano luce ai capelli, ma li rinfoltivano e talvolta, li facevano rinascere.
Christelle d’altro canto era la più ardita e nella fonte s’immergeva fino alla vita per rinforzare le gambe e sentirsi forte come una quercia, questo le donava il dono di stare ore e ore in piedi per fare acconciature sofisticate che richiedevano grande pazienza.
Il loro negozio era sempre pieno di gente, vi andavano sia donne ricche che povere, tanto che in pochi anni erano diventate famose e avevano accumulato molto denaro.
Tutto filava liscio, la musica accompagnava le loro giornate e l’allegria le ripagava di quanto avevano sofferto da bambine, quando un brutto giorno, il mago crudele che aveva fatto il sortilegio ai loro genitori passò dal paese e scoprendo che le tre ragazze erano belle e brave, ne provò tanta invidia da studiare un dispetto ai loro danni.
Non erano più i tempi dei sortilegi eclatanti, di sicuro il paese sarebbe insorto e immaginò che avrebbero potuto ingaggiare qualche maga per ripristinare la situazione. Era certo che doveva agire d’astuzia e la sua malvagità non tardò a fargli venire un’idea.
<> si disse ridendo.
Nel paese vicino c’era proprio il tipo giusto. Il figlio del macellaio, era cresciuto nella bambagia, sempre viziato e coccolato dai genitori, era abituato a spendere senza lavorare e ora che la famiglia era caduta in disgrazia, sarebbe stato facile convincerlo a farsi avanti con una delle tre.
Si presentò da lui travestito da adorabile vecchietta dicendo che conosceva tre belle e ricche figliole in cerca di marito. Gli suggerì di fare il galante, di portare rose e poesie e il giovane che non aveva scrupoli, subitò si procurò il necessario e si diresse verso il negozio.
<>
Ma né il mago che il ragazzotto sapevano della promessa delle tre ragazze e nonostante s’impegnasse con ognuna di loro, non ebbe alcun successo. Le ragazze se la ridevano di gusto nel vederlo declamare poesie e se a volte pareva sincero, un attimo dopo la voce tradiva l’inganno e usciva qualche stridulo verso.
Dopo tre mesi si arrese, gettò la spugna e se ne andò, ma mentre era sulla via di casa, pensò con rabbia ai soldi in banca delle ragazze e decise di rapinarle, anzi di rapirne una e farsi dare il riscatto.
Nel frattempo arrivarono in paese tre fratelli, mastri artigiani. Erano artisti di pregio che giravano il paese per far conoscere le loro arti. Gauthier scolpiva statue o ciotole di pietra ricavandone oggetti belli e utili. Egli raccontava sempre che lui non creava nulla, ma le sue mani davano vita a ciò che era nascosto dentro la pietra stessa. Kilian creava invece con la creta. Il suo tornio girava e girava e le sue mani soffici sfioravano appena il cumulo di fango che magicamente, davanti agli occhi degli acquirenti nasceva come fosse una creatura vivente. Amava in particolare creare animali a cui sapeva donare uno sguardo magnetico. I colori naturali poi erano il tocco di grazia che incantava ognuno. Infine Olivier amava il legno con cui costruiva armadi, case, suppellettili. Il legno non aveva segreti per lui ed egli lavorava incessantemente fino all’ultimazione del prodotto senza dormire né mangiare. Era capace di restare sveglio tre giorni per portare a termine il suo lavoro. Ma dove la sua maestria spiccava era nel recupero di oggetti vecchi e rotti. Quando gli portavano davanti il pezzo, lui come fosse stato un medico di condotta, lo analizzava con cura e ne studiava ogni incrinatura, ogni sfilacciamento, ogni sbiaditura per poi dare la sua diagnosi e le possibilità di recupero. Proprio come un medico, si prendeva a cuore la situazione e la riportava sempre a nuova vita, con destinazioni magari diverse da quelle originali, o dando un colore speciale e rinforzando i punti fragili.

Paola Vergari



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