Fiorentini si Cresce

Tre pettini e un rossetto. Parte 2


Le tre fanciulle e i tre artigiani si incontrano e s'innamorano. Ma il malvagio mago e lo spietato figlio del macellaio non sopportano che le ragazze siano felici. La situazione precipita. Il male sta vincendo e solo un miracolo potrà salvarle, ma la storia ancora non finisce. Tenete le dita incrociate fino alla prossima settimana. Di Paola Vergari
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I tre mastri artigiani apprezzati e ammirati ovunque, si erano anch’essi giurati di stare sempre insieme e di non sposarsi se non con tre sorelle e vivere insieme per non separarsi mai.
Un giorno all’alba i tre giovani decisero di andare alla fonte miracolosa di cui avevano sentito parlare da quando si erano stabiliti al villaggio. Kilian, aveva bisogno di nuova creta e di certo la terra della fonte sarebbe stata ottima per la sua speciale ricetta di fabbricazione. Arrivati alla fonte, egli si mise a raccoglierla con una pala per riempire i tre orci che stavano sul carretto.
Nel frattempo Olivier gironzolava lungo il sentiero immergendosi nella boscaglia per prendere fascine e rami caduti. Egli infatti non amava abbattere gli alberi per il solo fatto di creare qualcosa. La sua arte nasceva dal grande rispetto per la natura, acquistando così la magia del cuore che rispetta la vita delle piante.
Gauthier, in cerca di pietre da scolpire iniziò a risalire il torrente per raggiungere la roccia più alta e scegliere i pezzi più belli. Egli aveva il dono di sentire le vibrazioni delle pietre che raccontavano la loro storia. Questo era il suo segreto, egli percepiva il canto dei minerali che rivelavano la forma celata al loro interno.
Quel giorno, le tre sorelle decisero di andare al mattino alla loro fonte anziché di notte come era solito, dato che il negozio era chiuso per la festa del villaggio. Quando arrivarono il sole era già alto e i tre fratelli avendo finito il lavoro, si erano immersi nel torrente per rinfrescarsi.
Le tre sorelle si spaventarono della loro presenza, anche perché non si erano mai incontrati prima, ma i giovani artigiani, gentili di animo uscendo dall’acque gelide le rassicurarono, raccontando il motivo della loro presenza in quel luogo.
Trascorsero così alcune ore svelando le reciproche storie e trovando molte similitudini e punti in comune. Quando il sole iniziò a scendere, si salutarono ringraziandosi vicendevolmente per la bellissima giornata trascorsa dandosi appuntamento alla sera in piazza per danzare insieme.
Le ragazze corsero lungo il sentiero con il cuore leggero e una speranza, quella di aver trovato le loro anime gemelle. Anche i tre giovani, tornando al villaggio con il carro colmo di terra, fascine e pietre erano così felici che quasi non ne sentivano il peso. Anzi gli pareva fosse più leggero di quando erano arrivati al mattino.
Alla sera, la luna piena in cielo era brillante e la piazza colorata e allegra. La musica invitava a ballare e le tre fanciulle parevano tre stelle del cielo. Avevano i capelli raccolti ognuna con un pettine d’argento, Christelle indossava un abito bianco e uno scialle disegnato di rose fucsia era senza trucco e i capelli dorati le ricadevano ai lati del volto con due riccioli delicati, Régine indossava un abito celeste con uno scialle blu, i capelli bruni erano sciolti sulle spalle e il pettine tratteneva dietro la nuca due piccole ciocche dandole un’aria antica, si era messa un po’ di colore sulle guance per via del pallore che la contraddistingueva e infine Florie indossava un abito verde e uno scialle azzurro, i capelli fiammeggianti erano legati in un complicato chignon e il pettine pareva trattenerlo come per miracolo, era la più giovane e anche la più ardita, così si era data il rossetto alle labbra che contrastava con i suoi denti bianchissimi. I tre giovani artigiani restarono senza fiato nel vederle così trasformate. Se già l’incontro al ruscello li aveva emozionati, ora il cuore batteva forte e non avevano più dubbi che quelle tre fanciulle fossero a loro destinate da sempre.
Ballarono tutta la notte e in piazza non si parlò che di loro, purtroppo però alla festa arrivò anche il mago Torvino e il figlio del macellaio che non aveva dimenticato la sua vendetta. Entrambi nel vederle così felici, si tormentavano e ordirono un piano, ognuno nel segreto del loro cuore.
Quando la festa volse al termine e la musica finì, le tre ragazze e i tre giovani si salutarono teneramente e le fanciulle, lasciarono loro i pettini d’argento in pegno d’amore.
Florie, Régine e Christelle rientrarono in casa così felici che non si accorsero di essere seguite. Quando spensero le luci per andare a letto, ecco che il mago si trasformò in un gufo e volò su una finestra beccando al vetro. Florie che si era attardata per sciogliere il suo complicato chignon, sentì il battito e vide il gufo, andò alla finestra e l’aprì credendo fosse di buon auspicio, ma proprio in quell’istante una fune le piombò addosso stringendola e senza che riuscisse a capire cosa stesse accadendo si ritrovò fuori della finestra a penzolare dall’albero. Il figlio del macellaio aveva preparato la trappola per afferrare una delle tre sorelle. Egli stava per lanciare un sasso quando Florie aveva aperto la finestra. Non aveva perso tempo e lanciando la corda a lazo l’aveva afferrata e fatta volare giù in un attimo. Svelto l’addormentò con una pozione del sonno che teneva nel taschino e avvolgendola in un tappeto se la caricò sulle spalle, scappando veloce verso il nascondiglio che aveva trovato nella radura.
Régine non vedendo arrivare la sorella in camera, andò a cercarla ma la casa era vuota e la finestra aperta. In quel mentre il gufo le parve davanti e l’ipnotizzò rendendola sonnambula, così Régine scese le scale e uscì di casa avviandosi da sola verso la montagna. Il mago voleva che si gettasse dalla rupe più alta per farla morire. Christelle che era rimasta a letto, si alzò per ultima dato che non vedeva tornare le sorelle. Per fortuna non si affacciò alla finestra dove il mago voleva ipnotizzare anche lei, ma scese le scale e vedendo la porta aperta, iniziò a gridare per la paura. In lontananza scorse la sagoma della sorella, la chiamò a gran voce ma questa non si voltò continuando ad allontanarsi. Christelle si mise a correrle dietro, senza smettere di urlare per richiamare l’attenzione sia della sorella che della gente del paese. Régine camminava svelta sotto l’influsso stregato. Era come in un sogno. Le pareva di correre verso la madre e il padre e non sapeva invece che rischiava la vita. Christelle l’inseguiva con il cuore in gola, aveva capito che c’era qualcosa di malvagio in quello strano comportamento. Chiamava nel suo cuore aiuto, chiamava la madre e il padre, per darsi la forza di raggiungerla prima che fosse troppo tardi. La strada era sempre più ripida e la rupe sempre più vicina.

Paola Vergari



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