Fiorentini si Cresce

Setola e le cosa dimenticata


Setola non ricorda cosa deve fare... il caso vuole che incontri Smema, espertissima di cose dimenticate. Una nuova avventura della famosa magistrella, firmata Paola Vergari
Dove
Quando
  
Ingresso
Contatti
Tel:
Fax:
Consigliato a

Quella sera Setola si era svegliata con la sensazione di aver dimenticato qualcosa di importante. La luna nel cielo brillava e Impero se ne stava accucciato ai piedi del letto, in attesa di vivere il nuovo giorno.
La mamma la chiamò come al solito per mangiare e il papà bussò alla porta per dirle di alzarsi.
“Non ricordo, eppure ho qualcosa d’importante da fare.” Si disse mentre scendeva dal letto scivolando dalle morbide lenzuola.
Si lavò il viso, i denti e mangiò qualche briciola di quarzo arcobaleno nel caldo latte di quercia appena spremuto.
“Su tesoro, devi andare a scuola oggi. Non dimenticare la merenda. Saluta la maestra e comportati per bene.” Raccomandò la madre dandole un bacio mentre usciva di casa.
Setola camminava con la mente tesa a ricordare quel che doveva fare, ma niente, era vuota di ricordi e il suo umore si stava intristendo.
“Cosa ti succede Setola.” Le disse Smema mentre rientrava in casa con un cesto colmo di lenzuola lavate.
“Vado a scuola. Ma sono confusa perché non mi ricordo cosa dovevo fare.” – “Ah, beh, lo dici ad una esperta di confusione.” Rispose ridendo la la dolce magistrella del quarto piano. “Se ti posso aiutare, dimmi pure, io però prima, devo andare a sistemare le lenzuola appena lavate. Se mi vuoi seguire, di sicuro troveremo ciò che hai dimenticato.”

Setola voleva andare a scuola di corsa, ma essendo curiosa di natura scelse di seguire la buffa vicina. Con le sue zampette corte teneva quella cesta davanti alla panciona e correva veloce che quasi Setola non ci credeva. “Hai un bel fiato Smema. Non ti sto dietro per quanto corri.” – “Devo correre, ho da andare al mercato a comprare molte cose per domani. Arrivano i miei nipoti da lontano e voglio cucinare dei buoni manicaretti.”
Correvano su per le scale e Impero le seguiva senza farsi troppe domande. A lui non importava cosa volesse fare la sua amica. Gli bastava starle accanto.
“Come faccio a ricordare cosa dovevo fare?” le chiese di nuovo Setola mentre Smema apparecchiava la tavola lasciando i panni lavati in un cantuccio. “Dunque, vediamo come faccio io… Ecco in genere mi metto in ginocchio con la testa tra le mani e poi… vediamo aspetta che ora mi viene in mente. Ah sì ecco: sto lì per una mezz’oretta finché tutto si chiarisce.”
“Ma è troppo tempo io devo andare a scuola. Non posso stare così.  Ok, va bene proverò un pochino.”
Setola si mise a capo in giù, con la testa fra le ginocchia mentre si sforzava di ricordare. In quella strana posizione notò che il tavolo da pranzo aveva al di sotto un disegno bellissimo e non poté fare a meno di dirlo a Smema, la quale incuriosita si mise anche lei a testa in giù e tutte e due in quella buffa posizione, discutevano del disegno che era davvero strano quanto bello.

Alla fine ne passò di tempo, ma a Setola non venne in mente nulla se non che ormai era tardi per andare a scuola, così accompagnò Smema al mercato e si divertì a spiluzzicare le granelle di tufo, mentre la vicina acquistava di tutto.
Stavano tornando verso casa con le borse piene di buon cibo, quando Dubia si parò dinanzi loro. Il suo volto era cinereo, quasi più scuro delle piume di corvo.
“Setola hai dimenticato il nostro appuntamento.” Pronunciò con la voce che pareva provenire dalle viscere della terra. Smema e la piccola magistrella si guardarono, consapevoli di essere in torto. La dolce bambina tentò di sorridere per smorzare la rabbia furente della più potente magistrella che conosceva, ma questa anziché calmarsi, cominciava a sprigionare fumo dalle orecchie e a trasformarsi in una specie di drago lancia fiamme.
I passanti del mercato iniziarono a darsela a gambe, conoscendo le sfuriate terribili di Dubia, e in pochi attimi restarono sole. Impero stava per afferrare la sua amica e fuggire ma non sarebbe riuscito a salvare Smema, che era grossa e pesante.
La situazione stava precipitando, quando Smema d’improvviso iniziò a cantare uno stornello irriverente, talmente brutto e senza senso che Dubia si mise a ridere, ritornando indietro nella trasformazione.
“Voglio impararlo anche io Smema, ridimmelo per favore.” Diceva Dubia mentre rideva da versar lacrime d’argento.

Setola e Impero non ci credevano quasi a tal miracolo, poi vedendo che anche il volto della magistrella si stava colorando di rosa, si rilassarono e tutte e tre iniziarono a cantare lo strano ritornello.
Impero era stupito di come tre magistrelle tanto diverse, potessero divertirsi insieme. “Sono questi i misteri che mai capirò, ma va bene lo stesso. Anche questa volta abbiamo scampato il pericolo.” Pensò infine il bel cane, mentre entravano nel loro condominio per ritornare ognuna nella calda dimora, a riposare fino all’indomani.

Paola Vergari


Newsletter

(c) 2018 Tutti i diritti riservati - P.IVA 06038670482 - Concept, progetto grafico e gestione contenuti: Elisa Staderini