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Setola e il mondo di Magilandia

Il mondo di Magilandia è parallelo a quello degli umani. Setola, una bambina di solo ottantatré anni che vive li, costruisce una bacchetta magica a forma di pesce ma un'altra bimba gelosa dei suoi bellissimi piedi di quarzo, le tira dei brutti scherzi... Buona lettura da Paola Vergari
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Setola era una bambina magica, figlia di genitori magici e viveva in un posto magico. Insomma era un’abitante di Magilandia, un mondo parallelo, che ogni tanto si fa visibile a noi umani.
Setola aveva i capelli biondi, ma duri e ispidi come il crine dei cavalli. Li portava tutti dritti in testa dato che sbirciando gli umani, si era lasciata condizionare dalla moda e dai ciuffetti con il gel, che molti bambini e adulti sfoggiano allegri.
Oltre ai suoi capelli proverbiali, aveva anche degli occhi grandissimi del colore dell’erba e quando si emozionava cambiavano colore. Se la mamma e il babbo le permettevano di trasformarsi, dalla felicità si scomponevano in sfumature viola-rosa: una vera bellezza a guardarla.
Le mani, non avevano le unghie ma rametti con le foglie, che solleticavano se si posavano sotto le ascelle e al posto dei piedi due enormi quarzi trasparenti. Leggeri e brillanti, le donavano un’aria preziosa da far invidia ad alcune magistrelle, esseri di forma femminile e magicozzi di forma maschile.

Setola quella mattina se ne andava in giro per Magilandia in cerca di avventure con il suo cane Impero, grosso e grasso con il muso blu a striscioline. Scalavano la montagna in cerca di conchiglie e stelle marine. A Magilandia infatti molte cose sono al contrario che da noi. Le conchiglie stanno sulle montagne e la neve e i funghetti sulle spiagge assolate.
“Con le conchiglie farò una bacchetta magica speciale.” Pensava la bimba. Purtroppo una magistrella gelosa, volle farle uno scherzo. Trasformò le conchiglie in spaghetti e i fior di muscolo in conchiglie. Erano trasformati così bene, che chiunque li avrebbe confusi. Setola non sapeva, che i fior di muscolo agiscono all’incontrario e qualunque cosa gli venga ordinato, lo stravolgono e fanno accadere l’inverso.
Queste nozioni si studiano a una scuola superiore, che per Setola è ancora lontana. Infatti vi si accede superati i trecentosessanta quattro anni e la piccola invece, ne aveva appena ottantatré.

Salendo la montagna fischiettava e nel suo cestino di mani brulicanti metteva le conchigliette. Impero, che aveva un fiuto eccezionale le prendeva e le ributtava infilandoci gli spaghetti. Lui sì che è un intenditore.
Ma Setola, lo rimproverava dicendogli che lo avrebbe portato a mangiarli in un ottimo ristorante fiorentino, ma di lasciarla raccogliere le conchigliette come aveva deciso.
Impero però non demordeva, continuò per tutto il percorso nel sentiero: uno lo metteva e l’altra la toglieva. Già così, era uno spasso per Dubia, la magistrella dispettosa.
Quando Setola fu in cima alla montagna, guardò nel cestino di mani brulicanti, dentro si trovavano almeno un centinaio di spaghetti e quattro conchigliette.
“Impero, voglio proprio sapere che ci vuoi fare con tutti questi spaghetti! Le mie conchiglie sono pochissime, me le hai buttate tutte via. Ma non ho voglia di cercarle ancora e visto che quassù c’è la fabbrica fai da te, costruirò la mia bacchetta con queste quattro.”

Impero la tirava e cercava di prendere il cestino, ma questi infastidito dal muso bagnaticcio del cane gli tirava i pizzicotti, alla fine Impero si arrese. Erano troppi contro di lui.
In quattro e quattr’otto, la bacchetta fu pronta. Scintillante, madreperlata, liscia e levigata. Le aveva dato la forma di una palamita, un pesce grosso del mar mediterraneo. Era molto orgogliosa e volle subito provarla.
“Palamita bella, or che ti ho costruita, mi sarai fedele a vita. Io ti ordino di portare me e Impero con la barca in alto mare, per fare una bracciata con la mia amica, Sirena Gioata.”
Impero si coprì gli occhi con le orecchie lunghe, lunghe per non vedere cosa stava per succedere. Ahimè per l’appunto la Palamita fatta di fior di muscolo, gli sortì un effetto alquanto originale.
Setola si ritrovò sulla sabbia del deserto del Sahara con le piramidi nubiane che la squadravano indignate, in quanto lei era già pronta con il costumino giallo e sbracciava alzando ali di polvere fino a Meroe, la capitale del Regno di Kush.
Impero, sentendo arrivare un manipolo di turisti a vedere cosa stava accadendo, pochi metri dietro un bellissimo portone piramidale, tolse le orecchie dagli occhi e acchiappò per il costume Setola scappando a ovest, verso il Nilo.

Impero era un cane portentoso, nonostante fosse enorme era agile come una lepre. In pochi balzi raggiunse il grande fiume e Setola che non aveva ancora capito niente, pensò che il suo cane le avesse fatto un altro dispetto, come quello degli spaghetti.
“Impero, cosa ti prende? Non ho fatto in tempo a salutare Gioata la sirena. Bene, visto che siamo qui e il posto è molto bello, voglio fare una passeggiata. Magari la vediamo nuotare.”
Il cane, pensò che la sua amica era proprio una sbadata per non accorgersi che non erano in alto mare, ma sulle rive del fiume più ricco di storia del mondo.
Setola ad un certo punto vide una piccola cascata, inframmezzata di sassi e sabbia a quel punto capì di essere davanti a un fiume. Felice si bagnò le mani e i piedi e subito il suo corpo brillò e dalle foglioline nacquero dei fiori rosa. Bevve dei sorsi e si tuffò nelle acque bianco e blu, stando sempre attenta a non perdere la sua magica palamita. L’acqua giocando e spumeggiando la faceva proprio divertire insieme al suo Impero.

Dopo un po’ chiese a “palamita” una nuova magia e di nuovo la bacchetta strampalata, confuse gli ordini. Lei voleva tornare da mamma e babbo per l’ora di cena, dove l’aspettava il suo piatto preferito: fiori di calendula conditi con lapislazzuli e granelli di vulcano. Ma palamita la spedì sull’isola di Vulcano, ci mancò poco che non apparisse dentro la bocca fiammeggiante.
A quel punto, Setola cominciò a sospettare che la bacchetta non faceva il suo dovere, però non si perse d’animo. L’isola era stupenda e ricca di granelli deliziosi. Con Impero fecero una bella corsa e un bagno nelle acque nere e calde. “Una giornata perfetta!” esordì alla fine e Dubia che l’aveva seguita per ridere alle sue spalle, era viola dalla rabbia. Così la magistrella per farle un ulteriore dispetto, la spedì a casa in tempo per la cena.
Setola, abbracciò i suoi genitori raccontando loro le avventure della giornata e si mise a testa in giù per gustare i manicaretti preparati dalla mamma.

Era esausta, ma già immaginava le sue prossime avventure che palamita le avrebbe inventato.
Guardò il suo bel cagnolone: “Domani, ti porterò a mangiare gli spaghetti.” Gli disse prima di addormentarsi.
Impero sospirò, consapevole che ormai la loro vita era imprevedibile per colpa della bacchetta fior di muscolo, lui amava la sua amica e le sarebbe stato sempre vicino.
Il sole sorse e tutti andarono a dormire.

Paola Vergari

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