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Setola e i Manga

Una nuova avventura per Setola che verrà spedita a Tokyo dove scoprirà che le cose negative vengono... per far tornare l’arcobaleno! Di Paola Vergari
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Setola quella mattina era proprio eccitata all’idea di vivere una nuova avventura con Impero, il suo enorme cane con il muso blu a striscioline.
Stava per prendere la sua Palmita, la bacchetta magica un po’ stordita, che aveva costruito lei stessa con le conchiglie trovate sul sentiero di montagna.
Stava per prendere la sua bacchetta dicevo, che improvvisamente Impero la travolse buttandola sul letto e leccandole la faccia.
Lei rideva divertita cercando di liberarsi da quel pelosone che era più grosso di lei, senza riuscirci.
Impero cercava di non farle prendere la bacchetta perché temeva chissà quali catastrofi potevano di nuovo accadere; ma alla fine si arrese. Setola prese la sua Palmita e formulò la richiesta che le bruciava sulla punta della lingua.
“Palmita adorata, vorrei fare una passeggiata, portami in un bel posto con prati erbosi e frutti di bosco.”
La bacchetta che era un po’matta, eseguì l’ordine al contrario e Setola si ritrovò con il suo bel cane in una città industriale.
“Di nuovo ha sbagliato!” pensò il cane, “Adesso chissà cosa diranno gli umani, a vederci diversi”.
Ma guardandosi intorno, c’erano persone molto più strane di loro. C’erano persone con la faccia mascherata, altri con le corna e la coda, altri ancora con stranissimi vestiti. Setola che aveva studiato, si ricordò che quella era una festa degli umani molto amata. “Impero, la nostra Palmita ci ha portato a una festa mascherata. E’ bellissimo. Chissà come le vengono in mente queste cose buffe. Dai andiamo a scoprire dove siamo e che festa è.”

A ognuno che passava Setola chiedeva spiegazioni ma tutti le davano una risposta diversa. La confusione regnava. Ma gira che ti rigira ecco che Setola era arrivata a capire che erano a Tokio e tutti si stavano recando al parco Yoyogi, vestiti come i fumetti che i ragazzi guardano alla tv.
“Ma sono tutti matti a Tokio” pensava Impero. Setola invece non stava nella pelle, tutte quelle bambine vestite come Saylor Moon, Lamu o Lady Oscar, le facevano brillare gli occhi, per non parlare degli occhiali giganti o dei fiocchi enormi nei capelli. Li avrebbe voluti anche lei. Tutti correvano al Parco e lei non perse tempo e seguì la direzione di quella gente.
Le strade erano affollate e i negozi colmi di oggetti colorati e simpatici, ma per lo più inutili. In quel momento Setola notò un bambino che se ne stava in un angolo tutto solo. Nessuno si fermava a consolarlo anche se aveva gli occhi rigati di lacrime, ma nessuno si prendeva cura di quel bimbo.
Aveva una voglia matta di seguire tutte quelle persone vestite in modo divertente, ma il suo cuore sensibile non glielo permise. Si avvicinò al fanciullo e gli chiese se si era perso.

Lei, poteva parlare tutte le lingue del mondo usando la magia. Il bambino stupito la guardò. Era lì da molte ore senza che si fosse avvicinato alcuno per confortarlo.
Si asciugò le lacrime con la manica a quadri e gli sussurrò con un fil di voce, che si era perso e che non sapeva come ritrovare la sua casa.
“Sei fortunato, io sono espertissima a perdermi, praticamente sono una professionista.” Gli disse per farlo ridere e conquistandolo.
Jiro, il bimbo giapponese le prese la mano e si chinò tre volte per baciargliela, in segno di riconoscenza, aveva solo cinque anni e non si ricordava il nome della via né della sua mamma, che per lui era semplicemente “mamma”.
“Qui ci vuole una idea geniale” si disse prendendo in braccio il piccolo Jiro e mettendolo a sedere su Impero. “Andiamo in un posto alto e da lì sicuramente potremo vedere meglio”.
Si guardò intorno e l’unica cosa alta che vide era un palazzo di vetro. Si diressero in quella direzione, ma più camminavano e più questo si allontanava. Allora Setola un po’ stanca decise di entrare in un piccolo locale per assaggiare del buon cibo. Avevano alghe, granchi e pesce, ma Setola non mangiava quella roba e se ne volle uscire disgustata.

“Se ci fosse la mia mamma ti farebbe il Ramen, una zuppa buonissima.” Le disse Jiro sospirando. La magistrella ebbe allora un’idea. Si procurò carta e penna e scrisse sopra Voglio Mangiare Ramen.
“Sono sicura che le persone ci mostreranno la via per ritrovare la tua mamma. Sai i sapori e gli odori, piano piano ti portano indietro nei ricordi e nei sogni: a quando eri con la mamma, che ti preparava le cose buone.”
Impero non era molto convinto che avrebbe funzionato, iniziò quindi a cercare a modo suo un odore che assomigliasse a quello del bambino che trasportava sul suo dorso.
Gira che ti rigira, ognuno seguiva il suo istinto e il suo fiuto e dopo aver camminato in lungo e in largo la città più confusionaria del pianeta, con migliaia di persone, piena di negozi, slogan e cartelloni luminosi, giunsero in una stradina secondaria dove le luci psichedeliche della modernità si smorzavano mostrando i muri sbiaditi, gli zoccoli di legno, le porte leggere e scolorite.
Jiro lo riconobbe, era il suo quartiere.
“Si, si, siamo vicini. Qua ci abita il mio maestro. Andiamo da lui, che di sicuro lui lo sà dove abito.”

Bussarono alla porta ma dentro solo un miagolio. Bussarono ancora e il gatto rispose appena. Impero capì che c’era un pericolo e dopo aver fatto scendere il bambino, saltò dentro la finestra per vederci chiaro. Come pensava: il maestro era sdraiato in terra con la testa insanguinata e il gatto lo leccava miagolando.
Impero aprì la porta con la bocca e quando entrarono Setola e Jiro gridarono per lo spavento, poi chiamarono l’ambulanza cercando nel frattempo di svegliare il maestro.
“Maestro, maestro, sono Jiro. Cosa vi è successo?”
Il maestro sentendosi chiamare, si svegliò un poco stordito. Era caduto dallo scalandrino per cercare un vecchio libro di storia e siccome abitava da solo con il gatto, nessuno lo aveva soccorso.
Per fortuna l’ambulanza arrivò e lo medicarono, non aveva nulla di grave e poteva restarsene a casa senza finire in ospedale.
“Che paura bambini. Quando mi è scivolato il piede mi sono detto Addio… bel mondo. Ti lascio con il rimpianto di non aver detto ti amo, alla donna più bella del quartiere.”
Il maestro, era innamorato della mamma di Jiro, ma non aveva mai avuto il coraggio di dichiararsi per paura di essere rifiutato. Dopo quello spavento però, decise di dirlo proprio al figlio, nella speranza che il bambino lo aiutasse.
Jiro lo abbracciò felice. “Maestro, mi piacerebbe molto averla come padre. Oggi, piangevo disperato di aver perso la mia mamma mentre eravamo andati al mercato a comprare le verdure per il Ramen, ed ecco che in serata trovo una amica, un cane e addirittura un padre.”

Si avviarono tutti insieme alla casa di Jiro, il maestro zoppicava e si appoggiava un po’ a Impero. Quando Raku li vide affacciarsi al suo cortile corse ad abbracciare il figlio che credeva perduto per sempre. Piangeva e lo brontolava contemporaneamente per non essere rimasto attaccato alla sua gonna, come gli aveva detto mentre sceglieva cavolo, alghe e zenzero.
"Scusami mamma, ho visto un piccolo giocattolo rotolarmi vicino e ho pensato di prenderlo velocemente, ma appena mi sono staccato è arrivata così tanta gente, che mi ha trascinato lontano e per cercarti ho camminato tanto fino a quando ero stanco, così mi sono seduto ad aspettarti. Ma tu non arrivavi. Nessuno arrivava ed io avevo paura e piangevo mamma. Scusami, scusami.”

Singhiozzava ancora dalla paura e Setola allora intervenne e raccontò cosa era successo, da quando lei lo aveva visto. La mamma ascoltava e se lo coccolava il suo bel piccolino, mentre ancora qualche lacrima scendeva.
Anche il maestro raccontò la sua caduta in casa e la perdita di conoscenza fino a quando non si era risvegliato con il piccolo strano gruppetto.
Raku ora sorrideva e raccontava tutto quello che aveva sofferto quel giorno: “Quando non ti ho sentito più vicino a me, ti ho cercato ovunque e sono venuta anche a chiedere aiuto a voi maestro, non potevo immaginare, che eravate là dentro ferito. A pensarci poteva essere il giorno più brutto per tutti, ma per fortuna Setola e Impero ci hanno salvato.”

Il profumo di Ramen si sparse per la casa e la mamma li fece sedere offrendo a tutti, il suo ottimo brodo.
Il maestro a quel punto si disse: “Adesso o mai più”. Così si inginocchiò e chiese alla mamma di Jiro di sposarlo.
Raku, comprese in quell’istante che le cose negative, vengono spesso per far tornare l’arcobaleno. Felice con non mai, rispose di sì.
Si era fatto tardi per Setola, che aveva proprio voglia di tornare a casa dalla mamma e dal suo babbo e con la bacchetta magica espresse il desiderio, ma dato che aveva capito la stranezza di Palmita, escogitò un trucco che funzionò alla perfezione.
Dopo averli salutati dietro l’angolo di casa, pronunciò sempre in rima queste parole.
“Grazie Palmita mi sono divertita, è ora di partire ma a casa non voglio tornare.”
Era proprio intelligente Setola, in attimo la bacchetta fece il contrario come suo solito e li spedì diretti a Magilandia.
Impero tirò un sospiro di sollievo. Anche a lui era piaciuta questa storia anche se aveva faticato molto a rintracciare gli odori in una città enorme e piena di gente. Ma il suo era un fiuto eccezionale e tutto era andato per il meglio.

Paola Vergari
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