Fiorentini si Cresce

Patty e le fate


Quando incontrerà le magiche fate, il suo cuore cambierà. Come diventare protettori delle piccole cose e di Madre Natura? Basta seguire l'esempio di Patty! Di Paola Vergari
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Una coccinella se ne stava appollaiata su una bella margherita, prendeva il sole dopo un inverno freddo e umido, quando la fatina Sussurrina le si avvicinò in velocità dicendole di scappare.
La coccinella conosceva la fatina, che era la protettrice di tutti i fiori e sapeva che doveva esserci un grande pericolo.
Così si alzò in volo appena in tempo.
In quell’istante infatti una mano grassottella afferrò il gambo della margherita e lo strappò. La margherita sentì un gran dolore e pianse disperata. Dall’alto vide le sue compagne e le salutò affranta.
Poi un istante dopo ecco che quelle stesse mani strappavano altre margherite e tutt’intorno si fece rado e deserto.
La fatina coraggiosamente si avvicinò all’orecchio della bambina che con le gote rosa, tutta allegra, raccoglieva i fiori per la mamma.
Sussurrina le parlò dolce e le chiese di non cogliere più i fiorellini che se ne stavano tranquilli senza dar fastidio a nessuno.
“Se tutti li strappano, come faranno gli insetti, le farfalle e noi fatine a trovare rifugio e nutrimento? E se tutto scompare non ci sarà ben presto più l’intero nostro mondo.” Le diceva svolazzandole vicina.
La bimba udì quelle parole e si fermò.
Non aveva mai pensato a tutto ciò e fermandosi di colpo si accorse della fatina che aveva proprio davanti agli occhi. “Ma allora esisti, la mamma dice che siete solo favole e che non siete vere.”
La fatina vergognosa, fuggì via, anche per paura di venir catturata.
La bimba andò dalla mamma a raccontar ciò che aveva veduto, ma ovviamente non fu creduta.
Così il giorno dopo, per esser certa, tornò allo stesso giardino a cercare la fatina.
Ma questa non si vedeva. La bimba la chiamava ma se pur la dolce fata la sentiva, temeva di farsi vedere. Ogni giorno per un mese la bimba andò nel giardino a cercarla ma senza ottener alcun ché, pensando davvero di aver sognato ad occhi aperti.
La coccinella nel frattempo si era trovato un altro bel fiore su cui prendere il sole, era un bellissimo anemone. I suoi colori illuminavano il prato come un arcobaleno e lei era molto felice di averlo trovato come amico.

L’estate avanzava e il caldo faceva maturare il grano così arrivò fata Spighetta, era una fatina sempre con la testa per aria.
Si innamorava ogni anno del mugnaio che veniva a raccogliere il grano e lo seguiva ascoltando le storie che raccontava ai fornai, per dimenticarselo a fine estate e volare con le sorelle in altri prati fioriti.
I fornai che andavano dal mugnaio erano buffi per Spighetta, c’era un omone grasso, Pagnottone che si mangiava tutto il pane che sformava, poi Briciolotto che mescolava il grano con i semi di girasole e Sonnecchioso che invece lo mescolava con i semi di papavero.
Erano una bella combriccola e mentre aspettavano la farina del mugnaio, si raccontavano sempre delle storie buffe su Elfi e altri magici folletti.
Tutti infatti erano al corrente di Martin della Buona, un piccolo gnomo che si divertiva a far dispetti alla gente.
In special modo con le vecchie zitelle a cui tendeva tranelli divertenti, come per esempio con la Signora Zuccalesta che aveva un naso enorme e gli occhi sempre mezzi chiusi. Ma soprattutto le puzzava sempre il fiato e così la gente scappava appena l’incontrava.
Il Martin della Buona si era fatto un tappa-naso portentoso che nessuno poteva vedere e così, avvicinandosi alla Zuccalesta, l’aveva corteggiata per un mese buono.
Le aveva fatto credere di essere TagliaPietre il falegname, un pover’uomo senza arte né parte.
Le diceva nascosto dietro la siepe, poesie e incanti e lei che era inizialmente scostante, alfine si era lasciata convincere e una mattina vestita come una fanciulla fresca e in fiore, si era presentata dal TagliaPietre per acconsentire al matrimonio.
Potete immaginare quante risate si erano fatti nel paese a scapito dei due poverini che erano rimasti entrambi con un palmo di naso a scoprir che era stata una burla.
“Ah se lo acchiappo.” Aveva detto Zuccalesta.
“Povero me” diceva invece TagliaPietre, che quasi quasi l’avrebbe anche presa in moglie, se non avesse avuto quel fetore irriverente.
Questa era rimasta la burla più storica che ogni volta si raccontavano e Spighetta li ascoltava divertita nascosta dietro i sacchi di farina.
Avrebbe voluto anche lei far parte della combriccola ma le mancava il coraggio e si accontentava di stare a guardarli.

Poi c’era la fata che cambiava colore a seconda delle stagioni.
In primavera era rosa e in inverno bianca come la neve, in estate prendeva il color del sole e in autunno delle foglie d’acero.
Le piaceva rinnovare i colori ed era anche un poco vanitosa, infatti nessuna come lei aveva questo privilegio. “Eh, quest’anno il mio rosa è più rosa degli altri anni, sicuramente sarà una primavera molto bella e piena di belle giornate.” Diceva alle amiche girando e rigirando con le sue ali.
D’estate invece soleva dire “Che caldo fa quest’anno, le mie ali si sciuperanno con tutto questo caldo. Meno male che posso cambiar colore in autunno.” Diceva mentre scuoteva le ali per farsi vento.
Alla festa d’estate giunsero tutte al raduno sotto il grande fungo porcino capace di contenerle tutte. Stavano per cominciare le danze, che arrivò di soppiatto la bambina che le cercava da molte settimane e vedendole tutte insieme si lanciò con la sua rete da farfalle acciuffandole in un lampo.
Le fatine gridavano impaurite ma la bimba le tranquillizzò. “Scusate se ho fatto questo, ma volevo parlare con voi. Mi chiamo Patty” – “Non mi sembra educato. Ecco, tutto qui.” Rispose Sussurrina. ”– Avete ragione, vi libero ma per favore restate con me, mi sento sola e vorrei tanto giocare con voi.
Le fatine promisero di non fuggire e subito Patty le liberò. “Ora siete libere. Ma io vorrei farvi una domanda, come si diventa fata? Mi piacerebbe molto diventare come voi.”
“E’ impossibile, ci si nasce. Io non sono diventata fata, sono nata così, come te cara bambina.” Le rispose Spighetta.
Patty ci rimase male, ma non voleva perdere le speranze, così cominciò a far loro tante domande su cosa facessero tutto il giorno, come volavano e soprattutto cosa sognavano.
“In fondo anche se non ho le ali, anche io posso fare del bene e vivere come una fata.” Disse infine la bimba.
Fata Colore annuì, certo e poi tu hai molti più vestiti di me e puoi cambiarti davvero come più ti piace.”
Patty da quel giorno cominciò a comportarsi come una fata, diventando sempre più una bambina attenta agli insetti, ai fiori e alle piccole cose che nessuno notava e soprattutto non colse più i fiori per non far loro del male.
Crebbe e quando divenne una donna iniziò a scrivere fiabe su fate, farfalle e coccinelle per ricordare la sua infanzia felice e soprattutto per trasmettere ogni cosa che aveva imparato.
Le fate ancora oggi la vanno a trovare e le raccontano storie buffe e pericoli terribili così che lei, può raccontarli e continuare a fare come se fosse una fata.
In fondo anche se non ha le ali, la nostra dolce Patty è pur sempre la protettrice delle fate, delle piccole cose e di Madre Natura.


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