Fiorentini si Cresce

Le formichine del mio terrazzo


Questa settimana presentiamo la prima storia di Fiamma, una bambina di dieci anni che racconta la sua vita. Torniamo indietro nel tempo intorno al 1980. Questa storia inizia con un suo tema in classe in cui racconta il suo amore per le piccole creature della terra. Di Paola Vergari
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Mi presento, sono Fiamma, vivo ad Arezzo e ho dieci anni. La maestra ci ha chiesto di fare un tema e io ho raccontato questa piccola cosa che mi è capitata. La mamma quando l’ha letta ci è rimasta un po’ male però poi mi ha sorriso e abbracciata. Spero tanto vi piaccia. A presto.

Tema: descrivi, della tua casa, ciò che ami di più.

Svolgimento:

La mia terrazza è la più grande terrazza che esista al mondo.
Le piante sono almeno un centinaio e le cura la mia mamma, ma quelle che preferisco sono i gigli bianchi e l'abete, che a Natale portiamo in casa per addobbarlo con le palline rosse e le lucine. La mia mamma si arrabbia per gli aghi di pino e il mio babbo si lamenta per la fatica, dato che è grande e pesante.
Qualche giorno fa, il mio babbo ha comprato due panchine e un dondolo con il tettuccio e il materassino. Hanno la stoffa rossa e bianca, a strisce. I colori sono molto belli e vivaci.
Mi piace molto la mia terrazza, perché posso girarci in bicicletta, andarci con i pattini o giocarci ad a chiapparella, oppure ai quattro cantoni con i miei amici.
Quando siamo stanchi, ci sediamo sulle panchine e la mia mamma ci porta la merenda.
Ma soprattutto ciò che amo della mia terrazza sono le formiche. Le ho sempre considerate amiche mie, infatti ho spesso passato molte ore a giocare con loro, facendomele camminare sulle mani, fino alle braccia, era divertente sentirle sulla pelle.
Le osservavo anche per ore, mentre trasportavano mollichine di pane, briciole a volte più grandi della loro misura. Correvano con quei tesori preziosi, tenendo con le zampette anteriori per tutta la terrazza le briciole di pane, infilandosi svelte nei loro formicai.
La cosa che più mi piace è come si aiutano l’una con l’altra: se una briciola è troppo pesante, ecco che arrivano, una, a volte due o tre, ad aiutarsi, e tutte insieme la portano nella loro casina.
Certe volte quando ci gioco metto ostacoli lungo il tragitto ma loro cercano un’altra strada, non si arrendono mai. Non c’è nulla che le possa distrarre.
Poi, secondo me, hanno un modo per chiamarsi, perché da così lontano, se una è in difficoltà, arrivano a volte anche in dieci o più.

Quando ero piccola, mettevo le molliche davanti alla finestra della cucina, per osservarle più da vicino.
Un giorno mi sono svegliata con la mia mamma che urlava impaurita ed arrabbiata, aveva trovato delle formiche nella dispensa del pane.
Pareva impazzita, si agitava cercando di ucciderle, poi si è accorta che erano incolonnate una dietro l’altra, facevano una strada lunghissima, per metà nascosta dietro i mobili, salivano e scendevano lungo la riga tra le mattonelle, per tutta la cucina fino al terrazzo. Erano migliaia. Si è messa le mani nei capelli ripetendo “Ma come hanno fatto?!”.
Per me erano meravigliose, così ordinate e in fila. Si muovevano tutte insieme, tantoché la linea nera che sembrava disegnata, pareva muoversi e loro restare ferme. Una prendeva il posto dell’altra.
Alla fine, ha vinto la mia mamma: ha messo il veleno e in poche ore sono scomparse. Poi ha cominciato a schiacciarle tutte. La terrazza è diventata nera, un cimitero di formiche.
Erano come uomini in battaglia, morti senza una ragione. ‹‹Così le altre capiscono che qui non devono più entrare!›› diceva, mentre le schiacciava con il suo piede in pantofole.
Non ho messo più nulla per attirarle, sono stata io a causargli quella brutta fine, mi sono sentita in colpa per molto tempo. Ero piccola, non capivo le conseguenze, ora mi sono perdonata, spero che anche le formiche lo abbiano fatto.
La mia mamma ne parlò per giorni, era turbata per come erano riuscite a trovare la dispensa così lontana dalla terrazza.
Ma io le trovo sempre molto interessanti. Sono un popolo, un altro mondo, piccolissimo ma vasto, che vive incredibilmente sulla mia terrazza.

Fine


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