Fiorentini si Cresce

La fattoria di Lauretta


Internet, tv, velocità... Ma chi tra i nostri bambini sa davvero da dove arrivano le uova in confezioni da 6? Paola Vergari con questa sua favola ci porta in un mondo più lento, fatto di cuccioli, terra e amicizia
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Una bambina abitava in una casa di campagna con la sua mamma, il papà e il fratello più piccolo.
Era molto felice nella sua bella casetta si sentiva fortunata perché al contrario delle sue compagne di scuola lei poteva giocare a piedi scalzi nel giardino insieme ai suoi animali: aveva cani e gatti, ma anche oche, galline e caprette. Come era bello alzarsi all’alba con la mamma e accudire i piccoli animali.

Lauretta però quando arrivava a scuola con la mente restava alla sua fattoria, aveva visto tante cose in quel lembo di mattino che nessuno immaginava. Mentre la maestra spiegava Giulio Cesare e Cleopatra a lei tornava in mente Gelmina, l’oca con il fiocchetto a pallini che aveva covato tutta la notte. Rideva da sola a ripensare a quando con la mamma erano entrate nel capanno che la custodiva, l’oca aveva starnazzato a lungo tanto che la mamma aveva detto: ‹‹Ma cosa hai stamani Gelmina?›› Gelmina starnazzava e alzatasi dalla cova, mostrò alle due donne un buffo papero che sbatteva le ali e muoveva il becco per cercarla.

‹‹Santi numi!! Non mi ero resa conto che stava per nascere un piccolo ocio! Ma da dove salta fuori? - diceva la mamma. - Non l’ho fatta accoppiare con nessuno. Questo è proprio un mistero.››
Lauretta si era innamorata all’istante di quel batuffolo di pelo e non smetteva di pensarci. Ecco che la maestra la rimproverava perché interrogata non aveva risposto. ‹‹Dove sei Lauretta? A cosa stai pensando?›› - ‹‹Mi scusi maestra, mi sono distratta a pensare al mio piccolo ocio.››

La classe intera era scoppiata a ridere e lei si era vergognata. Era diversa dai compagni, i vestiti a volte avevano piccole zampate di fango e altre era piena di peli di gatto, ma i suoi racconti erano fuori del comune, nessuno conosceva così bene gli animali come lei.

La maestra si dispiacque che i bambini avessero trattato così duramente la piccina e pensò di darle spazio e di farle raccontare ciò che la distraeva.
Lauretta dapprima era intimorita ma poi l’entusiasmo la vinse e cominciò a descrivere quella sua mattinata così bella e densa di emozioni. ‹‹Che nome gli darai?›› disse allora Paola che le era vicina di banco. ‹‹Non lo so ancora.›› - ‹‹Potresti chiamarlo Cesare›› rispose Antonio che le stava dietro. Antonio era sempre stato affascinato dall’aria misteriosa e soddisfatta di Lauretta. ‹‹Si.›› Dissero tutti ‹‹Cesare è proprio un bel nome.›› - ‹‹Bene, - disse la maestra. - credo che adesso dobbiamo riprendere la lezione su Giulio Cesare. Lauretta questa volta cerca di ascoltare e rispondere se ti interrogo.›› Le sorrise facendola sentire tranquilla e al sicuro.

L’indomani tutti la circondarono e le chiesero cosa avesse fatto quel giorno di buon mattino, la bambina allora raccontò del latte munto e delle uova calde tra le mani, della lana che veniva tosata e dei capretti che nascevano. Tutti erano incuriositi e un poco l’invidiavano.
I suoi compagni, vivevano in città, nei loro appartamenti pieni di comodità con tv digitali e internet, si alzavano all’ultimo minuto e di corsa in auto andavano a scuola più insonnoliti che la sera.
Lauretta invece non aveva il computer e la tv era ancora di quelle vecchie analogiche e il decoder spesso non funzionava, ma neanche se ne accorgeva perché a tavola i suoi genitori le raccontavano le cose fatte durante la giornata.

La maestra nei giorni a seguire, si rese conto che i bambini non conoscevano più gli animali nel loro habitat naturale, ormai sapevano solo che c’erano cosce di pollo imbustate o uova in confezioni da sei, ma nessuno più capiva di cosa si trattasse veramente, ebbe così una idea bellissima e organizzò una sorpresa per tutti i bambini.
Coinvolse il preside e il consiglio di classe, voleva portarli in gita alla fattoria di Lauretta e stare là per un weekend per vivere la vita della campagna.
Qualche genitore si mostrò preoccupato, ritenendo la gita troppo dura, ma la maestra non si scoraggiò. ‹‹Signor Niccolini, suo figlio è vero, dovrà svegliarsi alle cinque e andare a mungere la capretta con la mamma della sua compagna, ma non credo che gli farà male per un paio di giorni. In fondo i nostri nonni, lo facevano tutti i giorni e sono diventati molto forti.›› Qualcun altro era scandalizzato all’idea che dormissero tutti insieme con dei letti improvvisati, ma alla fine la maestra riuscì a convincere tutti che questa esperienza sarebbe stata per i bambini molto importante. Dopo aver sbrigato tutte le incombenze burocratiche, finalmente per la fine del mese partirono per la loro avventura alla fattoria Rombi.

L’entusiasmo di tutti era alle stelle. I racconti della loro amica adesso sarebbero diventati realtà per ognuno di loro. Antonio, immaginò avventure uniche e speciali e qualcuno non riuscì a dormire per l’eccitazione la notte precedente.
Arrivati alla fattoria, i genitori di Lauretta accolsero il piccolo gruppo con una merenda contadina, una tavola imbandita di marmellata fatta in casa, burro e pane casalingo. Sulla tavola c’era anche ricotta fresca e latte di capra appena munto e i biscotti d’avena preparati per l’occasione, sparirono in un soffio tanto che la maestra non riuscì ad assaggiarne neanche uno.
Era stato tutto organizzato, ogni bambino aveva un piccolo lavoro sotto la supervisione di mamma e babbo Rombi e anche del fratello maggiore di Lauretta che era ormai esperto di tante cose.

A fine giornata erano tutti stanchissimi, ma non finivano più di parlare e raccontarsi gli uni con gli altri le cose che avevano visto e toccato. Nella grande sala c’era una fila di materassi a terra, senza bisticciarsi i bambini si addormentarono in un baleno ognuno nel sul lettino felici di avere ancora una giornata per stare insieme.
Non era ancora l’alba che il gallo cantò e la mamma di Lauretta si affacciò nella sala chiamandoli per la colazione. ‹‹Siamo stanchi, abbiamo ancora sonno. È notte.›› Ma mamma Adele non si arrese e alla fine un po’ alla volta si alzarono. Alcuni erano di malumore, nessuno li aveva mai svegliati a quell’ora. Antonio guardò Lauretta con ammirazione, come faceva lei tutte le mattine si domandò in cuor suo. Ma ben presto ogni domanda si inzuppò nel buon latte, insieme ai biscotti di riso fatti in casa.
‹‹Oggi sicuramente ci sarà l’evento più importante dell’anno.›› Annunciò babbo Osvaldo rientrando dal cortile, era già sveglio da alcune ore. Alcuni bambini si spaventarono a vederlo così bardato e un paio fecero gli occhi lucidi per la paura. ‹‹Avanti venite, ma dovrete stare in silenzio, soprattutto un po’ distanti per non spaventare la mia Fiocchettina.›› Osvaldo non era tipo da convenevoli e neppure un grande dispensatore di spiegazioni, ma era molto felice di avere i compagni di scuola di Lauretta perché sperava che i giovani si innamorassero come lui della terra e degli animali e proseguissero il lavoro umile ma bellissimo del contadino e dell’allevatore di animali.

‹‹Cosa succederà signore?›› - Chiese, Paola che era anche una bambina molto coraggiosa›› - ‹‹Oggi è il grande giorno, il capretto che Fiocchettina porta in grembo nascerà a momenti. Vivrete una esperienza indimenticabile. Ma mi raccomando, non dovete urlare, ne correre e neppure avvicinarvi, restate tranquilli e in silenzio, sarà più bello di ogni cartone animato che avete mai visto, ne sono certo.››

Erano tutti ammutoliti, impauriti e curiosi, seguirono il sig.Rombi fino al capanno e si misero a sedere composti e in silenzio. La maestra, mai li aveva veduti così e per un attimo si sentì incapace di attirare la loro attenzione, come invece era riuscito benissimo quel semplice contadino.
Non fu facile per la capretta, era già la sua terza volta, ma il cucciolo si presentava male e il signor Rombi dovette aiutarla con una manovra difficile e delicata, girò il cucciolo mettendo una mano fin dentro l’utero. Fiocchettina sbuffava, sentiva un gran dolore per le spinte del piccolo controverso, ma di quell’uomo si fidava e alla fine andò tutto per il meglio. Il cucciolo ora sgambettava incerto nel prato e i bambini erano tutti allegri, cantavano e facevano girotondi senza disturbare mamma e figlio.

Alla fine della giornata, tutti avevano fatto moltissime cose nella fattoria, senza mai lamentarsi e ora erano tristi di doversene tornare a casa. Quando fu l’ora di prendere il bus per tornare a casa, i bambini salutarono i signori Rombi e baciarono Lauretta, si sentivano tutti come fratelli e sorelle. Avevano condiviso un’esperienza molto grande e inoltre avevano dormito tutti insieme, come un piccolo branco.
Quando ritornarono dai loro genitori erano cambiati, apprezzavano sempre le comodità come la televisione, l’aria condizionata o internet, ma nel cuore ancora brillavano le stelle del mattino e risuonavano i belati del nuovo nato. Mai, si sarebbero scordati quella esperienza e da quel giorno Lauretta, divenne la bambina più amata della classe.

Il giorno dopo Lauretta si avvicinò alla maestra e abbracciandola le sussurrò ‹‹Grazie signora maestra, lei mi ha fatto il regalo più bello.›› La maestra era felice di aver dato alla piccola motivo di orgoglio, si ricordava infatti dei tanti giorni in cui la bambina si era vergognata di fronte ai compagni per i vestiti non proprio belli. Quando iniziò la lezione, i bambini si alzarono e con un applauso bellissimo ringraziarono la maestra per averli portati alla Fattoria per vivere un’avventura meravigliosa. Erano tutti felici e da quel giorno Lauretta non si distrasse più, divenendo la più attenta e puntuale della classe.

Paola Vergari


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