Fiorentini si Cresce

La fanciulla e il Popolo Nascosto


Una fanciulla timida andrà oltre alle sue paure per salvare tutte le donne. Durante il suo viaggio troverà un vero mondo tanto sconosciuto quanto incantato... Questo è il primo di tre episodi della nuova favola di Paola Vergari. Buona lettura
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In un regno, al limite della Radura Misteriosa sotto la Montagna bianca di Cristallo, le donne e i fanciulli solevano festeggiare le stagioni della Luna intorno agli alberi di Larice e di Faggio.
La vita del regno proseguiva lenta e tranquilla, ma un brutto giorno un avido mago venne a sapere che la pietra rossa del potere, il cui prodigio consentiva a chi la possedeva di avere la conoscenza di ogni cosa, si trovava proprio in quei luoghi e visto che voleva impossessarsene, architettò un piano terribile.
Con la magia degli specchi prese le sembianze del buon Re, che fino a quel momento aveva regnato in armonia e saggezza, facendolo sprofondare in un sonno profondo per poi rinchiuderlo in una segreta del castello.
Nessuno si accorse dell’inganno, il mago ora poteva cercare indisturbato la tanto desiderata pietra.
Avido e insoddisfatto com’era, si mise inoltre a chieder tributi altissimi al popolo su ogni cosa, anche la più banale. Ma soprattutto iniziò a proibire feste, balli e la raccolta dei fiori e delle foglie per preparare tisane medicamentose.
In particolar modo, adducendo al volere di Dio, proibì di recarsi nella Radura Misteriosa, sia per le feste che per la caccia. In realtà, voleva campo libero per trovare la pietra agognata inviando il capocaccia esperto conoscitore dei boschi a cercarla in ogni luogo.
Il popolo si era sottomesso, credendo che il sovrano avesse ragioni e compiti che loro non comprendevano.
Alcune anziane e altre giovinette intraprendenti spesso disubbidivano, con il sacro intento di propiziarsi un buon raccolto e migliorare molte cose quotidiane.
Una notte il capocaccia, mentre stava per tornare a casa dopo la solita ricognizione notturna, vide nella radura del bosco un bagliore fra le foglie e si avvicinò cauto.
Un falò illuminava la pietra rossa incastonata in una corteccia di Faggio. Rifletteva raggi potenti tutt'intorno, mentre fanciulle scalze ballavano e cantavano allegre per festeggiare la luna di primavera.
Capì che quella era la pietra cercata dal re-mago e subito corse al castello per rivelare ciò che aveva veduto. Il re-mago ascoltò con impazienza la fine del racconto e subito chiamò le guardie per far arrestare le donne che avevano danzato nel bosco con l’accusa di essere delle streghe. Poi con il guardiacaccia cavalcò fino al Grande Faggio.
Gli occhi erano iniettati di sangue, tanto la sua avidità lo tormentava. Il rubino stava lì con tutta la sua bellezza incastrato nella corteccia grigia, il re-mago sfilò di tasca il coltello e lo scardinò dal tronco, lasciando una profonda ferita nell’albero sacro.
Nessuno al di fuori di lui doveva possederlo.
Mise la pietra nel medaglione d'oro fatto fare apposta, infilò al collo la catena che lo racchiudeva poi si girò verso il capocaccia e balzandogli addosso, l'uccise. “Questo, è l'unico modo per mantenere un segreto.” disse fra sé, mentre il capocaccia, moriva pentendosi di aver dato fiducia a un essere crudele e spietato.
Al ritorno nel villaggio il re-mago emanò un editto terribile contro le donne che erano state al falò la notte. “Ree di osannare i grandi poteri occulti nella Radura da me proibita, si condannano le persone arrestate a rimanere rinchiuse nelle carceri fino alla loro morte. A meno che, non venga consegnato tanto oro o gemme preziose, quanto necessiti alla costruzione di una cappella votiva, sul punto più alto della Montagna di Cristallo.”
Le genti erano tanto vessate da non aver neppure la forza di ribellarsi a tale ingiustizia e mesti rientrarono nelle loro case a piangere sgomenti di tali avversità.
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La figlia del sarto era una fanciulla mite e dolce, aveva sempre preferito starsene a casa a giocare con i suoi gatti e ascoltare “le contie” storie antiche tra fiaba e leggenda, raccontate dalle donne mentre ricamavano sedute sulla porta di casa. Ma nei giorni a seguire, anziché disperarsi come tutti, iniziò a immaginare modi ingegnosi per liberare le donne del villaggio ingiustamente recluse.
Le venne così l'idea di creare delle collane con le pietre raccolte nel Bosco Nascosto, fino al Lauriceto Albeggiato al confine della Radura Misteriosa e venderle alle fiere dei villaggi vicini, riscattando con i soldi guadagnati le prigioniere.
Si diceva fosse un posto pericoloso, molti si erano persi senza fare ritorno, ma chi tornava da quei luoghi, ne raccontava meraviglie.
Vi si trovavano pietre di mille pigmenti trasparenti, piante miracolose, animali magici che potevano assumere sembianze umane, laghi di smeraldo e fiumi cangianti come l’arcobaleno che scendono a cascata dai monti di neve eterna. Decise quindi di cimentarsi in quest’impresa e s’incamminò al tramonto in tutta segretezza, senza avvertire alcuno.
“Andrò con il favore della luna, raccoglierò abbastanza pietre per farne dei gioielli e vi tornerò ogni notte, fin quando non saranno abbastanza per liberare tutte le donne.”
Si addentrò nel Bosco fischiettando, mettendosi a raccogliere ogni pietra le paresse fare al caso suo, ma d’un tratto inciampò in una radice molto grossa, facendo cadere tutti i ciottoli raccolti.
Guardandosi attorno capì d’essersi persa e le pietre sparse per terra, ora le parvero misere e senza valore.
Il suo coraggio adesso era svanito ed ella si disperò al punto di non accorgersi, di essere circondata da molte falene accorse a rincuorarla.
Si sedette poggiando la schiena alla corteccia dell’albero in cui era inciampata, i pensieri le si accavallavano, le pareva di sentire le voci dei propri genitori e della gente del villaggio mentre le raccomandavano di non recarsi in quel luogo oscuro. “Perché non sono rimasta a casa, povera me! Morirò, ne son certa.”
Si rannicchiò impaurita e quando la luna tramontò il buio intorno a lei fu completo, addormentandosi in un sonno senza sogni.
Al risveglio, restò per un po’ con gli occhi chiusi cercando di capire se fosse ancora viva, quando sul volto sentì qualcosa di peloso che la sfiorava. Spalancò le palpebre, in uno spasmo di coraggio, due occhi gialli la fissavano da vicino.
Saltò in piedi gridando e svelta si nascose dietro l’albero sotto il quale aveva dormito. Uno scoiattolo le si era avvicinato incuriosito e balzando sui rami alti, quasi a toccare il cielo si allontanò impaurito.
La scena era proprio divertente e le farfalle variopinte svolazzavano vicino a loro ridendo a più non posso. Ma si stancarono presto, dato che i due restavano immobili, proseguendo il loro vagare. Come un’onda di vento colorata, si diressero verso un luogo segreto, erano così belle da vedere che la fanciulla ormai tranquillizzata, decise di seguirne la scia.
Giunse così vicino alla riva di un fiume, i profumi di genziana azzurra, rose selvatiche e botton d’oro, l’inebriarono. Sparse tutt’intorno c’erano delle pietre meravigliose dalle sfumature verdi, altre erano trasparenti, altre ancora striate e lucenti. Così iniziò a raccoglierle e a metterle in cerchio canticchiando felice.
La fanciulla stava ancora raccogliendo le pietre, quand’ecco che sul fiume apparve un’imbarcazione su cui si ergeva una donna. Aveva la pelle scura color dell’ambra, due ali radiose l’avvolgevano e tra le mani teneva corde d’erba intrecciate.
La ragazza, non appena la vide si nascose dietro un arbusto impaurita. La dama con le ali attraccò la canoa e la legò alle radici di un Tasso che in parte affondavano nel fiume, poi si diresse verso le pietre che la fanciulla aveva disposto in cerchi, ne prese alcune e le portò all’orecchio come se potesse udirne un qualche suono provenire da esse.
La fanciulla tremante di paura stava in silenzio cercando di mimetizzarsi, quando d'un tratto i loro occhi si incrociarono tra le foglie. A quel punto la dama si avvicinò alla fanciulla, le prese le mani e la fece uscire dal nascondiglio.
Poi senza parlare la condusse alla barca, la giovane non oppose alcuna resistenza sedendosi nella plancia dell’imbarcazione, mentre la donna slegando le corde si preparò a ripartire. All’ultimo istante lo scoiattolo che non l’aveva mai persa d’occhio balzò dentro, piazzandosi a prua.
Nel momento in cui la fune d’erba si sciolse, la canoa riprese il suo moto fluido verso il luogo da dove era venuta, spinta da una forza invisibile che proveniva dal cuore della strana donna.
Sull’altra riva, il Popolo Nascosto li attendeva.
Erano i guardiani di quei luoghi, un popolo magico e sconosciuto che avrebbe cambiato per sempre la vita della fanciulla.

...Il seguito alla prossima settimana!
Paola Vergari


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