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La Fanciulla e il Popolo Nascosto. 2° parte

Eccoci alla seconda parte di questa storia. Diventata una fata grazie al popolo nascosto e all'amico scoiattolo, la fanciulla diventerà abile e soprattutto conoscerà l'amore. Ma cosa sta accadendo al suo villaggio? Di Paola Vergari
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Il Popolo Nascosto erano i guardiani di quel luogo.
Avevano i cuori puri come l’acqua sgorgante dalle rocce e camminavano senza toccare i piedi al suolo.
Conoscevano ogni cosa del loro regno e volevano che la ragazza comprendesse la vera bellezza che vi risiedeva, perché potesse preservare la natura e non distruggerla.
Appena la fanciulla mise il piede sulla terra fangosa, iniziò a sprofondare e uno strano calore l’assalì, facendola svenire.
La sollevarono da terra e la portarono all’interno della grotta sacra, per preparala al grande rito.
Si risvegliò su un letto di foglie, mentre la luna filtrava nella caverna, qualcosa di pesante non le permetteva di muoversi, erano cortecce di Larice profumato, messe a protezione per i grandi riti di trasformazione.
Fuori della grotta udiva canti sconosciuti ma non provava nessuna paura, solo un senso di mistero che la stordiva.
Quando entrarono nella grotta alla luce della luna piena e tolsero la corteccia che la proteggeva, la pelle splendeva d’ambra e due ali trasparenti le spuntavano dalle spalle. Si era trasformata in una fata dei boschi.
Le diedero un nome speciale: Foglia nel Vento e lo scoiattolo divenne il suo maestro in quel luogo magico e incantato.

Inizialmente Foglia nel Vento cadeva quasi a ogni passo, inciampando nelle possenti radici di quel luogo, le quali fuoriuscivano dal terreno come non avessero spazio sufficiente in profondità.
A poco a poco lo scoiattolo le insegnò a muovere le ali e a sollevarsi da terra quel tanto che bastava a non cadere tra le radici attorcigliate e intricate.
Le portava i frutti del bosco e le insegnava a procurarsi il cibo da sola, spostandosi fra pareti di roccia a strapiombo e fitti boschi innevati.
La fanciulla imparò a tessere corde fatte con rami di Tasso intrecciati, l’unico strumento usato dal Popolo Nascosto per legare i tronchi di Larici fra loro.
Per ultima cosa imparò il linguaggio. Era fatto di strani sibili, pareva somigliare al rumore di un ruscello o ai passi degli insetti sulle fogli.
La sua vita in quel luogo scorreva lieta e lei ogni giorno apprendeva nuove cose che le riempivano il cuore di gioia.
Era passato un inverno e lo scoiattolo adesso, voleva insegnarle ad arrampicarsi sugli Eucalipti arcobaleno, mostrandole i punti buoni su cui mettere i piedi.
Foglia nel Vento tentava e tentava, ma non riusciva neppure a salire di un metro, scoraggiata alfine si accovacciò alla radice dell’albero, nascondendo il volto tra le mani.
‹‹E’ inutile Occhigialli- così si chiamava lo scoiattolo -non riesco ad arrampicarmi. È troppo difficile, non ci riuscirò mai! Dai, lasciami stare e vai da un’altra parte!››
Come quando si era persa nel bosco, la fata del bosco si accucciò con il volto nascosto tra le mani, triste e sconsolata.
A quel punto lo scoiattolo prese la forma di uomo e la sollevò da terra, tirandola a sé per abbracciarla.
Foglia nel Vento vedendolo per la prima volta nella sua forma umana, rimase folgorata dalla bellezza e da quel giorno non si separarono più innamorandosi.

L’uomo scoiattolo, le raccontò che aveva sempre vissuto in modo solitario cercando cibo e godendo sia del vento che del proprio corpo atletico. Era figlio di una umana cercatrice di piante officinali e di un sacro essere del Popolo Nascosto.
Egli poteva trasformarsi in animale o in uomo a suo piacimento.
La sua infanzia e giovinezza, l’aveva trascorsa con sembianze umane, ma quando un giorno la madre fu colpita da un cacciatore con una freccia scoccata dall’alto della montagna di cristallo, giurò di non assomigliare mai all’uomo crudele e spietato e di restare fedele alla sua natura selvaggia.
Solo la presenza di lei gli aveva ridato un’immagine buona dell’umanità e per questo, aveva deciso di rivelarsi facendole conoscere la sua parte umana e donandole così, entrambe le sue parti.
Da quel giorno, il loro amore crebbe sempre di più e in un mattino d’estate si sposarono, benedetti dal bosco, dal fiume e da tutto il Popolo Nascosto. Impararono sempre più a fidarsi l’uno dell’altra e dal loro amore nacquero tre figli. Il primo lo chiamarono Corpo Magico, era rosso di capelli con gli occhi scuri e la pelle chiara come vetro.
La seconda: Cuore Felice, pareva un fuoco scintillante con gli occhi neri vivissimi. Aveva i capelli colore del fango e chi la guardava non poteva fare a meno di sorridere e amare la vita.
Il terzo figlio fu Vortice Di Luce, era nato vicino alla cascata dei sette arcobaleni, dove spesso i due innamorati avevano nuotato nei giorni d’estate. Egli aveva occhi chiari come il cielo del mattino ed era bello come il sole.

Foglia nel Vento viveva ormai felice da oltre sette anni con il Popolo Nascosto e la sua nuova famiglia. Ma in una notte di luna piena fu come se si risvegliasse da un sogno lunghissimo. Ricordò d'un tratto la sua gente e il re malvagio.
“Chissà cosa è accaduto e quanto avranno pianto i miei cari genitori, credendomi morta.” Pensò.
Da quel momento non fece che logorarsi, voleva andare a vedere di persona cosa fosse accaduto.
Alfine ne parlò a Occhigialli, che sorridendo annuì.
Egli conosceva bene il sentimento della nostalgia, per sua madre ne aveva sempre il cuore pieno. Ma per lui non esisteva luogo dove poter tornare. Foglia nel Vento invece ne aveva la possibilità e il suo sposo sapeva che era giusto che andasse.
Ogni giorno era più assente e lontana, fino a quando arrivò la prima notte senza luna e la fanciulla sentì che doveva tornare a casa.
Occhigialli non si mosse dal suo giaciglio, sentiva i passi della sua sposa nel bosco come se camminasse sul suo cuore.
Come allora non lo disse a nessuno, seguendo il suo impulso primordiale e percorrendo la strada già fatta.
La fata del bosco riconobbe ogni sasso, ogni rumore del sentiero percorso. In un attimo fu sulla canoa verso la strada di casa, adesso sapeva guidarla senza sforzo alcuno, con il potere della sua anima.

Arrivata davanti alla porta di casa le tornò il pudore, avere le ali era una cosa strana per il villaggio. Così rubò un lenzuolo appeso a un filo nel cortile vicino e vi si avvolse. Entrò in casa che pareva un fantasma, i genitori temendo che abbracciandola potesse dileguarsi come uno dei tanti sogni fatti fino ad allora, restarono a guardarla senza proferire parola, poi si avvicinarono e finalmente la riconobbero.
Si sparse velocemente la voce che la figlia del sarto era tornata a casa. Tutto il villaggio in processione venne a vederla, per accertarsi che fosse davvero viva.
Quando ella dai racconti apprese che da quando era scomparsa, le sorti del regno erano precipitate e che il re puniva chiunque guardasse la Radura o nominasse il bosco, capì che doveva fare qualcosa. Quanto meno andare a palazzo e parlargli.
La gente cercò di dissuaderla dall’impresa, seguendola fin sotto le mura del castello.
Ma nessuno osò attraversare il fossato del castello.
La fanciulla entrò fin dentro alla sala delle udienze senza timore e per la prima volta vide il re-mago.

Seduto sul suo trono, aveva uno sguardo torbido e su di lui aleggiava un’ombra cupa. Dal suo collo pendeva una grande pietra rossa che egli accarezzava continuamente e dalla quale partivano raggi infuocati.
La ragazza prese coraggio e senza inchinarsi, gli parlò.
‹‹Cosa ti succede grande re? Perché umili e terrorizzi la tua gente? Ormai non ci sono più braccia libere per lavorare nei campi, né bimbi sereni che giocano. Quale strano potere ti ha condotto a distruggere il tuo stesso regno?››
Il re quasi cadde dal trono tanto era assorto e non si era accorto della sua presenza. Si alzò pronto a ordinare di portare la fanciulla in prigione, ma qualcosa lo fermò.
Gli parve di scorgere da dietro il vestito della ragazza delle ali e la cosa lo turbò alquanto, più di tutti infatti temeva la gente del Popolo Nascosto, guardiani dei boschi e gli unici che potevano portargli via la pietra rossa. Doveva accertarsi che ella non ne facesse parte.
La pietra gli suggerì le domande e il mago subito l’interrogò:
‹‹Mi sbaglio o sei la figlia del Sarto? Non eri quella che scomparve molti anni fa? Dove sei stata fino a ora? Nel bosco proibito, forse?››
Le mani tozze con le unghie aguzze, si torcevano nervosamente intorno alla pietra rossa. “Se ammetterà di essere andata nel Bosco come spero, per la legge emanata da me stesso, la farò decapitare.”
Si disse, sperando di poter risolvere la questione come sempre.
Ma la fanciulla aveva compreso le sue intenzioni e riuscì a rispondere senza mettersi nei guai.


…La terza e ultima parte, ci sarà la prossima settimana.

Paola Vergari



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