Fiorentini si Cresce

Il fiume e la farfalla


Iniziamo l'anno con una delicata storia di trasformazione e rinascita. Per tutti i bambini e per i loro genitori, dall'autrice Paola Vergari
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Molte nascite e morti fa in una valle remota, vivevano delle farfalle grandi come aquile con ali dai colori fiammeggianti e disegni arabescati.
Trascorrevano la loro esistenza tra i fiori più belli e profumati del pianeta, dilettandosi a giocare e danzare nell’aria sotto il sole dell’estate, senza curarsi di null’altro.
Nella radura vicino al fiume però, svolazzava irrequieta una farfalla di colore arancio con due occhi gialli e blu dipinti sulle ali, ella non si accontentava di vivere come le altre ma desiderava poter nuotare nel fiume come i pesci che l’abitavano, pur sapendo che le era impossibile dato che le ali di farfalla allora come adesso, non sono impermeabili all’acqua.
Per ore posata su un ramo vicino al suo amato fiume, sognava di essere un pesce. Era placido il fiume in superficie, ma ella vedeva bene che nella profondità si agitavano pesci e altri animali guizzanti che le rallegravano il cuore.

Un giorno, decise di farsi trasportare dalla corrente e posandosi su un ramo galleggiante, vi restò immobile fino a raggiungere le ripide che precedevano la cascata. Svelta spiccò un salto nel cielo, prima che l’acciuffassero gli storioni di montagna che affamati e guardinghi aspettavano contro corrente il cibo per nutrirsi.
Fu quello il suo più bel giorno vissuto e da quel momento ogni mattina appena sveglia, ripeteva il suo rito gioioso. Sempre più ardita, arrivava fino all’estremo punto, fino quasi in bocca agli storioni, ai salmoni e alle trote che risalivano la corrente prima di deporre le uova. Non sapeva se le piaceva di più il profumo dei licheni e delle canne mosse dal vento o il fremito dell’acqua che la scuoteva, facendola sobbalzare su ogni lieve onda o piuttosto il senso di liberazione che provava, quando volava sopra la cascata che si scioglieva in mille arcobaleni nella valle umida.

La sua felicità, in quei giorni era immensa anche se le altre farfalle l’ignoravano ormai. Esse non la riconoscevano, ormai troppo presa dai suoi giochi pareva comportarsi come un animale acquatico, ma fuori del suo elemento. Ognuna di loro si affrettava a depositare uova per la riproduzione e a spargere pollini in un servile atto devozionale ai fiori che le ospitavano. Mentre lei si nutriva di ciò che il fiume scrosciando e sbattendo sui sassi incastrati e levigati nei secoli le lanciava. Selvaggia e viva con non mai, volava nel cielo muovendo le ali come pinne e code frementi.
Le farfalle però hanno vita breve e anche per lei era già trascorso un anno. La primavera, con i suoi fiori variopinti elargiva nuovi sogni e le altre farfalle volavano impazzite sentendo arrivare la fine, ma lei era calma senza più smanie e paure, aveva preso la sua più grande decisione.
Voleva diventare parte del fiume, scendere con esso fino a valle e conoscerne l’estasi dell’acqua fresca sulle sue ali giganti.
In uno splendido giorno di aprile, il sole del tramonto pareva sciogliersi in una tavolozza e il profumo dell’acqua si faceva più delicato mischiando l’odore di fango a quello dei fiori. La farfalla si posò su un rametto di frassino caduto poco prima nell’acqua e il suo corpo esile pareva odorasse di bamboo. La corrente la trasportava sempre più vorticosamente, aprì le ali per sentire l’aria attraversarla fino a quando arrivò alle ripide che precedevano la cascata e lì si strinse tutta e con un tuffo s’immerse sott’acqua, per raggiungere la valle che tanto agognava.

Galleggiava adesso tra la schiuma della corrente e i flutti contrari, come in una danza si muoveva incessantemente. Certe volte le ripide la sommergevano togliendole il fiato, poi risaliva in superficie ormai inerte con le ali zuppe, come petali strappati e buttati nell’acqua da fanciulle che sognano l’amore eterno. Il sole tramontava dietro la collina e il suo ultimo raggio le carezzò le ali giganti, illuminandola poco prima che arrivasse sul precipizio della cascata.
Una storione femmina, aspettava con la bocca spalancata piccoli pesci per nutrirsi. Premuta contro un masso con la testa fuori dell’acqua la vide, provò compassione per la fine ingloriosa di una farfalla nata per volare, che galleggiava inerte nell’acque scure e torbide. Non ci pensò due volte e ne fece un sol boccone, proseguendo poi la risalita del fiume fino alla cima della montagna, alla foce del fiume il luogo sacro degli storioni in cui essa era nata la primavera precedente, dove avrebbe deposto le sue prime uova.
La farfalla inghiottita morì pensando di aver fallito, ma il suo destino non si era ancora compiuto. Quando le uova si schiusero, la foce del fiume si colorò improvvisamente, piccoli pesci-farfalla di color arancio con le striature gialle e blu sulle pinne come piccole ali, nuotavano allegri. La farfalla si era trasformata in questi delicati pesciolini e ora avrebbe fatto per sempre parte del fiume. Ancora oggi al crepuscolo, questi strani pesci si svegliano e nuotano sulla superficie del fiume tutti insieme, che se li guardi sembra di vedere una grande farfalla che nuota, finalmente felice.

Paola Vergari



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