Fiorentini si Cresce

Il cielo delle paure


Questa volta Setola si ritrova sola, aggredita da una paura che l'imprigiona. Dovrà fare appello a se stessa, perché ognuno sta combattendo la propria battaglia. Per fortuna ha già imparato molte cose e questa avventura la renderà più forte. Di Paola Vergari
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D’improvviso Setola guardò il cielo e si accorse che le stelle erano scomparse. Al loro posto c’erano delle brutte e terribili paure.
Avevano le forme più strane, erano fatte come animali striscianti o con grandi bocche piene di denti affilati, oppure sembravano artigli o vortici di aspirapolvere che possono inghiottire di tutto. Queste volavano minacciose, alcune emettevano urla terribili ed altre suoni stridenti da mettere i brividi.
Nonostante Setola le guardasse per scoprire qualcosa, non riusciva a capirci niente. “Forse sto sognando.” Si disse a un certo punto e si sdraiò per addormentarsi in un sogno più bello, ma non accadde nulla e quei terribili cosi, continuarono a gironzolare nel cielo sempre più vicino a lei.
D’un tratto vide correre delle magistrelle verso la caverna delle idee strepitose e si sentì fiera di appartenere a quel mondo fantastico, in cui ognuna si aiutava con l’altra, girandosi verso nord, si accorse che i magicozzi lanciavano padelle e cuscini verso le paure che sorvolano magilandia ma senza ottenere nulla di buono.
Decise di seguire le sorelle per trovare con loro la migliore soluzione, quando dal cielo una paura scese proprio davanti a lei e la bloccò. Le intrappolò i piedi di pietra in un fango melmoso e le mani iniziarono a intrecciarsi tra loro tanto che lei non riusciva più a sciogliersi, né a muoversi.
Provava e riprovava ma le mani sempre più si intrecciavano e i piedi sprofondavano. Il cuore le batteva forte e la paura di non farcela la tormentava. La paura aveva la forma di una grande orchidea, le cui radici l’avviluppavano e le toglievano il fiato.
“Sono piccola, non so fare ancora le grandi magie.” Si diceva piangendo e la paura l’avviluppava sempre di più.
“Sono sola, mi hanno lasciata qui e anche Impero non mi sente. Non riuscirò mai a farcela senza l’aiuto di qualcuno.” Continuava Setola, lamentandosi e sprofondando fino alle ginocchia per colpa di quella paura che la stava vincendo. Più piangeva e si lamentava e più i piedi sprofondavano, più pensava di non farcela e più le mani non trovavano il modo di districarsi.
Da lontano il suo cane Impero la vide e corse a chiamare Damante nella caverna, ma Damante in cerchio con le sorelle era come una stella lucente e la sua mente forgiava idee luminose per allontanare le paure, che erano penetrate da una fessura piccolissima della magnetopausa a confine con il vento solare.
Damante come le altre non riusciva a sentire Impero, tanto il suo cuore era plasma stellare che orbitava attraverso i nucleosistemi protonici, creando materia pura per dissolvere gli ammassi vuoti, ossia le paure.
Impero allora andò da Torcoleto, che con gli altri magicozzi lanciava cuscini setosi e profumi per appassire gli ammassi vuoti. Ma era anche lui così concentrato da non prestare ascolto alle richieste di aiuto.
Si lanciò verso la valle per aiutare come poteva la sua dolce Setola, ma quando arrivò la trovò distesa a terra, stanchissima ma salva.
Setola lo guardò e alzò la mano per chiamarlo a se, Impero allora le si accucciò vicino e le leccò il volto facendola ridere.
“Tranquillo amico mio, tranquillo. Hai visto come sono stata brava? Sono riuscita a togliermi la paura di dosso. Sai come ho fatto? Mi sono ricordata di tutto quello che ho imparato fino ad adesso e ho iniziato a cantare una canzone. Prima era una canzone triste, ma poi a poco a poco che la mia voce si scaldava, sentivo le mie mani sciogliersi e allora ho declamato poesie e filastrocche, fino a quando le mani erano libere. Era così bella la sensazione che ho proseguito a sognare di essere un uccello che vola sulla terra, con le mie mani facevo finta di avere le ali e a quel punto, il fango dei miei piedi si è ammorbidito e allora ho riso, riso così tanto che la paura si è dissolta e io sono caduta a terra per la stanchezza e per la gioia. Vedi, sono qui sdraiata ad abbracciare la mia magilandia che mi ha dato la vita e la magia e tutto ciò che esiste.”
Impero le annusò i capelli ancora appiccicosi della paura e con un soffio gentile le fece il solletico, Setola lo abbracciò forte e il suo cuore era colmo di amore, quello era il tocco finale che fece scomparire del tutto l'ammasso vuoto che le era piombato addosso. Ma non solo era scomparsa la paura di Setola, ma tutti gli ammassi vuoti che fino a quel momento avevano oscuravano il cielo si dissolsero e finalmente, ricomparvero le stelle.
Ognuno pensava di aver sconfitto le paure, ma soprattutto sapevano che era stata l’unione di tutti a farle sparire e quando si ritrovarono nella valle, festeggiarono con balli e canti la loro rinnovata libertà.

Paola Vergari



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