Fiorentini si Cresce

Fiamma, le capriole e il pic nic estivo


Vi ricordate alcune avventure della piccola Fiamma? Ecco un suo ricordo speciale... di Paola Vergari
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I ricordi sono comete brillanti nelle spirali fra cielo e terra, scompaiono e ritornano all’infinito.

Quell’estate avevamo finalmente la macchina e la domenica partivamo per i nostri pic nic in cerca di luoghi freschi, lontano dalle città.
Mio padre guidava fischiettando mentre io e mia sorella sedute sui sedili posteriori giocavamo fino a combinarne sempre una. Mia madre da due giorni aveva preparato il pranzo al sacco che poi con un rito quasi religioso veniva posizionato da mio padre nel frigo bara. Una specie di scatola di plastica enorme con il coperchio. Il pollo arrosto non mancava mai e nemmeno la favolosa valigetta trasformista che arrivati sul luogo veniva aperta e sistemata a tavolino. All’interno vi erano quattro seggiolini di alluminio con una tela a righe verde e gialla.
Il luogo scelto per il pic nic era sempre molto bello e quindi dovevamo partire presto per prendere i posti migliori, dato che dalla città tutti si spostavano sulle colline vicine.

Dopo pranzo ci mettevamo tutti sotto dei possenti alberi che sembravano giganti buoni. Mio padre schiacciava un pisolino mentre io con mia madre e mia sorella facevamo a gara a scorgere le nuvole più belle e strane. Restavamo così per un po’ a guardarle danzare nel cielo, indovinandone le sagome. Poi mio padre si stiracchiava e alzandosi guardava verso il bosco. Ci guardava con occhi allegri e ci diceva di andare con lui a cercare qualcosa. Mia madre con un sorriso soffice come una carezza, ci salutava restando sdraiata sul plaid con un libro in mano, mentre io venivo sollevata come una piuma fino in cielo per mettermi a cavallo delle spalle del babbo. Era come essere una di quelle nuvole nel vento che si lasciano trasportare, sperando di vedere per prima qualcosa di magico e nascosto. Queste erano le nostre domeniche spensierate.
Un giorno, eravamo su una collina con una pendenza dolce e invitante mi appariva come un mare d’erba increspato di colori. Senza pensarci troppo andai sul punto in cui iniziava la discesa, misi la testa fra le gambe, poggiai le mani a terra e stetti per un attimo piegata su me stessa, guardando il mondo sottosopra con un’emozione fortissima.

Sentii mia madre chiamarmi un po’ spaventata e per non farmi fermare mi buttai, rotolando sul tappeto erboso, morbido come un abbraccio.
Ricordo che mi tenevo serrata con le mani alle caviglie e rotolavo veloce come un sasso tondo. Mi sentivo sospingere dal contatto con il suolo e mentre giravo sempre più veloce, il cielo e la terra erano una cosa sola, un cerchio unico in cui io vorticavo. Il cielo, la terra, i fiori e le persone parevano scintille che da me si proiettavano in uno schermo di luce e suoni come uno specchio che riflette immagini da molti lati. Gridavo forte mentre rotolavo e mi pareva che la voce penetrasse fino alle radici dei fiori e rimbalzasse sulle fronde arboree per poi disperdersi nell’aria, erano grida gioiose e la natura danzava con me.
Mi ritrovai in fondo alla discesa a gambe all’aria e iniziai a ridere, mentre lassù la mia famiglia era rimasta a guardarmi con il fiato sospeso e poi, vedendomi tutta intera scoppiarono in una risata liberatoria.
Incurante che il vestitino color crema di pizzo san gallo cucito da mia madre, fosse sbaffato d’erba risalii la collina per rotolare ancora.
Poi iniziammo a fare gite più lunghe e le colline per rotolare non erano facili da trovare.
Ma anche adesso che sono più grande, appena vedo una collinetta dolce, state pur sicuri di vedermi scendere giù rotolando senza fermarmi.

Fiamma


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