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Fabula

Il potere terapeutico della fiaba e della favola sta in quel linguaggio magico, onirico, fantastico, che attraversa la mente cosciente e arriva nell'interpretazione personale. Ma quali sono le differenze tra l'una e l'altra e da dove arrivano? Di Paola Vergari
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Ognuno in ogni luogo e età può cogliere il messaggio speciale che attendeva e proseguire in questa avventura unica che è la vita, irta di pericoli e meravigliosa.
 
Fiaba e favola derivano entrambe dalla parola latina FABULA ossia narrazione di fatti inventati. Hanno però significati diversi:
La fiaba trae origine dalla tradizione popolare femminile, quando le donne svolgevano i lavori comuni, sono componimenti brevi e centrati su personaggi fantastici e magici.
La favola invece è una composizione in prosa o versi, con protagonisti animali antropomorfizati o esseri inanimati. Qui la trama è condensata in avvenimenti semplici e veloci con intento allegorico e morale, spesso esplicitato dall'autore.
 
Ogni popolo del mondo ha la propria tradizione popolare di racconti orali ambientati nel proprio territorio, con riferimenti ad abitudini, tradizioni e regole sociali propri del luogo ed epoca.
 
L'origine più antica si ritrova nella cultura egizia, XII a.c.: “storia dei due fratelli” - “il principe predestinato” - “Menzogna e verità”.
La tradizione popolare in India, può essere fatta risalire al V sec. a.c. con la più antica raccolta i Pancatantra.
Per quella araba, con le Mille e una notte trascritta nel settecento.
Nel mondo occidentale il più remoto autore risale ad Esopo dell'antica Grecia del VI sec a.c.  e poi si arriva a Fedro, nato tra il 15 a.c. e il 50 d.c., favolisti l'uno del mondo contadino e l'altro di un mondo più evoluto dominato da avidità e sopraffazione dove il prepotente trionfa sul debole.

Tra i primi autori italiani da citare, Gianbattista Basile che nel XVII scrisse “lo cunto de li cunti” Storie con finali anche cruenti dove Zerolla (gatta cenerentola) uccide la matrigna. Nate per allietare le corti nobili di Napoli e dintorni, riprese da Foucould nelle corti francesi.
 
Tra le più conosciute trascrizioni troviamo le fiabe tedesche riscritte dai fratelli Grimm nell'ottocento e quelle italiane da Italo Calvino nel recentissimo 1956.
Tra gli inventori più conosciuti, Collodi, Andersen e James Matthew Barrie con Peter Pan.

Jung
disserta molto sulle fiabe e i suoi archetipi ossia le rappresentazioni interiori, ereditate geneticamente. Gli archetipi sono presenti nella simbologia inconscia di ogni uomo di qualunque cultura ed età. 
Gli archetipi più importanti per Jung sono Persona, Ombra, Anima/Animus e Sé. Compaiono nei sogni e nei racconti fiabeschi rivelando possibilità alternative di confronto con la propria realtà interna ed esterna.
 
Le favole sono metafore che “danno istruzioni per l'uso”, sono buone guide che ci indicano la via per cercare e trovare risposte dentro di noi, ci trasportano in un mondo che non sembra reale, nutrono l’anima, generano domande e toccano una particolare corda del nostro inconscio.

Le storie sono più antiche dell’arte, della scienza e della psicologia. Nei miti arcaici è condensato tutto il sapere dell’uomo. Cosa sono in fondo la filosofia, la psicologia e la scienza occidentali moderne se non un tentativo di interpretare la mitologia greca?
 
Le fiabe venivano raccontate da viandanti, mercanti, contadini, pescatori, pastori e montanari attorno al focolare, nelle aie o nelle stalle. Esse descrivono la vita della povera gente, le sue credenze, le sue paure, il suo modo di immaginarsi il re e i potenti.
Le storie sono un balsamo, non ci chiedono di fare, essere o agire; basta ascoltare.
Ognuna ha più messaggi, alcuni sono chiari altri più sottili e nascosti, ogni volta che l’ascolti questa parla ad una parte di noi che è ferita, nascosta o impaurita, dandole il coraggio per emergere e affrontare le difficoltà superando ogni volta la Paura Di Vivere.
 
"Il potere terapeutico della fiaba ci fa trovare i rimedi per reintegrare o reclamare una pulsione psichica perduta, perché le storie sono disseminate d'istruzioni per guidarci nella complessità della vita."
(Clarissa Pinkola Estes; "Donne che corrono coi lupi")

Paola Vergari 
 
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