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Gravidanza e disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)

Le neo mamme possono temere che il bimbo venga contaminato dallo sporco, possono aver paura di fargli del male... ma quando questi pensieri diventano ossessionanti e si prova sollievo nel compiere alcuni gesti in maniera ripetitiva, quasi ritualistica, allora siamo in presenza di in un vero disturbo psicologico. Ce ne parla Oramamma
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Avere un figlio è una grande responsabilità ed è infatti normale preoccuparsi del benessere del piccolo e volerlo proteggere da ogni pericolo possibile.
In alcune donne però, questi pensieri possono essere così invasivi, ripetitivi e persistenti da provocare delle reazioni con impatto negativo sulla propria vita.

Le mamme in questi casi possono temere che il bambino venga contaminato dallo sporco, dai germi, da agenti chimici, o possono aver paura di fargli del male, accidentalmente oppure volontariamente. Queste idee possono anche essere accompagnate da pensieri a contenuto sessuale; questi mettono molto in crisi le mamme, soprattutto per la paura di perdere il controllo.
Possiamo definire questa tipologia di pensieri ossessioni, cioè, idee, immagini o dubbi assurdi e inaspettati. Le ossessioni fanno sentire la donna ansiosa, preoccupata, spaventata, in colpa, disgustata o depressa, e può trovare un sollievo nel compimento di atti ripetitivi, ovvero le compulsioni, che hanno lo scopo, anche se solo temporaneamente, di ridurre l'ansia prevenendo ciò che di brutto si teme possa succedere. Questi rituali possono essere ad esempio: pulire, lavare, sterilizzare, controllore durante la notte il respiro del bambino, ricercare continue ed eccessive rassicurazioni esterne sul proprio comportamento.
L'ansia viene spesso bloccata con dei rituali scaramantici, quali un gesto particolare, la ripetizione di una parola oppure di una preghiera, per scongiurare accadimenti negativi o con l’evitamento di attività e situazioni che intimoriscono e spaventano.

I sintomi possono essere temporanei e indotti dai cambiamenti ormonali a cui sono soggette le neomamme, ma non vanno in alcun modo ignorati o sottovalutati. Ogni qualvolta pensieri e comportamenti perdono la caratteristica di essere funzionali alle primissime cure del neonato e cominciano a compromettere la normale gestione quotidiana del bambino, il rapporto con il compagno o la salute mentale della donna, allora si è in presenza di un reale disturbo di natura psicologica: il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

Si tratta di un disturbo di ansia che può colpire 1 donna/100 in gravidanza e 2-3/100 nell'anno successivo al parto. Alcune donne possono aver sofferto di DOC prima della gravidanza, mentre per altre la gravidanza o il puerperio rappresentano il fattore scatenante. Questo potrebbe dipendere dai cambiamenti che comporta la gravidanza (ormonali ed emotivi) uniti al senso di responsabilità per il bambino.

Le donne con DOC perinatale generalmente definiscono i propri sintomi come spiacevoli, fastidiosi ed eccessivi al punto che a volte hanno la sensazione di stare impazzendo; spesso provano imbarazzo e vergogna, ma vogliamo sottolineare che il DOC non è una colpa, bensì una malattia che può essere trattata.
È importante rimarcare che non sono noti casi di persone con questo disturbo che abbiano agito i propri pensieri ossessivi.
In generale, essere rassicurate e godere del supporto e del sostegno di una persona cara è di aiuto e sollievo, tuttavia i pensieri intrusivi, laddove presenti, possono rimanere sottosoglia anche per giorni nei casi più lievi, per poi ripresentarsi nei momenti di fragilità; d’altronde soprattutto in gravidanza e nel primo anno di vita del bambino anche nei periodi più sereni è possibile che si presentino insicurezze e criticità.
Nonostante il disturbo, la maggior parte delle donne riesce a prendersi cura del proprio bambino rispondendo in modo adeguato ai suoi bisogni e alle sue necessità, mentre per altre il DOC può essere fortemente disabilitante con necessità di supporto ed aiuto pratico da parte dei familiari. In ogni caso deve essere valutata accuratamente la possibilità di un trattamento di tipo psicoterapico e/o farmacologico.

Il disturbo non trattato può avere infatti esiti negativi sul decorso della gravidanza, sullo sviluppo del legame madre-bambino e sulle relazioni familiari: la decisione sul tipo di trattamento da intraprendere deve essere discussa, caso per caso, con uno specialista.
Quindi è necessario prendersi cura di sé, non sottovalutando i segnali e chiedendo aiuto.
Per quanto riguarda l’insorgenza possiamo affermare che il rischio di disturbi psicologici veri e propri sembrerebbe mantenersi fino all’anno di vita, periodo oltre il quale una più facile e condivisa gestione del figlio contribuiscono forse a sollevare le madri da un eccessivo senso di responsabilità per le sorti della creatura.
Quindi care mamme tenete duro, un anno può sembrare infinito, ma è destinato comunque a passare!

Oramamma
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