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Piccole vecchie anime

Negli ultimi anni non sono pochi i bambini che ci sembrano più saggi a confronto della loro vera età. Pare che abbiano una marcia in più, ci danno l’idea di essere più maturi, forse più consapevoli… E tra loro ne spiccano alcuni che sembrano proprio “anime antiche” quando, con semplicità e naturalezza, raccontano storie incredibili, seppure siano logiche quanto verosimili, lasciando i genitori esterrefatti. Di Elisa Staderini
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È sempre più diffuso nel mondo il lavoro dei ricercatori come Ian Stevenson - Università della Virginia- che raccolgono dati di questo tipo, verificando caso dopo caso la veridicità dei racconti a supporto della teoria delle vite passate. Dunque qual’è la verità?
Siamo già vissuti?

Che si creda o no alla reincarnazione, il dubbio ci assale quando, ben lontani dall’ambiente induista e buddista, ragazzini come James Leininger - 6 anni, USA - raccontano di avere incubi ricorrenti e memorie precise di altri luoghi e altri tempi. Arrivano a descrivere così tanti particolari da poterli riscontrare e incrociare con dati oggettivi. La mamma di James per esempio racconta che il piccolo sin dai due anni di vita aveva una passione sfrenata per gli arei, correlata dalla conoscenza specifica dei motori, delle varie parti di cui è composto un aereo e dei piani di volo. E questo a soli due anni! James Leininger sostiene che il suo cognome vero sia Huston, appartenuto al pilota americano che ha combattuto in Giappone, del quale descrive ampiamente luoghi e battaglie aree.

Altro caso conclamato dai media è il piccolo Cameron che vive in Scozia. Appena acquisita la capacità di parlare, sui due anni, ha iniziato a raccontare della sua “famiglia di prima”. Ossessionato dall’isola di Barra, ha dichiarato che lui è arrivato da lì e che sull’isola viveva insieme alla mamma vera e ai fratelli. Ovviamente per una madre, l’idea che il figlio parli di un’altra mamma fa troppo male al cuore. Così la signora Macaulay ha cercato di non dare importanza a quelle che all’inizio sembravano solo fantasie di un bambino. Ma poi si è resa conto che più che il figlio cresceva, più aggiungeva dettagli ai racconti e quel suo desiderio di vedere la sua casa e la sua prima famiglia diventava ogni giorno più forte.
Per questo motivo i Macaulay sono volati fino a Barra con Jim Tucker, direttore della clinica di psichiatria infantile alla Virginia University. E sulle tracce dei ricordi del bambino, hanno scandagliato l'isola trovando la casa bianca descritta fin nei particolari da Cameron, la spiaggia su cui atterranno direttamente gli arei, le foto del cane nero… tutto combacia.

In realtà alla maggioranza dei racconti dei nostri bambini non viene data nessuna importanza. Spesso l’ambiente culturale in cui vivono li condiziona: se il piccolo presenta comportamenti “non ortodossi” viene subito ricondotto entro canoni accettabili della norma, magari facendolo sentire in colpa o dandogli del bugiardo.
Direi che, come genitori, non ci resta che evitare di abbassare l'autostima dei nostri piccoli usando questi metodi, anche se non crediamo che le loro storie incredibili possano essere davvero reali.
Che siano fantasie o realtà alla fine cosa cambia? L'importante è che i nostri figli si sentano sempre ascoltati e accettati.
E che noi possiamo essere davvero aperti a farlo.

Elisa Staderini

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