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Il gioco del perdono

Molti di noi sanno bene cosa significa aver subito un torto, tutti siamo passati dal ruolo di vittima qualche volta. O no? Anche chi ha la fortuna di trovarsi in una famiglia amorevole ed è nato in un Paese che garantisce pieni diritti comunque ha sperimentato questa condizione. Cosi pure i nostri figli! Magari l’insegnante li ha puniti ingiustamente o possono sentirsi non capiti da noi genitori o ancora, rifiutati dal grande amico. Di Elisa Staderini
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Se escludiamo i neonati o poco più, direi che quello in cui tutti siamo davvero bravi, tanto da meritarci l’Oscar, è portarci addosso il ricordo dell’evento che ci ha fatto soffrire come una seconda pelle. Siamo così esperti nel trattenere le emozioni che abbiamo vissuto che non ci viene proprio in mente l’idea di lasciarle andare. Anzi, il pensiero torna sempre proprio li... è come se facesse ormai parte di noi.
Se nostro padre ci ha trattati male, se il nostro compagno ce ne ha fatte passare davvero troppe, se la maestra ci ha buttati fuori dall'aula a causa di un altro… beh, la medicina per tornare a stare bene con noi stessi si chiama perdono.

Purtroppo non stiamo parlando di una pillola magica da buttar giù, non si perdona a parole. È un lavoro che richiede impegno e sforzo. Il perdono non serve all’offensore per sentirsi redento, né tantomeno all'offeso perché “porga l’atra guancia”! No davvero. Direi piuttosto che il perdono è un atto altamente egoistico invece.
Perdonando davvero, perdonando dal cuore, siamo in grado di far uscire le emozioni pessime legate a quel ricordo traumatico e... finalmente tornare liberi. La gabbia di veleno che ci siamo costruiti intorno può crollare!
Quando siamo in grado di perdonare dal più profondo del nostro sentire, siamo pronti a trasformare i sentimenti negativi che ci portiamo dietro.

Perdonare è ciò che serve a noi stessi. E basta.
Non si perdona perché siamo più buoni o per essere superiori rispetto a chi ci ha fatto del male. Immaginate di poter rilasciare quintali di terra da una zavorra che vi portate sulla schiena da anni. Come vi sentireste? Più liberi? Più leggeri? Un grande sospiro di sollievo.
E non è finita qui: perdonare ci serve per tornare ad essere sani. 
Avete mai sentito parlare di malattie che derivano dalle emozioni? Avete idea di quanto il nostro corpo risponda al dolore emotivo manifestando le malattie? Io ho avuto molto a che fare con questo argomento, come penso la maggior parte di noi.
Per me è stata dura ma quando si riesce ad augurare solo il bene a chi dobbiamo perdonare, senza che la nostra vocina interiore dica il contrario, quando riusciamo a farlo davvero, beh, allora il nostro lavoro è concluso e possiamo darci una bella pacca sulla spalla, soddisfatti.

Non sto dicendo che il perdono sia un atto facile, sto dicendo che è un atto che dobbiamo solo a noi stessi. E prima i nostri figli prenderanno coscienza di questo meraviglioso gioco, prima torneranno a vivere in totale armonia!

Elisa Staderini

 
LEGGI l'approfondimento sulle tecniche per perdonare davvero

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