Fiorentini si Cresce

Nascere a casa


Per le madri l’esperienza della nascita è unica e a sé stante. Ma ciò che spesso le accomuna è la paura, la mancanza di fiducia nel proprio corpo e nel proprio istinto creativo. Tali fattori hanno contribuito a generare nella nostra società un’eccessiva medicalizzazione, riducendo gravidanza e parto quasi a uno stato di malattia. Come potrebbe essere invece il parto in casa? Di Elisa Staderini
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Per fortuna esistono medici e ospedali che gestiscono le situazioni patologiche in maniera più che appropriata, ma a volte si tende a voler controllare troppo ciò che da millenni rimane una capacità innata. L’idea che la donna sappia partorire anche da sola, in mezzo a un bosco, non ci sfiora nemmeno il pensiero.

Eppure si sta risvegliando il potere creativo della madre, il volersi riappropriare di quella forza vibrante e di quel sentire profondo che non rifiuta l'istinto ma anzi lo usa a suo vantaggio. A dimostrazione, la scelta di dare alla luce il figlio nell’intimità della propria casa.
«Il parto è un evento prorompente, una soglia che ti fa trasformare completamente, che distingue nel vissuto un "prima" e un "dopo"». Ci racconta Sara, di origine trentina ma fiorentina d’adozione: «Quale migliore occasione per entrare in questo vissuto con dolcezza e con passi felpati?»

Per fare un piccolo quadro sul parto naturale in casa, al di fuori del territorio toscano, abbiamo incontrato anche Marta di Roma, Claudia di Milano, Maira di Brescia e Chiara di Piacenza.
Alcune di loro hanno maturato l’idea del parto in casa dopo la nascita del primo figlio in ospedale, altre invece ci hanno pensato fin da subito.
«Dopo il parto a casa di mia cognata, che è ostetrica», racconta Maira «ho iniziato a pensarci. Avevo delle perplessità, per questo ho deciso di reperire informazioni ancora prima di rimanere incinta! Ho letto e ascoltato Michel Odent che mi ha aperto un mondo meraviglioso. Mi spaventavano molto alcuni racconti di amiche e conoscenti sul parto super medicalizzato in ospedale e di come tuttora convivono con quelle cicatrici.»

Nell’esperienza della nascita naturale la figura dell’ostetrica è il sostegno della mamma che oltre ad accompagnarla nell’aspetto fisiologico, la sostiene aiutandola a riconoscere paure, desideri e aspettative. «Mi ha comunque preparata bene anche alle eventualità per le quali il parto in casa diventasse impossibile» ci dice Maira.
Una scelta del genere a volte rischia di incontrare diversi oppositori: «all’inizio le difficoltà più grandi le ho avute con mio marito» racconta Marta, «ma una volta constatata la mia grande sicurezza, non ha potuto che accettare la mia decisione come la migliore!»
Claudia sostiene invece che ha dovuto subire sia il peso delle idee familiari: «Parole forti e minacciose che una donna non vorrebbe mai sentirsi dire», sia quello «di una società incentrata sul delegare decisioni importanti e sulla sfiducia nella natura.» Per questo, dopo il suo primo parto “tradizionale” ha optato per qualcosa di molto diverso: «Difficilmente avrei sopportato la seconda esperienza di passività come quella istituzionalizzata dall’ospedale.»
«Non ho comunicato la mia intenzione a nessuno, quindi nessuno mi ha criticata.» È stato il commento di Chiara: «Ho preferito agire così per mancanza di voglia e pazienza nel dovermi giustificare.»

Poche regioni offrono un sostegno ai costi per partorire in casa. I futuri genitori in realtà pagano due volte: attraverso le tasse per un servizio pubblico che non andaranno a utilizzare e per quello privato. C'è ancora grande margine di miglioramento in questo senso, ma tra le mamme intervistate emerge un’eccezione: «Io vivo in Emilia-Romagna dove è previsto anche il rimborso delle spese» dice Chiara, «non avendo trovato ostetriche disponibili nella mia provincia, Piacenza, ho scelto professioniste della provincia limitrofa, Parma.»
A Firenze invece servono sui 2.300 euro solo per il parto (con visite pre e post-parto) escludendo tutte le visite durante la gravidanza. «Per noi in quel periodo è stata una cifra davvero importante» ricorda Sara. «Mi inventai un crowd-funding, ovvero una raccolta fondi online. Dato che ero già rifornita di oggetti da bebè, chiesi che i regali si tramutassero in contributo per la nascita in casa. E Così fu! Ricevemmo denaro anche da perfetti estranei, a volte davvero generosi, che sostenevano la scelta.»

Per quanto riguarda l’organizzazione per prepararsi all’evento, non serve fare molto perché «l’ostetrica ti piomba in casa con tutto il necessario!» Ci racconta divertita Marta.
A quanto pare sono sufficienti semplici accortezze come avere lenzuola e asciugamani puliti e mutandine post-partum. Se poi vogliamo che diventi un’esperienza ancora più coinvolgente, magari possiamo rifornirci di candele profumate, musica rilassante e preparare una vasca per partorire nell'acqua calda.
Mamma Chiara, decisamente più pragmatica, suggerisce un tappetino per accucciarsi corredato di telo da imbianchini per impermeabilizzare il pavimento! Non si sa mai…

Hai mai avuto paura che qualcosa potesse andar storto e dover correre in ospedale?
«Mi sono fidata del mio corpo e delle mie sensazioni» ricorda Chiara, «entri in una specie di trance e diventi tutt'uno con il tuo bimbo. Sono stata una vera… “animala”!»
«Si, ho avuto paura» svela Maira «ero terrorizzata dall'idea di dover andare in ospedale, sentire il travaglio rallentare e dover subire un parto medicalizzato. Per fortuna non c’è stato bisogno.»
«No, mai» risponde Sara, ormai diventata esperta in parti super veloci. «Credo che l’estrema velocità del mio parto, sia stata ancora più accelerata quando il mio compagno, a un certo punto, non vedendo arrivare le ostetriche che erano nel traffico di Firenze, mi disse: "ti porto all'ospedale". Ecco, credo che quella frase dentro di me, abbia fatto sì che le spinte iniziassero da sole. E alla velocità della luce ecco uscire la testolina di… Lujanta. Due spinte e via tra le mie braccia. Nel mio caso la velocità ha avuto preponderanza, ma l'accoglienza è stata comunque dolce, rispettosa, serena. Poi le ostetriche sono arrivate, abbiamo dato il tempo alla piccola di salutare sua "sorella" la placenta, di farla attaccare al seno e di conoscere i fratelli.»

Parlando con queste bellissime madri si percepisce quanta emozione ancora provino al solo ricordo di un’esperienza così. Alcune dicono che lo rifarebbero addirittura altre cento volte.
Le accomuna la certezza incrollabile che ognuno conosce i propri bisogni e che dentro si hanno già tutte le risposte ma che a volte manca solo il coraggio o la forza di affrontarli senza deleghe.

Per via del suo parto meraviglioso ma davvero costoso in termini economici, Sara ha deciso di pubblicare una serie di racconti dal titolo Parto e nasco in casa, i cui proventi vengono devoluti alle mamme che fanno questa scelta, ma che hanno bisogno di un sostegno economico.
«Il luogo del parto ideale è quello dove ci si sente più a proprio agio, protette, sostenute e sicure. Solo questo farà sì che la neocorteccia cerebrale che vuole sempre controllare tutto, si possa anche "spegnere" per lasciare campo libero al vero protagonista del parto.»
Il libro contribuisce quindi nell'informare, tramite la voce diretta delle mamme (e di qualche papà), della possibilità e dei vissuti di parti in casa per divulgarla sempre più, nel rispetto della libera scelta.
Link per l'ebook: http://amzn.to/2BJ5lGG
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Un grazie profondo a tutte le mamme citate per le loro testimonianze.
Elisa Staderini
www.esistenza.org


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