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L’effetto del NON

Perché a volte i bambini non obbediscono? Anzi, spesso fanno addirittura il contrario di quello che gli viene chiesto... Vediamo allora come la negazione influisce sulla comunicazione con loro. Scopriamo come fare la differenza! Di Elisa Staderini
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Non fare questo, non dire quello… E così via.
Noi genitori siamo bravi a proporre ai nostri figli una lista infinta di NO, nella serena convinzione che fin da piccini imparino a seguire le regole. Più tardi anche a scuola gli insegnanti utilizzano lo stesso comportamento: nell'aula di mio figlio in prima elementare spiccava un bel cartellone con scritto a lettere grandi: Non correre, Non urlare.
La mente è un favoloso strumento ma segue anch’essa delle regole. Una molto importante è che non riconosce il NO. Sembra pazzesco vero? Per dimostrarlo facciamo un gioco.

Adesso vi chiedo di non pensare ad un magnifico gatto.


Cosa è successo? Qualcuno avrà appena immaginato un gattone dal pelo lungo, oppure c’è chi l’ha percepito morbido e calduccio o chi invece ha sentito un miagolio nella propria testa.
Ho indovinato?
Ma io vi avevo detto chiaramente di NON pensarci! Perché l’avete fatto? Beh, perché la mente salta proprio quella parolina di negazione e si proietta in un’immagine o in una sensazione di ciò che segue.

Facciamo un altro esempio. Mio figlio adora correre come tutti i bambini, ma se voglio che mentre camminiamo mi rimanga accanto anziché allontanarsi, come posso fare?
Se gli dico “non correre” il suo pensiero andrà esattamente a una sana e bella corsetta. E indovinate cosa avrà voglia di fare all’improvviso! Ma se io gli dico “cammina accanto a me” ottengo senza nessuno sforzo ciò che voglio, perché indirizzo la sua mente al concetto di restarmi vicino.

Quando ci focalizziamo su ciò che NON vogliamo cosa succede? Beh, otterremo proprio quello!
Pensiamo a un bambino che durante una partita di calcio deve battere un rigore. È lì davanti alla porta un po’agitato, magari si sente il peso della responsabilità, forse da questo dipenderà l’esito finale. Potrebbe succedere che per darsi coraggio si ripeta nella testa: non devo sbagliare, non devo sbagliare … la sua mente in questo caso si concentrerà sulla parola “sbagliare”: indovinate cosa accadrà.
Ma se il piccolo calciatore, un momento prima di tirare, riuscisse a immaginare sé stesso mentre fa un bellissimo goal… allora sì, che ci saranno buone probabilità che quel pallone finisca in rete!

Quando ho scoperto l’effetto del NON la mia vita di genitore si è semplificata davvero tanto. È facile, magari all’inizio dovrete fare attenzione alle parole che usate con i bambini ma poi diventerà l'abitudine. Basta solo un po’ di pratica.

E. Staderini
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